samedi 15 février 2020

Amanda Lear a ruota libera


          Amanda Lear a ruota libera: i segreti a letto di Donald Trump e la mazzata a Morgan


Amanda Lear assedia la prima puntata de “L’Assedio”, il programma di Daria Bignardi su Canale Nove ripartito da ottimi ascolti: 366.000 spettatori per l’1,6% di share, +18% rispetto a un anno fa: “Ai tempi di Dalì ero depressa, mi drogavo, ma non quanto Morgan. La sua pittura non mi piaceva. La telefonata tra lui e Picasso? Parlarono di prostata! David Bowie non si struccava mai e mi sporcava le lenzuola. Donald Trump si eccitava con la mia musica. Sono finita nuda in ascensore con Anna Wintour. Ero ricca, ma i ragazzi giovani costano! Ho negato un selfie: la signora era abituata a essere brutta, io no!”



La vita di Amanda Lear è fantasmagorica e ipnotica come un quadro del suo mentore Salvator Dalì. A "L'Assedio", indossa una maglia trasparente con i ricami sul seno nudo e regala allegria fin dall’ingresso in studio: “Questa è una canzone di Baustelle, mi volevano in un loro video, ma ho chiesto troppo e quindi niente! Se ho guadagnato molti soldi? Sì e li ho spesi TUT-TI. Mi dicono ‘non metti soldi da parte per quando sarai vecchia? Ma non sarò mai vecchia!!! Dove li metto? In shopping, pensi che se compri una borsa ti passa la depressione e invece no. Hai solo una borsa in più”. Daria Bignardi, come tutti noi, è affascinata dall’artista e stupita: “Ma come depressa?” e Amanda Lear: “Ah con Dalì ero molto depressa, mi drogavo pure… non come Morgan.. però… Cosa trovavo deprimente? Ero a Londra, giovani, volevamo cambiare il mondo e ci credevo, la depressione era dovuta alla constatazione che non ci riuscivamo”.



Sull’ultima sfilata di Jean Paul Gautier rivela :”Mi voleva a tutti i costi perché avevo le gambe più belle del mondo. Gli dissi che doveva farmi un vestito che copriva la pancia, non ho più l’età per sfilare e lui mi fece una specie di sacco tutto paillettato e mi fece uscire in braccio a due boys, ma la gente pensò ‘uh poverina, non può più camminare! Ma il vestito era talmente corto che si vedevano le mutande! Subito dopo nel backstage, mi spoglio e resto in mutande e tette nude, mi infilo di corsa nell’ascensore per andare in camerino, mi volto e vedo Anna Wintour, la direttrice di Vogue famosa per voler prendere l’ascensore da sola”. La Lear dà vita a uno sketch esilarante per raccontare il momento imbarazzante, si porta le mani sul seno e dice: “Ecco io ero così e in mutande, le chiesi scusa e lei mi disse di non preoccuparmi e che le ero piaciuta. Terribile”. Amanda è un meme vivente: “La musica disco? Mi obbligavano le case discografiche. Tomorrow la odio, era un tormentone, gne-gne, ma ha pagato l’affitto per tanti anni! Sono grata a David Bowie perché mi ha spinto a cantare però non era il mio tipo di uomo. Magrolino, inglese, senza sopracciglia, truccato più di me, di notte non si struccava e mi sporcava tutto il letto”.



Inevitabile parlare di Salvator Dalì: “So che in Spagna stanno facendo un film, sullo schermo c’è una con una parrucca bionda che fa me, ma non sono ancora morta!!! La telefonata tra Dalì e Picasso? Eravamo insieme a Cannes, era febbraio, ci annoiavamo e disse ‘chiamiamo Picasso’, io fui felice perché mi piaceva la pittura di Picasso e non quella di Dalì” e la Bignardi: “Non ti piaceva Dalì?”, “No, no mai! Allora lo chiama, Picasso gli chiede se è con la moglie Gala e lui risponde ‘no, sono con Amanda, questa ragazza mi fa compagnia. Sono ancora sposato con Gala, ma c’è anche Amanda, poi ti spiego. E Picasso comincia ‘ah, uhm, ma ti tira ancora?!’” e io pensai: “Sto ascoltando due geni della pittura e invece di parlare di Andy Warhol, parlavano dei loro problemi di prostata, due vecchietti rincoglioniti…”. Di aneddoto in aneddoto, Daria Bignardi tocca l’argomento Donald Trump e la Lear non delude: “Sì, incontrai l’ex moglie Ivana e mi disse che la mia voce lo eccitava, ascoltava la mia musica mentre faceva sesso. E’ incredibile che possa essere rieletto con tutto quello che ha combinato”.



