samedi 20 novembre 2021

Amanda Lear : « Quand Dalí m’a rencontrée, il m’a dit que j’avais la plus belle tête de mort qu’il ait jamais vue ! »

Amanda Lear : « Quand Dalí m’a rencontrée, il m’a dit que j’avais la plus belle tête de mort qu’il ait jamais vue ! »

Celle qui fut la muse de l’artiste dans les années 1970 à Cadaqués interprète, dans « Tuberose », des classiques inattendus de la chanson française. Et se souvient de ses étés auprès du peintre.

Amanda Lear et Dalí, assis sur ce sofa qu’il avait dessiné dans les années 1930, inspiré de la forme des lèvres de Mae West. AMANDA LEAR

« “Les piscines, c’est pour les touristes hollandais ! Nous, les Espagnols, on se baigne dans la mer. Il nous faut de l’eau salée, une crique et des oursins.” Voilà ce que m’a dit Dalí [1904 - 1989] quand je suis arrivée à Cadaqués, où cette photo a été prise. C’était en 1970. Je lui tenais compagnie quand sa femme, Gala, partait se balader en Italie ou en Grèce. Soulagée que quelqu’un prenne sa place, elle me laissait les clefs de la maison, et me disait : “Surveillez qu’il ne se casse pas la gueule et qu’il prenne bien ses médicaments.” Tous les après-midi, je le regardais peindre en lui lisant Huysmans ou le marquis de Sade. Le soir, j’allais courir dans le village avec des garçons aux cheveux longs.

« A l’époque, toute la gauche intello de Barcelone passait ses week-ends à Cadaqués. Ils détestaient Dalí, qui était un vendu, un traître, un riche qui avait fait carrière en Amérique, et se baladait avec sa Cadillac et son chauffeur dans ce petit village de pêcheurs. »

Un jour, il a cédé à mon caprice de piscine. Mais pour ne pas faire comme tout le monde, il a fait creuser un bassin long de 10 mètres, en forme de zigounette avec deux testicules. Le fond, protégé par une plaque de verre, était recouvert d’oursins, et on avait de l’eau jusqu’au nombril. Bref, le but n’était pas du tout d’y nager ! Sur la photo, il est assis sur ce sofa qu’il avait dessiné dans les années 1930, inspiré de la forme des lèvres de Mae West. Il était tombé fou amoureux d’une publicité pour les pneus Pirelli, qu’il avait vue au bord de l’autoroute en arrivant de Barcelone. Il trouvait ça tellement pop ! A l’époque, toute la gauche intello de Barcelone passait ses week-ends à Cadaqués. Ils détestaient Dalí, qui était un vendu, un traître, un riche qui avait fait carrière en Amérique, et se baladait avec sa Cadillac et son chauffeur dans ce petit village de pêcheurs.

Je suis tellement maigrichonne sur la photo ! Je dois peser 45 kilos. J’étais mannequin, et à l’époque, on cherchait des filles très maigres, ce que Dalí adorait. Quand il m’a rencontrée, la première fois, il m’a dit que j’avais la plus belle tête de mort qu’il ait jamais vue ! Lui est déguisé, comme d’habitude. Avec la canne et les moustaches… Il appliquait une cire chaque matin pour leur donner leur forme, et comme il était très vaniteux et qu’en vieillissant, sa moustache grisonnait, il m’empruntait mon crayon pour les yeux pour la maquiller en noir. Le soir, il m’embrassait sur le front et me collait l’empreinte de ses deux moustaches !


Notre compagnonnage a duré ainsi plusieurs années, jusqu’au jour où je me suis mise à chanter. Il trouvait ça vulgaire pour une femme intelligente et cultivée de monter sur scène et de se donner en spectacle. Il aurait préféré que j’épouse un grand d’Espagne, homosexuel de préférence, et que je vive dans un palais à Séville. Mais ce n’était ni mon genre ni mon ambition. »

Tuberose, d’Amanda Lear, BoomLover/MCA/Universal, 16,99 €.

Direct Link from lemonde.fr Par Clémentine Goldszal....Click ! ....

Verissimo, Amanda Lear e la confessione su Miguel Bosè: "Ha perso la verginità con me a 17 anni"

 “Gli ho lasciato un bel ricordo!”. Amanda Lear, ospite di “Verissimo”, conferma le dichiarazioni scioccanti rilasciate da Miguel Bosé. Ma cosa è successo? L’incontro tra la musa di Salvador Dalì e il cantante risale a molti anni fa. Bosé ha rivelato alla giornalista Nuria Roca di aver perso la verginità a 17 anni con Amanda Lear a casa del celebre pittore che non solo ne sarebbe stato al corrente, ma lo avrebbe pianificato con il padre, il torero Dominguín che temeva il figlio fosse omosessuale.

L’artista italo spagnolo ha raccontato: “Penso che abbiano potuto architettarlo perché mio padre non vedeva l'ora che io fossi iniziato al sesso per gareggiare con lui nel conquistare le altre donne. Da allora, io e Amanda continuiamo tutt'oggi a vivere un'enorme fratellanza e complicità” e ancora: “Mio padre voleva che fossi un uomo come Dio comanda: un ’macho’, un cacciatore, un donnaiolo. Io ero di carattere più lombardo, più sensibile. Mia madre gli chiese quale fosse il problema se leggevo molto e la risposta fu: che il bimbo sarà gay, Lucia! Di sicuro!”.

Ebbene l’episodio indiscreto e privatissimo trova oggi conferma nelle parole della controparte. Amanda Lear ha ribadito a Silvia Toffanin, conduttrice del programma di interviste su Canale5, che ha detto la verità. “Non capisco perché Miguel abbia raccontato questa cosa, ma si vede che gli ho lasciato un bel ricordo!” ha ammesso candidamente con la sua tipica risata. E ha aggiunto altri dettagli: “Lui era il figlio del grande torero Dominguín, era un conquistatore ed era preoccupato che Miguel fosse troppo delicato, dolce. Era molto amico di Salvador Dalì e veniva spesso ospite a Cadaqués. Un’estate il padre me lo buttò praticamente tra le braccia. Io e Miguel siamo andati a fare una passeggiata ed è successo”.

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Amanda Lear: «La prima volta di Miguel Bosé? Suo padre me lo buttò tra le braccia»

 Amanda Lear replica in tv all’ormai incontenibile Miguel Bosé. Il cantante e ballerino, 65 anni, dopo anni di silenzioso riserbo sulla sua vita privata, da qualche tempo sembra non aver voglia di parlare d’altro. Nei giorni scorsi i contenuti della sua intervista alla rete televisiva «La Sexta», al quale ha dichiarato che «il Covid non esiste» e confessato di aver fatto da giovane un sostanzioso u so di droghe , hanno fatto il giro del mondo. Ora al centro dei gossip c’è il suo memoir pubblicato in Spagna, «El hijo del Capitán Trueno» (Il figlio di capitan tuono, ed. Espasa) nel quale, dopo aver rivelato che i suoi genitori, l’attrice Lucia Bosé e il torero «tombeur de femme» Luis Miguel Dominguín, «erano dei mostri», rivela di aver perso la verginità niente meno che con Amanda Lear.