Amanda Lear preferisce vivere in Francia perché si è affermata come attrice di teatro e nel tempo libero fa i cruciverba, dipinge, raccoglie olive e fa l’olio: “Una vita completamente diversa da quella mondana di anni fa. Sono felicissima. Ho avuto una vita straordinaria, ho girato tutto il mondo, ho venduto 28 milioni di dischi” e la Bignardi: “Sei ricchissima allora”, “Ero! Mi sono innamorata di tanti ragazzi che costano… eeeh se costano… quando sono innamorata sono molto generosa. Io non ho mai cercato i ragazzi, sono loro che vengono da me, c’è il fenomeno della gerontofilia… evidentemente non sono da buttare, mi fa piacere. E’ importante per una donna sentirsi seducente, ma a che serve essere bella dentro, se poi non entra dentro nessuno?”. La Bignardi le chiede l’età: “Si è convenuto che tu ne abbia 80, ma mi sembra impossibile”, “E’ impossibile infatti. Io vedo il mio corpo, i giornalisti possono scrivere quello che vogliono, ca**i loro, non mi interessa. Il mio genere sessuale? Quarant’anni fa faceva notizia, oggi no. E’ trasgressivo chi si sposa in chiesa” dice semiseria la Lear. Chiusura boom: “In Italia tutti cercano di diventare personaggio, io invece ho una vita molto tranquilla, vado al supermercato, faccio la spesa, l’altro giorno una signora si avvicina e mi chiede un selfie, io le dico no perché non ero truccata ed ero brutta e lei mi fa ‘fa niente, anch’io sono brutta’ e io ‘va beh.. tu sei abituata! Mi salva l’ironia: mai prendersi sul serio”. “Sei proprio Amanda da amare” chiude estasiata Daria Bignardi.

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Le dîner idéal d'Amanda Lear

Point de Vue vous invite à la table d'une personnalité.
Cette semaine, la muse et artiste éclectique Amanda Lear, nous livre les secrets de son dîner parfait !


                         Quel est le nombre d'invités idéal ?

Pas plus de cinq invités et surtout pas de couples, trop ennuyeux!

                           Le style: plutôt informel ou chic ?

Totalement informel! Comme je ne cuisine pas beaucoup, j'aime l'idée de réunir quelques amis dans un bistrot sympa ou même un chinois.

                            De la musique en fond sonore ?

Surtout pas, cela risquerait de couvrir les voix.

Amanda Lear et Salvador Dalí chez Maxim's, lieu emblématique de l'Art nouveau et rendez-vous incontournable de nombreuses célébrités internationales. © Collection particulière Amanda Lear

Un exemple de menu ?

Pour commencer, je ne me lasse jamais d'une entrée fraîcheur à base de salade, saumon et crudités. En plat de résistance, j'aime tout ce qui est copieux et généreux, si possible traditionnel. Pas de fromage, mais un dessert délicieux et gourmand. Des vins variés à volonté, du champagne pour fêter un anniversaire, et un limoncello pour la digestion. À ces préoccupations, vient s'ajouter ma vie d'oléicultrice...! J'ai en effet une trentaine d'oliviers chez moi, dans la vallée des Baux de Provence, dont je récolte les olives début novembre, avant de les porter au Moulin de Maussane où je croisais souvent mon voisin Charles Aznavour. La coopérative me donne ensuite quelques bouteilles d'huile d'olive pour ma consommation personnelle... un vrai plaisir!