Il cantante spagnolo ha rivelato che l’incontro con la musa di Salvador Dalì è stato pianificato da suo padre, Luis Miguel Dominguín. Il più famoso torero di sempre desiderava che il figlio fosse come lui, conosciuto per essere un irresistibile rubacuori (Lucia Bosé, madre di Miguel, rivelò che il loro era «un matrimonio molto affollato». Lo disse anche Lady D del suo, ma lì erano «solo» in tre. La diva spagnola raccontò che, dopo essere stato a letto con Ava Gardner, il marito l’aveva salutata dicendo: «Scusa, devo andare a raccontarlo agli amici»). Quindi predispose un piano per scongiurare il «rischio» che Miguel potesse essere gay, e affidò alla Lear il compito di sedurre Miguelito.


La Lear, ha ripercorso i fatti con Silvia Toffanin nella puntata di «Verissimo» che andrà in onda domani, domenica 21 novembre, confermando di avere avuto l’incontro con Bosé — e confessando di essere decisamente sorpresa del fatto che lui lo abbia reso pubblico. «Non capisco perché Miguel abbia raccontato questa cosa privata, si vede che gli ho lasciato un bel ricordo». E ha aggiunto: «Lui era il figlio del grande torero Dominguín, che era un grande conquistatore ed era preoccupato che Miguel fosse troppo delicato, dolce. Lui veniva spesso ospite da Salvador Dalì nella sua villa a Cadaqués, in Catalogna, e un’estate Luis me lo ha buttato praticamente tra le braccia. Io e Miguel siamo andati a fare una passeggiata, ed è successo».

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Amanda Lear: «Così rimetto in discussione me stessa, torno a cantare e seguo ancora quell’insegnamento prezioso di Salvador Dalì»

 Amanda Lear è da sempre una  showgirl tra le più amate del panorama internazionale, icona di stile capace di inventare un’architettura artistica intorno alle sue esibizioni che la vedono spaziare dalla musica alla pittura, dal teatro alla televisione attraversando le epoche senza sentirne l’influenza e restando sempre moderna perché scollegata dalle mode e dalle tendenze effimere. Amanda, musa bionda di Salvador Dalì è una donna libera, autoironica, volitiva e padrona del proprio destino che ha scelto l’arte per raccontare la realtà da tutti i suoi lati, non solo un senso orizzontale e verticale, attraverso una decostruzione figurativa e personale che fa della propria vita un’opera d’arte estranea ai confini di genere e affine ad una certa art de vivre all’insegna della poliedricità e lo star bene nella propria pelle. Oggi Amanda è tornata al suo primo amore, la musica, con un nuovo album in francese in uscita nell’autunno del 2021 ed il  singolo “More” ed un videoclip con Amanda che recita all’interno dei suoi dipinti sceneggiato da Thibault Guérin. Il risultato è un raro progetto SoundVision che può essere considerato un quadro musicale. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro salotto Amanda Lear e di parlare con lei di arte e di musica e di sens de la vie in questa Intervista Esclusiva ricca di aneddoti da leggere e da ascoltare anche sul nostro Podcast.

Ciao Amanda, recentemente sei stata protagonista de “La canzone segreta” su Rai1; era da molto tempo che mancavi dall’Italia…


«Finalmente son potuta tornare in Italia e per me è stata una gioia immensa. Poter ritornare a fare il mio lavoro è stato liberatorio. Era quasi un anno che non frequentavo l’Italia e mi mancava molto. Ne ho approfittato, sono andata a Roma a fare shopping e a cenare al ristorante, cosa che oggi è davvero un lusso. In Francia le restrizioni sono più severe e mi manca la normalità di poter andare al bar o al teatro».

Sei tornata anche alla musica con un nuovo singolo ed un nuovo progetto musicale.


«Ho avuto un anno di tempo…ho deciso di far fruttare il tempo trascorso in reclusione, riflettendo su un mio possibile ritorno. I fans tedeschi, italiani e francesi dopo il mio ritiro dalle scene richiedevano a gran voce un mio ritorno ed io ho deciso di seguire questa strada con la rinnovata voglia di rimettermi in gioco».

La tua è una rinascita artistica che depone la dance per delle atmosfere più raffinate…Com’è avvenuto questo cambiamento?


«Sai, ho pensato che non era possibile andare avanti, alla mia età, con un repertorio da disco club…avevo necessità di realizzare qualcosa di diverso dal passato. Sono diventata la regina della disco music in maniera completamente inaspettata, oggi i tempi però sono cambiati ed è il momento giusto per cantare delle canzoni con delle melodie belle e dei testi intelligenti. Ho ricercato una serie di pezzi di grandi classici francesi e li ho reinterpretati a modo mio, emozionandomi rimettendo in discussione me stessa seguendo ciò che la vita mi offre. Salvador Dalì chiamava questo processo “paranoia critica”, un’analisi continua della quotidianità, un metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’associazione interpretativo-critica dei fenomeni anche deliranti. Il filosofo Jung diceva che non esiste la casualità, esiste la sincronicità, ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde».

Qual è stato il caso che ti ha avvicinato alla musica d’autore francese?


«Ero a Sanremo l’anno scorso per un talent della Rai e una notte in albergo ho ascoltato le note di un pianista che suonava nella hall completamente solo…Era melanconico ed affasciante e io ne sono stata subito attratta. Suonava un brano di Riz Ortolani, per pura casualità ho collaborato con lui molti anni fa…La canzone che suonava si chiamava “More” ed io ho deciso di inciderla. Nel videoclip ho scelto di cantarla facendo prendere vita i miei quadri come in Mary Poppins della Disney…Questo brano a Parigi è stato un grande successo, mi ha fatto molto piacere ritornare con qualcosa di diverso».

A proposito di casualità ad avvicinarti alla musica fu il celebre David Bowie…


«A quei tempi mi trovavo a Londra, sempre follemente innamorata dei chitarristi.  frequentavo Brian Ferry uno dei più rilevanti rappresentanti del dandismo degli anni settanta e fu lui a volermi inserire sulla copertina dell’album dei Roxy Music, gruppo glam rock britannico in cui c’era anche Bowie. Dopo questa fotografia David si innamorò della foto e poi abbiamo iniziato a frequentarci…L’ho seguito per un paio d’anni ma poi mi accorsi che si drogava troppo e ci siamo lasciati. Però posso dirti che è stato il primo a credere in me e a propormi di cantare. Io ero solo una modella, lui mi mise sotto contratto con il suo manager e mi pagava le lezioni di canto…ero diventata una della loro scuderia. Il singolo non uscì mai ma mi lanciò in un mondo nuovo. Prima di allora nessuno aveva potuto pensare che Amanda Lear poteva vendere dei dischi, nella mia vita accade tutto per caso».

Anche la pittura è stata una fortunata coincidenza?


«Ho studiato all’Accademia delle belle Arti ed ho sempre amato la pittura ma non mi sarei mai aspettata che una sera in una sfilata di moda con Paco Rabanne avrei potuto conoscere Salvador Dalì che tra una corte di fans mi ha notata. All’inizio lo ritenevo antipatico, non mi piaceva la sua pittura, preferivo Picasso e De Chirico. Invece poi è nata una grande storia d’amore e di amicizia. Sono stata con lui per sedici anni, ho vissuto con lui per molto tempo e lo accompagnavo in giro per il mondo…Lui però preferiva che non cantassi, mi vedeva come una principessa, non voleva che andassi nei salotti tv».

Nel mondo dello spettacolo tu hai invece avuto un successo trasversale in Inghilterra, Francia, Italia…come hai vissuto queste culture così differenti?


«Mi piace molto viaggiare, non temo l’aereo, sono andata in Giappone, in Cile e al Festival Vina del mar. Ho capito da subito l’importanza di farsi conoscere in televisione e nello show bitz, non mi reputo una grande cantante ma ho immaginato un personaggio, Amanda Lear, che avesse un visuale molto marcato costruito con un look  e delle movenze ricercate. Ti confesso che per un periodo il personaggio mi ha soffocata, tutti volevano Amanda Lear. Questo mestiere ti pone ad un livello di schizofrenia in cui il tuo personaggio pubblico diventa troppo invadente».

Amanda contro Amanda, come trovavi il modo di riequilibrare te stessa?


«Spesso staccavo del tutto, tornavo a casa per vivere struccata, per ritrovare una vita privata…ma non è stato semplice».

Il personaggio Amanda Lear è stato un simbolo di liberazione anche sessuale…oggi i tabù sono stati tutti abbattuti?


«Ancora il sesso e la differenza di genere fa discutere…Quest’anno i Maneskin mi avevano chiesto di collaborare con loro, sono molto affini a quello che ero io da giovane questo accade anche con Achille Lauro…ciò che penso che però bisogna stare attenti a non riproporre ciò che è stato già realizzato anni fa. Renato Zero è unico perchè è stato il primo a rompere alcuni muri. Mi piace lavorare con i giovani e trovare collaborazioni ma devono essere progetti realmente innovativi. Sembra che tutto si ripeti, non c’è grande novità nemmeno nella moda. Il glam rock non è una novità il rap americano si, però anche su questo ho qualcosa da dire».

Cioè?


«Ci sono troppi italiani che copiano la cultura trap americana e mi fa male vedere che l’Italia che è la culla dell’arte della musica si deve rifare a modelli che non gli appartengono. Perché scimmiottare gli americani?».


Tu come hai conquistato il pubblico italiano?


«La disco music era tedesca, io ero prodotta da un’etichetta di Monaco di Baviera e il primo a credere a me in Italia fu Pippo Baudo che voleva proporre al pubblico qualcosa di diverso. Immediatamente ho fatto scalpore pur non avendo un fisico morbido che era nello standard italiano. A quel tempo le discoteche mi hanno subito eletto come regina della disco. Qualche anno dopo mi sono messa in discussione attraverso l’eleganza della parola con la conduzione di alcuni programmi…ho cercato di essere sempre me stessa, con tutta l’ironia che mi caratterizza. Oggi sono molto soddisfatta nell’avere un pubblico femminile che mi segue e mi ama perchè non ho peli sulla lingua e non mi sono mai accontentata di essere un’oca».

Qualche tempo fa hai anche condotto un programma sulla chirurgia estetica oggi sei favorevole o contraria al chirurgo plastico?


«Il look e l’immagine è diventato importante oggi più di ieri. Tutti vogliono apparire belli sulle foto dei social e si inseguono modelli sbagliati. Oggi credo che l’importante sia l’essere, ma se qualcuno non si sente a suo agio è giusto intervenire. Io oggi più che di chirurgia sogno un programma che parli di arte e di cultura ma la tv italiana non mi ha sfruttato come poteva…pur avendo un vissuto molto importante».

Nel suo caso la bellezza è uno svantaggio?


«Io non voglio pensare a questo, nella vita l’importante è avere carisma non assomigliare ad un modello prestabilito. Saper parlare non solo apparire bene…cosa rimane dopo l’immagine se non hai un contenuto importante da proporre?… Oggi che il mondo è cambiato dovremo imparare a guardare oltre».

Il mondo è cambiato ed abbiamo avuto tutti tempo di ripensare a noi stessi…Tu cosa hai scoperto di Amanda Lear?


«Vedendo il bicchiere mezzo pieno Il lockdown è stato anche una benedizione, personalmente adoro stare da sola, in maniera quasi antisociale perché nel mio mestiere sono sempre circondata da gente, quindi ci sono momenti in cui preferisco stare con i miei gatti e la mia pittura in totale relax. Dopo qualche settimana però ho avvertito la necessità di uscire di casa, di parlare con gli amici e di vivere. Ogni tanto serve riflettere sul tuo percorso e sulla vita ed è importante. Bisogna accettare che siamo nati da soli e che la solitudine è una condizione umana naturale…».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Amanda Lear, quali sono le tue speranze e le tue paure?


«Per il Domani voglio essere ottimista, credo nel genio umano, in meno di un anno siamo stati capaci di trovare un vaccino e credo che con impegno potremo sconfiggere in futuro tutti i problemi piccoli e grandi che ci attanagliano. Bisogna avere fiducia, Charlie Chaplin cantava: “Smile, though your heart is aching” ed io ci credo e sorrido».

Direct Link from Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite Click !


lundi 1 novembre 2021

Amanda Lear en interview : " Tout le monde fait du disco, quel manque d'originalité "

 Elle avait tout arrêté. Mais Amanda Lear est finalement de retour avec l'album "Tuberose", pour la première fois en français, et la pièce "Qu'est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford ?" avec Michel Fau. Avec son humour légendaire et l'art de la punchline qui la caractérise, l'artiste se confie sur son disque, donne son avis sur le revival du disco, évoque son envie de montrer une facette plus dramatique de son personnage et amorce la fin de sa carrière.


Vous venez de sortir votre nouvel album "Tuberose" en français, et qui comprend aussi la chanson "I Wish You Love" que vous interprétez dans la pièce "Qu'est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford ?" avec Michel Fau...

Au début, on ne devait pas chanter, c'est une pièce de théâtre quoi... Michel Fau a eu l'idée de me faire chanter en live. Ce que je ne voulais pas faire ! Mais bon, comme c'est un truc de mon nouvel album, je me suis dit autant le mettre. C'est la chanson de Trenet, "Que reste-il de nos amours", en anglais. C'est mon 20ème album quand même...


Comment l'idée de ce disque de reprises de chansons françaises a germé dans votre esprit ?

Tout a démarré parce qu'il y a deux ans, Alexis Michalik, qui est formidable, m'a écrit une très jolie chanson en français, "La rumeur". Quand j'ai chanté ça, c'était quelque chose que je n'avais fait. J'adore les chanteurs à textes comme Gréco, Gainsbourg, Barbara... Moi je n'avais fait que du disco, boom boom boom. On m'a dit : "Mais pourquoi tu ne fais pas un album en français ?" Tout de suite, je répondais : "Mais parce que je suis connue dans le monde entier comme chanteuse disco !"

« A l'époque, tout le monde était la Reine du disco ! »

Dans une précédente interview, vous disiez que vous aviez été forcée de continuer à faire du disco à l'époque...

Oui, il n'était pas question de changer de style ! Vous savez, quand vous êtes sous contrat... Comme tous les artistes, j'ai eu envie d'évoluer, de faire du rock. On me disait : "Ah non non, il faut continuer dans la même lignée, tu vends du disco, t'es la Reine disco". A l'époque, tout le monde était la Reine du disco ! Grace Jones, Diana Ross... Même Karen Cheryl en a fait, c'est vous dire ! N'importe qui faisait du disco et on disait "Queen of disco". (Elle lève les yeux au ciel)

Vous n'aimiez pas du tout ça ?

Non ! C'était la musique qui marchait. C'était les Bee Gees, "La fièvre du samedi soir", alors forcément, tout le monde s'y est mis. Je me suis dit que ça allait durer trois ans et qu'on n'en parlerait plus. Ça fait 40 ans !


Oui, le disco revient en force actuellement !