Muse, top model, chanteuse et comédienne… Amanda Lear a rencontré tout ce que le XXe et XXIe siècle naissant auront compté d'artistes charismatiques et influents. La voici à New York avec Andy Warhol au restaurant Le Cirque. © Collection particulière Amanda Lear​

Éclairage électrique ou à la bougie ?

Des bougies toujours, ou bien des petites lampes Maxim's à abat-jours rosés. Jamais d'éclairage plafond, c'est horrible! Les lumières doivent être tamisées et flatteuses pour les dames...

Un thème ou une couleur pour la décoration de table ?

Des fleurs au centre de la table, si possible aux couleurs joyeuses et aucune œuvre d'art. Selon moi, on doit pourvoir se concentrer à l'essentiel: le dîner et la conversation.

Une idée pour un cadeau d’assiette ?

Sous chaque serviette un CD comme petit cadeau, un des miens ou d'une autre artiste, mais plutôt un des miens... ;)

Déjeuner à Cadaqués avec Kirk Douglas à l'été 1971. © Collection particulière Amanda Lear

Le dîner le plus mémorable auquel vous ayez assisté ?

Salvador Dalí m'emmenait souvent à des dîners mondains étonnants, parfois trop ennuyeux à mon goût. J'ai assisté à beaucoup de dîners mémorables avec Alexis de Rédé, Marie-Laure de Noailles, Louise Vilmorin et André Malraux... Il me revient une soirée particulièrement fascinante donnée par les Rothschild à Ferrieres: le Bal Surréaliste. Il y avait des vedettes, des stars, des têtes couronnées, c'était absolument exceptionnel et extravagant. Je me souviens aussi d'un soir avec Rainier III et la princesse Grace à Nice. Dalí embarquait le lendemain pour New York, et il y avait eu cette rencontre décontractée, totalement privée de protocole dans un salon du Negresco. Rainier riait énormément aux élucubrations de Dalí, tandis que nous conversions avec Grace, une occasion pour elle de se confier sur le Hollywood qu'elle avait connu. Connaissant le goût du prince pour les animaux, les fauves en particulier, Dalí avait emmené ses deux ocelots, Babou et Bouba pour les lui montrer. Une soirée merveilleuse, rien que le prince Rainier, Grace, Dalí et moi...

Les sujets de conversation à éviter ?

Bien sûr, il faut éviter la religion. On évite d'ailleurs tous sujets qui risqueraient de gâcher l'esprit convivial du dîner.

Le pire voisin de table que vous n’ayez jamais eu ?

Une fois, Dalí m'a emmenée dîner chez Coco Chanel. Elle n'a pas arrêté de parler à toute vitesse, si bien qu'on ne pouvait pas placer un mot. À cela, elle n'a cessé de tout critiquer, la mode, la mini-jupe... c'était très désagréable.

Avec qui rêveriez-vous de dîner ?

J'aimerai dîner avec un invité cultivé, fascinant, qui sache me raconter de savoureuses anecdotes. Ou alors partager un bon repas avec un grand artiste comme Léonard de Vinci, Mozart, Orson Welles ou Hitchcock...

Amanda avec Yul Brynner au Train Bleu. Dalí adorait le décor baroque de ce restaurant emblématique de la gare de Lyon et y donnait souvent des dîners. © Collection particulière Amanda Lear


La règle numéro un d'un bon hôte ?

C'est un savant mélange. Pour moi, un bon hôte doit savoir mettre ses invités à l'aise, avoir l'art et la manière d'effacer le côté guindé lorsque les invités ne se connaissent pas. Il ne doit pas manquer de surveiller les conversations afin qu'aucune des discussions ne dérive vers des sujets trop délicats ou embarrassants... Enfin, avoir l'intelligence de mettre en valeur chacun de ses invités, leur donner de l'importance en vantant leurs qualités ou leur travail. Et relancer la conversation dès qu'un "ange passe", un silence bien souvent gênant...