40 ans après, ils sont encore tous en train de tortiller du cul dans les discothèques. Ils s'y mettent tous : Madonna, Beyoncé, Sheila... Peut-être que les gens ont envie de danser mais moi, mon goût ça a toujours été pour les chanteuses à voix, avec des textes magnifiques qui font passer des émotions. On s'est dit qu'on allait faire un hommage à tous ces grands auteurs français. Quand on reprend des titres en français c'est toujours "Ne me quitte pas" ou "La vie en rose". On n'en peut plus ! Là, on est allé chercher ailleurs, "Strip tease" de Gainsbourg, personne ne s'en rappelle. Je chante Bashung, Dutronc, Moustaki, Doré... On ne s'attendait pas à ce que je reprenne des trucs comme ça ! "Que reste-il de nos amours", elle a tellement été rabâchée par tout le monde que j'ai voulu la faire en anglais et du coup, elle est un peu plus optimiste.




Oui, car tout au long de l'album, vous chantez "Ma solitude", "La mélancolie", "Il pleure dans mon coeur"...

Dans l'ensemble, c'est vrai que la couleur de l'album est un peu mélancolique. C'est peut-être la faute au confinement, on a eu le temps de réfléchir. Où est-ce qu'on va ? Est-ce qu'il n'est pas temps de tourner la page ? Ça m'a fait réfléchir. Donc, je me suis dit : "Pourquoi pas essayer de faire quelque chose d'un peu plus grave ?" On m'a dit que mes fans disco allaient être déçus. Mais, maintenant, mes fans disco au lieu de les croiser en discothèque, je les croise à la pharmacie, au rayon arthrose. (Rires) Pareil au théâtre, après avoir joué des tas de pièces rigolotes, j'avais envie de faire quelque chose d'un peu plus tragique. Les gens sont étonnés de me voir, pathétique, mourante, alcoolo, enlaidie avec cette perruque brune sur scène. Et ça, ça me fait plaisir, j'aime bien surprendre. Michel Fau m'a demandé de mourir comme Marion Cotillard, vous voyez le genre ! (Elle éclate de rire)

« Si on veut durer, il faut se renouveler »

Ça vous fait jubiler de surprendre le public ?

J'ai horreur de me répéter. Personnellement, je me fatigue très vite : aller au même resto, mettre la même robe, sortir avec le même mec, ça me gonfle. Et je me suis dit que peut-être, un beau matin, les gens allaient en avoir marre de me voir à la télé, coiffée pareil, à sortir les mêmes vannes. Si on veut durer, il faut se renouveler. On m'a toujours dit qu'une carrière durait trois ans : pendant trois ans, vous avez tout juste, le look qu'il faut, la chanson qu'il faut. Les 2be3 ont duré 3 ans, Ophélie Winter 3 ans aussi... Après, fini ! Il faut se renouveler. C'est d'ailleurs la qualité première de Madonna de chercher à se renouveler tout le temps. En piquant à droite à gauche certes, mais elle se renouvelle. Moi je l'ai fait en chantant, en passant au théâtre, en animant des shows télé... C'est important ! C'est risqué aussi, vous pouvez vous casser la gueule.

C'est justement ce que j'allais vous dire car, à l'heure où beaucoup font du disco, vous qui en avez toujours fait vous sortez finalement un album de reprises de variété française...

Eh oui ! Je pense qu'il faut aller à contre courant. Tout le monde en fait du disco ! A mon avis, ça démontre un peu un manque de créativité, je vous avouerais. Comme ça marche, on en fait... Je trouve qu'au bout d'un moment, non. Par exemple, Lady Gaga est une excellente chanteuse, elle est formidable. Elle a un goût de chiotte, elle s'habille comme un pied mais c'est une excellente chanteuse. En revanche, Madonna ce n'est pas une chanteuse. C'est une showgirl, je l'ai vue mille fois sur scène, elle est formidable mais ce n'est pas une chanteuse. Madonna, il faudrait qu'elle arrête de mettre des bas résilles et montrer son cul, qu'elle se mette devant un micro et qu'elle chante.

« Kylie Minogue, Rihanna et Beyoncé ce sont mes filles »

Comme ce que fait Lady Gaga avec sa résidence "Jazz & Piano" à Vegas ?

C'est ce qu'on attend ! Nous, les chanteuses ça se passe là. (Elle montre sa gorge) Ce n'est pas parce qu'on tortille du cul et qu'on a des gros seins... Quand je suis arrivée, il y avait Nana Mouskouri et Juliette Gréco dans la chanson. Comme je n'avais pas une voix extraordinaire, j'ai très bien compris que si je voulais conquérir un public il fallait que je m'entoure de choses plus visuelles. J'étais la première à prendre des boys magnifiques et musclés qui dansaient autour de moi. C'était nouveau. Mais elles s'y sont toutes mises ! Maintenant, un spectacle c'est 10.000 danseurs à poil, autour d'une bonne femme qui a des extensions qui volent avec un ventilateur... La chanson on s'en fout complètement, personne l'écoute. De toute façon, c'est tout en playback.

Vous exagérez !

Non mais ce sont mes filles tout ça : Kylie Minogue, Beyoncé, Rihanna... Elles font ce que je faisais il y a 40 ans. C'est très bien mais je me suis fatiguée de voir toutes ces excellentes artistes. Mais la chanteuse pour moi, c'est devant un micro, c'est Piaf. J'ai envie de revenir à ça, avec beaucoup de classe, avec un piano et une guitare, de chanter près du micro, de faire quelque chose de très confidentiel, de jouer avec ma voix, avec juste un spot sur la gueule. Comme on ne vend plus de disques, c'est plus que Spotify, Deezer etc, les artistes vivent des spectacles, donc ils font des gros shows, de plus en plus grands, qui coûtent de plus en plus cher d'ailleurs. Je veux m'éloigner de ça, j'en ai fait des tournées avec des boys, on a été partout, à Moscou, en Grèce, c'est trop galère. Revenons à l'essentiel !



C'est clair : vous voulez faire passer des émotions avec des textes !

Ce qui marque les gens, ce qu'on retient, c'est le texte. "Ne me quitte pas", c'est le texte. "My Way", c'est un très beau texte. Malheureusement, aujourd'hui, avec le boom boom boom, on a négligé le texte pour privilégier le rythme. Quand on me dit que je crache sur le disco, c'est juste qu'on aurait pu faire des efforts. Quand ils chantent "Daddy Cool", ça ne veut rien dire. Quand Donna Summer a un orgasme dans le micro pendant 20 minutes sur "Love To Love You Baby"...


C'est du divertissement, il en faut aussi !

Oui mais moi toutes ces conneries, je les ai écrites, "Queen of Chinatown" etc... Donc je voulais des vraies chansons, faire passer des messages.

« Julien Doré, je n'ai rien compris à sa chanson »

Pourquoi vous ne faites pas un album original en français, en vous entourant d'auteurs ?

Jusqu'à présent, c'est très bizarre, aucun de ces auteurs qu'on connaît, Barbelivien, Goldman, ne m'a jamais contacté. Enfin si, Adamo m'a écrit une ou deux chansons. Claude Nougaro m'avait écrit une très jolie chanson en jouant sur les mots, mais je ne l'ai pas chantée. C'est vrai qu'avec tous les bons auteurs qu'on a, pourquoi pas. Clara Luciani m'avait contacté très gentiment pour me dire qu'elle aimerait m'écrire des chansons. Mais allez-y ! Au lieu de travailler avec Vartan... Mais ça ne leur vient pas à l'idée car Amanda ils se disent que c'est international, en anglais. Ils pensent que je ne peux pas chanter en français. Peut-être que cet album va les décider.

Vous reprenez "Mon écho" de Julien Doré, qui est une chanson assez méconnue. Pourquoi celle-ci ?

Parce que je n'ai rien compris à sa chanson ! (Rires) Je ne comprenais pas du tout où il voulait en venir, et ça m'a fasciné. Le personnage est intéressant, il est assez spécial. La next step, c'est qu'il m'écrive des chansons ! En tout cas, ce n'est pas une chanson facile mais elle m'a plu car elle n'est pas évidente. Après, il y a des chansons plus évidentes sur l'album comme "Ma solitude". (Elle réfléchit) C'est peut-être une nouvelle Amanda Lear, j'en sais rien !

« On a une fausse image de moi »

Justement, je me disais en écoutant l'album et en voyant la pièce, que ces projets ne sortaient pas simultanément par hasard, on vous y découvre sous un nouveau jour...

Mais mon chéri, maintenant je suis âgée ! Maintenant, j'aimerais faire un duo avec, je ne sais pas, Kanye West ! Je ne veux plus être là où on m'attend.

Est-ce que vous avez envie aussi d'humaniser un peu ce personnage drôle et exubérant ? On vous connaît désormais une gravité qu'on ne soupçonnait pas jusqu'ici.

On ne la connaît pas du tout cette part-là chez moi... Justement, je viens d'accepter un documentaire d'une heure pour Arte. Ils m'ont contacté pour faire un documentaire sur moi et ma carrière. En Allemagne, ils ont accès à des tas d'archives qu'on ne connaît pas ici car j'ai fait carrière là-bas avant la France. Je me suis dit que ça sentait le sapin ce genre de projets ! (Rires) C'est comme le César d'honneur... Mais bon, c'est aussi pour montrer aux Français qu'ils ne me connaissent pas très bien. Ils sont restés à une image bien fixe : les Grosses Têtes, les pièces de boulevard, elle balance, elle est rigolote. C'est une image mais il y a beaucoup d'autres choses derrière le personnage. Je veux montrer qu'il y a quelque chose de plus grave. Pourquoi je chante "La solitude" ? Parce que j'adore la solitude, je suis très sauvage, on a une fausse image de moi, sur des red carpet, des yachts...



C'est vrai qu'on vous imagine plus bling bling, en vacances au soleil avec des éphèbes...

Mais pas du tout ! Figurez-vous qu'hier, M. et Madame Macron sont venus voir la pièce. Après, ils m'ont invité à dîner avec toute l'équipe au resto à côté. Ils sont adorables, tout à fait charmants. Mais je vous assure, ce n'est pas du tout mon truc. J'aurais dû sauter de joie, faire un selfie mais j'étais très embarrassée. Ils sont très cultivés, surtout elle. Ils ont parlé de musique, de classique, de concerts, de pièces... Ça m'a beaucoup étonnée. Tout ça pour dire que moi, les mondanités ce n'est pas mon truc.

« On est rapidement mis dans la case "ringard" »

Récemment, on a interviewé Damiano, du groupe italien Maneskin, et il est revenu sur votre duo manqué. Il vous qualifie d'"iconique" et "rock'n'roll" !

Il m'adore ! Il m'a envoyé plein de textos, il est adorable avec moi. Le gros problème de Maneskin, c'est que comme tous ces groupes qui marchent, ils se sont fait vampiriser par une manageuse. Une bonne femme italienne redoutable qui est là : "C'est mon groupe, il faut ça rapporte du pognon". Ils sont manipulés, c'est dommage. Eux, ils ont envie de faire des choses mais derrière il y a tout le gros business. Ils voulaient qu'on chante en duo la chanson "Amandoti", que j'ai mise sur mon album d'ailleurs, à San Remo. Je ne les connaissais pas, j'ai dit ok mais je voulais au moins qu'ils paient l'hôtel. Mais la manageuse voulait que je vienne à mes frais. Si vous m'invitez, au moins le minimum c'est de me payer le voyage et l'hôtel. Donc j'ai dit non. La manageuse l'a très mal pris et s'est répandue dans la presse en disant que je voulais de l'argent. Mais je m'en fous, c'est très flatteur qu'ils aient eu envie de chanter avec moi.

Ça vous touche que la jeune génération vous adoube ?

Ça me fait plaisir de voir des jeunes chanteurs, qui devraient se dire qu'Amanda Lear c'est ringard... Mais pas du tout ça les intéresse ! Ils sont fascinés par le parcours avec David Bowie, Dali, tout ça. C'est rassurant parce que sinon on est rapidement mis dans la case "ringard".


Vous avez envie de quoi aujourd'hui ?

J'aurais bien aimé qu'on continue la pièce... Bon, il va y avoir quelques dates, à Marseille, au festival d'Anjou l'an prochain. Des pièces, j'en ai refusé ! Même des comédies musicales. C'est vrai qu'une bonne comédie musicale... On n'a jamais fait "Sunset Boulevard" en France par exemple, alors que c'est magnifique. Pourtant, c'est la France qui a inventé les comédies musicales, avec les opérettes. Les Etats-Unis nous l'ont piqué et ils en ont des merveilleuses qui marchent là-bas. Nous, on nous fait "Ali Baba"... Mais j'aimerais beaucoup en faire une. Il y a 2-3 ans, on m'avait approché pour "Chicago" pour que je fasse le rôle de Queen Latifah. Mais je ne suis ni grosse ni black ! Ils voulaient adapter le personnage alors j'ai fait le casting mais ils cherchaient un théâtre de 2.500 places à Paris, et on n'en a pas. Il y a Marigny ou Châtelet, mais ils étaient pris. C'est un peu dommage.



Et revenir à la télévision ?

L'an dernier, j'ai eu une expérience très drôle. En Italie, j'étais dans le jury d'une émission comme "The Voice Kids", ils avaient 14-15 ans. On m'avait pris pour que je sois méchante, donc j'ai été très méchante. Le premier jour, il y en a un qui chante, tout le monde lui dit "Bravo", ils lui donnent 7 et 8, et moi 1. (Rires) Il ne m'avait pas plu ! On m'engueule, on me dit que c'est un gamin etc... Le public me sifflait. Ensuite, comme on voulait que je sois gentille, j'ai été très gentille. Une fille chante, un truc de Laura Pausini et elle fait une petite fausse note. Les autres donnent 6 ou 4, et moi 10 ! (Rires) On m'a dit que je faisais n'importe quoi. Je leur ai dit : "On s'en fout des fausses notes. Tout le monde en fait, même Laura Pausini !". Qu'est-ce que je n'avais pas dit ! Les fans de Laura Pausini me sont tombés dessus !

« Avec les réseaux sociaux, on ne peut plus rien dire »

Mais vous le faites exprès aussi !

Evidemment, que je fais exprès ! C'était terrible, les fans voulaient ma peau. Ils m'ont dit qu'au moins elle, elle avait des Grammy, elle avait une carrière. Ils m'ont abreuvé d'insultes, donc j'ai appelé Laura Pausini pour lui expliquer. Elle m'a dit : "Je m'en fous, je t'adore, tu me fais tellement rire, tu peux dire ce que tu veux sur moi, je m'en fous complètement, au contraire !". Donc je leur ai dit : "Vous avez vu, Laura c'est ma meilleure amie". Ils étaient furieux. (Elle éclate de rire) J'adore, ça me fait rire. Sinon c'est consensuel, c'est Drucker, tout est merveilleux.

Les artiste sont trop lisses aujourd'hui ?

Oui ! Ils ont peur de faire de la peine, d'être critiqués, surtout avec les réseaux sociaux, on ne peut plus rien dire. Si vous avez le malheur de faire la moindre critique, c'est l'enfer. Ça devient très difficile. On ne fait plus rien, les gens prennent les choses au premier degré. Moi je fais tout dans l'humour un peu vache...



Vous vouliez arrêter votre carrière ces dernières années, non ?

Il y a trois ans, j'avais arrêté complètement. Je ne m'amusais plus. Faire l'énième disque disco, ça ne m'intéresse plus. Faire une énième pièce de boulevard, ça ne m'intéresse plus. Et le confinement est arrivé, je suis restée chez moi, sans voir les cons. J'ai adoré le confinement ! On continuait de m'envoyer plein de propositions, mais je ne voulais pas revenir, jusqu'à ce que Michel Fau me contacte. C'était difficile de refuser.

Vous n'allez pas vous ennuyer si vous arrêtez ?

Je ne m'ennuie jamais. Je peins, j'ai un jardin, les mots croisés, la télé... J'ai une vie intérieure. Si on ne me voit plus jamais... Il n'y a pas un jour qui passe sans que je dise "merci". Franchement, après plus de 40 ans, d'être encore là, c'est merveilleux. Je n'ai jamais pris un cours de chant, un cours de théâtre. On disait qu'Amanda Lear ça durerait 5 minutes. Je crois beaucoup en la chance et aux rencontres. Après, bien sûr, il y a beaucoup de travail.


Vous aimeriez qu'on retienne quoi de vous ?

Quand je serai morte ?

Non, quand vous aurez arrêté et qu'on ne vous verra plus.

Je pense que je tomberais dans l'oubli, comme tout le monde. Je n'ai pas du tout l'intention de passer à l'histoire. Il y a des gens qui sont convaincus qu'Amanda Lear, c'est exceptionnel, que ça n'arrive qu'une fois de temps en temps. Peut-être...

Entretien par Julien GONCALVES ....

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Amanda Lear presenta l’album “Tuberose” e parla della musica italiana attuale

 E’ uscito per Universal Music Tuberose, il nuovo album di Amanda Lear, che torna nel mercato discografico con un progetto in cui reinterpreta in maniera personale alcuni grandi classici della chanson française e altri pezzi storici.


Un mix creativo tra acustica e pop, in cui trovano spazio brani del repertorio di Serge Gainsbourg, Barbara, Jacques Dutronc, Julien Doré, Miossec, George Moustaki, Dominique A e Alain Bashung. Un disco che consacra Amanda Lear come performer a tutti gli effetti.



Amanda Lear parla di Tuberose e…

Amanda Lear ha rilasciato un’intervista a Rolling Stone, parlando del disco, ma anche della musica italiana (Qui le sue parole sui Maneskin e su Achille Lauro).

L’artista musa di Salvador Dalì ha spiegato così la scelta.

“L’ho inserita perché altrimenti i miei fan italiani sarebbero rimasti delusi.”

Amanda Lear ha anche espresso un punto di vista anche sulla musica italiana, che sta dando una nuova possibilità anche ad artisti definiti evergreen.

“Almeno si dà visibilità a dive che la gente non può più di vedere da 30 anni, dando possibilità ai giovani di fare cose nuove. Ho visto la Berti e la Vanoni, mi fa molto ridere. È venuta anche vedermi a Parigi.

Lei sa molto bene il francese. Mi ha chiesto di fare qualcosa insieme a teatro. La Vanoni mi segue da tanto, è venuta anche al mio live alla Bussola: abbiamo passato la serata insieme pure con Mina. Sono grandi artiste senza gelosie e amarezze, sono donne al di sopra.”

Livore, invece, nei confronti di Cristiano Malgioglio.

“Non può fare a meno di sparare cose false o cattive, ma fa parte del personaggio e fa ridere. Pensano che dire cattiverie faccia divertire la gente, ma non lo so.”




dimanche 24 octobre 2021

Maneskin et Amanda Lear en duo à l'Eurovision ? Le groupe rétablit les faits ... ♥ Maneskin Love Amanda Lear

 Il y a quelques jours, Amanda Lear a affirmé qu'elle aurait dû chanter avec Maneskin, le groupe vainqueur de l'Eurovision 2021, lors du concours de chant. Interrogé par Pure Charts lors d'une rencontre à Paris, le chanteur Damiano tire cette histoire au clair et rétablit la vérité.


« Cette année, j'ai raté une grosse occasion ». Cette confidence, Amanda Lear l'a faite avec un naturel déconcertant à la fin du mois de septembre au micro de RTL. Actuellement à l'affiche de la pièce de théâtre "Qu'est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford ?", l'icône de la télévision et comédienne révélait dans l'émission "On refait la télé" avoir failli participer à l'Eurovision cette année ! Et pour cause, l'interprète de "More", qui chantera Gainsbourg, Barbara et Bashung sur son nouvel album "Tuberose" le 22 octobre, a été approchée, selon ses dires, pour partager la scène avec le groupe Maneskin, qui a fini par remporter le concours pour l'Italie. « Ils voulaient chanter en duo avec moi. J'ai dit : "Je ne les connais pas, c'est des illustres inconnus", on m'a dit "Mais t'es folle ! Ce sont des superstars en Italie, ils ont gagné Sanremo...". Et donc j'ai raté cette occasion » a-t-elle confié à la plus grande surprise d'Eric Dussart et Jade, les animateurs du programme. La raison de son refus ? « Ce n'était pas payé du tout ». Voilà qui a le mérite d'être clair !


"Vraiment, elle en a parlé ?"


Véritable anecdote ou histoire un peu enjolivée par la diva ? Pour le savoir, rien de plus simple que de poser la question aux principaux intéressés. Venu à Paris faire la promotion de l'album "Teatro d'Ira - Vol. 1" sur lequel on retrouve son hymne rock "Zitti E Buoni", le groupe Maneskin s'est entretenu avec Pure Charts pour faire le bilan de ces derniers mois couronnés de succès durant lesquels les tubes "Beggin'" et "I Wanna Be Your Slave" ont envahi les charts internationaux. L'occasion de demander au chanteur Damiano David de confirmer ou non les propos d'Amanda Lear. « Vraiment, elle en a parlé ? » a-t-il d'abord réagi avec le sourire, pour indiquer que le sujet est encore source d'amusement au sein de la jeune formation. Il n'était en réalité pas vraiment question de l'Eurovision, qui s'est tenu à Rotterdam du 18 au 22 mai dernier. Mais oui, un duo avec Amanda Lear était bel et bien dans les cartons ! « C'est vrai. Quand on a participé à Sanremo [mythique festival italien dont le vainqueur se voit proposer de représenter le pays à l'Eurovision, ndlr] on l'a contactée mais nous avons eu par la suite des désaccords de management » a précisé le rockeur.

"Elle est tellement iconique"

Des désaccords d'ordre financier ? Amanda Lear n'a pas menti, le cachet qu'elle réclamait pour cette performance artistique a été un obstacle. « En fait à Sanremo, il y a une soirée où chaque candidat en compétition fait venir un invité sur scène et il y a une règle qui stipule que ce n'est pas rémunéré. On ne pouvait rien faire à ce sujet, ce n'était pas de notre ressort » nous a expliqué Damiano, qui aurait adoré chanter avec l'ancienne Muse de Dali : « Si ça ne tenait qu'à moi, je l'aurais payé de ma poche ! Elle est tellement iconique. Ça aurait été super mais c'est une règle. On est obligé de se conformer au règlement. C'est comme ça ». « Et puis on a gagné alors on a fait le bon choix » s'est-il empressé d'ajouter avec un clin d'oeil. Un rendez-vous manqué pour un duo qui aurait à coup sûr fait des étincelles, et que Maneskin espère pouvoir honorer : « Elle est rock'n'roll. Pourquoi pas dans le futur ». Interrogé sur la possibilité de concrétiser un jour cette collaboration sur RTL, Amanda Lear s'était également dite partante : « Ils sont très gentils, on est restés en contact. Le chanteur Damiano me dit ce sera pour une autre fois. Mais j'aime beaucoup ce qu'ils font, c'est très bien ». On croise les doigts !

Article pour Charts In France par Yohann RUELLE

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Amanda Lear est l'invitée d'Affaires Culturelles

 AFFAIRES CULTURELLES par Arnaud Laporte ...


La chanteuse et actrice, Amanda Lear est sur le devant de la scène dans "Qu’est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford ?" avec Michel Fau et signe un nouvel album "Tuberose". L’occasion pour l'icône des années 70 de revenir au micro d’Arnaud Laporte sur son parcours artistique et ses inspirations.

Après avoir suivi des cours aux Beaux-Arts, Amanda Lear est repérée par une agence de mannequin et pose pour les plus grandes maisons de mode en France et à Londres, à l’image du "Swinging Sixties". La muse du peintre surréaliste Salvador Dali, se destine par la suite à une carrière de chanteuse disco, d’animatrice de télévision dans plusieurs pays en Europe, et devient comédienne.

Photo Exclusivity from Marco Piraccini 

Des albums disco et des rencontres rock'n'roll

Amanda Lear rencontre le guitariste des Rolling Stones, Brian Jones et figure sur la pochette du groupe  britannique du chanteur Brian Ferry, Roxy Music. David Bowie la remarque et veut la rencontrer.  En 1977, Amanda Lear est encouragée par Ziggy Stardust alias David Bowie. Après avoir suivi des cours de chant et de danse, elle sort finalement son premier album "I Am a Photograph " qui  fut un succès immédiat avec deux tubes phares "Tomorrow" et "Queen of Chinatown".

En 1978 sort l’album " Sweet Revenge" et est enregistré l’un des plus grand succès de l’artiste, le single "Follow me", vendu à 2 millions d’exemplaires. Le troisième album d’Amanda Lear "Never Trust a Pretty Face " sort en 1979 avec le titre "Fashion Pack ". Amanda Lear s’amuse sur les rumeurs sur son identité transgenre et joue avec cette ambiguïté dans "If I was a Boy" et "I’m a Mistery ". 


Le disco des années 80 voit le jour avec  "Diamonds for Breakfast" avec les singles "Fabulous Lover" et "Love me". La chanteuse vend près de 20 millions de disques. Par la suite, Amanda Lear fait quelques reprises télévisions comme "Somewhere Over the Rainbow " de Judith Garland ou "As Time Goes by " du film "Casablanca ". 


Une icône, animatrice et comédienne

Avant de performer sur la scène théâtrale, Amanda Lear est animatrice pour la télévision italienne, française, allemande mais aussi espagnole en y faisant des apparitions. Elle est appelée par Berlusconi pour animer une émission de télévision sur la RAI, la "Radiotelevisione italiana". En France,  elle travaille dans des émissions télévisées où elle tient le rôle d’une charmeuse d’hommes dans « Dans mon lit » et anime également les "Grosses Têtes " avec Philippe Bouvard. En 1986, elle anime le show "Cherchez la femme " et rejoint TF1 en 1992, avant d'être chroniqueuse dans "Sacrée Soirée" avec Jean-Pierre Foucault en 1993. 

 Elle débute au cinéma en 1968 dans le film de Henri Lanoë "Ne jouez pas avec les Martiens ", dans " Zio Adolfo, in arte Führer" en 1978, elle continue dans les années 80 et 90 avec les films " Une femme pour moi ", "L’amour est à réinventer", "Bimboland ", ainsi que dans les années 2000 avec " Un amour de fantôme " d’Arnaud Sélignac et apparaît dans " Jodorowsky's Dune ", film documentaire américain sorti en 2013 qui reçut une dizaine de prix et en compétition à Cannes pour la Caméra d'or. Amanda Lear joue en 2020 dans " Miss" en 2020. 


Amanda Lear se lance dans le théâtre dans les années 2000, principalement dans des pièces de boulevard. En 2021, Amanda Lear joue dans "Divina " au Théâtre des Variétés mis en scène par Nicolas Briançon avec des costumes de Jean-Paul Gaultier, une pièce signée Robert Charrier.

Amanda Lear : "La peinture a été un sauvetage pour moi"

Je peins toujours un monde onirique. J'ai appris ça au contact de Dali qui peignait ses cauchemars. Il était très angoissé par beaucoup de choses et il exprimait tout ça. Peindre était un peu sa thérapie. Au lieu d'aller chez le psychanalyste et de dire "voilà, j'ai tout ça qui encombre", lui, il évacuait en peignant. Je me rends compte que c'est un peu pareil pour moi aussi. Dans ma peinture je mets des choses, des personnages que je ne comprends pas très bien, des paysages désertiques, des masques…. Et peut-être que tout vient aussi de mon subconscient. Ce sont des choses que j'essaye de transmettre. 


Dans les asile de fous, on fait jouer du théâtre aux gens qui sont dérangés pour exprimer toutes ces émotions qu'ils n'osent pas, qu'ils n'aiment pas ou qu'ils ne réussissent pas à exprimer.

Entretien en Radio pour France Culture ...Click and Go

samedi 23 octobre 2021

Amanda Lear: «Nei Måneskin vedo lo stesso rinnovamento di Bowie»

 Amanda Lear: «Nei Måneskin vedo lo stesso rinnovamento di Bowie»

Chiacchierata con la diva: il nuovo disco in francese ‘Tuberose’, il Grande Fratello («analfabeti che si lavano i denti»), Star in the Star («una cagata») e i ruoli che le offrono, «sempre gli stessi»


All the photos are from Marco Piraccini

Quando si parla di lei, in Italia, esce sempre fuori il discorso della trasgressione. Forse è il momento di mettere un punto e voltare pagina: Amanda Lear è un’artista con una carriera solida, oltre alla hit dance Tomorrow c’è di più. Lo conferma Tuberose, un album in cui ricanta (alla sua maniera) grandi classici della chanson française (e non solo). Ora sensuale, ora malinconica, Lear è un’interprete che – almeno da noi – merita di essere riscoperta sotto una nuova veste. Proprio come hanno fatto in Francia, dove, in questi giorni sta spopolando al Théâtre de la Porte Saint-Martin nei panni di Joan Crawford.


Bisognerebbe fare uno sforzo e non farsi scappare una diva degna (veramente) di essere chiamata con questo nome. Una forza della natura che passa tra le arti e non è mai scontata. Anche quando ci sentiamo per questa intervista. Dall’altro capo del telefono esordisce con un «sto correndo in radio per accogliere i Måneskin: sono arrivati a Parigi e la Virgin vuole fare loro una sorpresa. Spero siano contenti, magari mi vedono e scappano!».


Ma perché dovrebbero scappare?

Ma sai, c’era questa storia di fare un progetto insieme e cantare Amandoti.

Eh, sì. Ricordo che dovevate esibirvi a Sanremo, nella serata delle cover.

C’era questa idea di duetto, ma non potevo farlo. Poi tutti mi hanno detto che è stato un peccato perché i ragazzi hanno vinto il festival. E vabbè… comunque mi fa piacere vedere un gruppo rock italiano che fa così tanto successo. Dopo i Pooh e i Matia Bazar di band non ne avevamo più. Ora in Italia, come in Francia, ci sono cantanti che continuano a scimmiottare il rap americano quando non c’entra nulla con la nostra società e cultura. Solo che in America tutti fanno del rap.

Quindi questa storia che i Måneskin si erano risentiti per il tuo “no” alla partecipazione sanremese non era vera…

Ma nooooo! Nessuno è arrabbiato, ho anche sentito Damiano al telefono. Il resto sono storie di manager e di produttori. A noi artisti non interessa quello che succede dietro le quinte, ma quello che accade sul palco, quando ci esibiamo.


Giusto. Passiamo a Tuberose, il tuo nuovo disco.

Tutti sono sorpresi per il titolo.


Come mai?

Pensavano fosse il nome di una malattia, tipo tubercolosi (ride). Ma la tuberosa è un fiore, legato a tanti ricordi, per me.

Quali?

È il primo fiore che mi regalò Salvador Dalí. Mazzi e mazzi di questo fiore che è velenoso e ha un odore talmente forte che fa girare la testa ed è fatale. Stavo sempre ad aprire le finestre. E poi questo lavoro è legato a un periodo di confinamento.


Sarebbe a dire?

Questo disco è nato due anni fa perché cantavo La rumeur dell’autore francese Alexis Michalik. Ascoltandomi, mi hanno invitato a fare un album di grandi autori francesi. Poi è arrivato il virus. E ci siamo chiusi in casa.


Come hai vissuto il lockdown?

Sono stata da Dio. Senza vedere più certi cretini. Però mi sono messa a pensare: «Dove vado? Cazzo faccio?». Era ora di qualcosa di più serio e impegnato. È nata la voglia di un progetto malinconico. Infatti mi hanno chiesto se ero depressa.

E lo sei?

No, non sono depressa. Ma è bello prendere una pausa per parlare di amori finiti, di solitudini. È stato davvero interessante e, per la prima volta, canto solo con pochi strumenti, chitarra, pianoforte. Leonard Cohen, ecco. (ride).


Tra le canzoni del disco mi è piaciuta molto Strip-tease.

È un pezzo molto sexy di Serge Gainsbourg, cantato da Juliette Gréco. Era la colonna sonora del film omonimo in cui recitava Nico dei Velvet Underground. Doveva essere lei a interpretare il brano, ma doveva ancora iniziare a collaborare con Andy Warhol. Sono andata a spulciare e ho ritrovato questa composizione che ha parole molto malinconiche, tipo che la protagonista si spoglia come le foglie d’autunno…


Un altro bel brano è Le bel âge.

Lo cantava Barbara, una mia passione. Racconta di una donna cougar innamorata di un ventenne che poi la lascia per una coetanea.


Tu nella vita hai avuto partner più giovani.

Adoro i ragazzi più giovani, basta che siano maggiorenni. Hanno entusiasmo, allegria, curiosità della vita. Noi signore più mature li possiamo accompagnare per un pezzo di strada, ma non c’è futuro: non faranno figli, non si sposeranno, finirà così. È un passaggio quasi obbligato che i ragazzi fanno con una donna più grande.

E poi c’è Opium che ricorda le atmosfere di una tua hit…

Eh, sì, Queen of Chinatown. Quando l’ho scritta nessuno si è accorto che parlavo di una spacciatrice di sostanze stupefacenti: se tutto va male, se la vita fa schifo, chiama la regina di Chinatown per avere la droga. Erano altri tempi, si iniziavano a scoprire quelle cose. In Opium siamo a Hong Kong, di notte, la gente va di nascosto a fumare le pipe di oppio.


Altro giro altra corsa con Immortels.

È un brano di Alain Bashung che non conoscevo. Mi piace molto l’idea della canzone: lui dice alla sua compagna che sono immortali.


Vorresti essere immortale?

Per carità! Proprio l’altro giorno ho letto che uno scienziato ha scoperto che la vecchiaia è una malattia e si potrà curare. Non saremo immortali, ma riusciremo a vincere questa erosione del corpo umano. Una cosa che mi fa paura. Io morirei anche domani: ho avuto il massimo della vita, tanta fortuna. Chi avrebbe mai detto che sono ancora qui 40 anni dopo il primo disco? E sto addirittura avendo un grande successo a teatro. Sono contenta così e ringrazio per tutto quello che ho ottenuto.


Se non ricordo male tu sei devota a Santa Rita da Cascia.

Sì, anche di Sant’Antonio di Padova. Sono andata pure a Cascia. Dicono che Santa Rita sia la protettrice dei casi disperati. E noi artisti lo siamo visto che nessuno ci caga più.


Addirittura!

Va tutto male: malattia, terrorismo, ecologia. O ci spariamo tutti o spero che l’uomo si svegli. Ma la gente è cieca, di un egoismo allucinante, non gliene frega niente. Ragionano dicendo: «Se fra cinquant’anni succede qualcosa chi se ne frega? Tanto sarò morto».

Ci sono i no-vax e no-green pass anche in Francia?

Uguale a voi, ogni sabato a Parigi è un macello. Sono come i gilet gialli: protestano contro Macron, contro la benzina che costa troppo, contro il vaccino. Gente a cui non va bene niente. E questi cretini, ogni sabato pomeriggio, invece di venire a vedermi a teatro, vanno a fare casino per le strade (ride). Capisco che la gente abbia voglia di manifestare, è un diritto. Però sbagliano perché sono informati male: leggono le cose sui social dove ci sono complottisti, con numeri falsi. Questo vaccino è stato scoperto 50 anni fa, nel 1965. E loro dicono che dobbiamo aspettare un po’. Ma cosa dobbiamo aspettare? Poi sa cosa mi fa ridere?


Cosa?

Che quelli di Pfizer sono gli stessi del Viagra, ma per il Viagra nessuno ha voluto aspettare. Se lo sono inghiottiti subito. Sono imbecilli. Il vaccino è sicuro al 100%. Meglio fare il vaccino invece di morire di questa malattia orrenda.

E delle proteste contro il green pass che mi dici?

Lì sono un po’ d’accordo. Questa cosa di fare vedere il documento la trovo insopportabile. Vorrei fossero tutti vaccinati e basta, come per l’influenza. Fare vedere il pass mi dà fastidio.


Ma lo hanno fatto, probabilmente, perché c’erano poche persone che si vaccinavano.

Io recito tutte le sere a teatro, ma perdiamo molti spettatori, perché la gente non vuole fare vedere il pass. Non si può entrare in teatro e al ristorante, senza il green pass, ma in metropolitana sì. È una cosa che non si spiega bene.


Torniamo al disco. Tra tante canzoni francesi c’è pure l’italianissima Amandoti dei CCCP.

L’ho inserita perché altrimenti i miei fan italiani sarebbero rimasti delusi.

Lo hai più sentito Giovanni Lindo Ferretti?

No, più visto né sentito.


Sai che ha avuto un’evoluzione, rispetto a quando avete cantato insieme Tomorrow…

Penso che il compito di noi artisti sia divertire la gente, dare allegria, fare riflettere con le opere d’arte, ma non fare politica. Ognuno ha le sue opinioni, ma dobbiamo tenerle per noi, non influenzare le persone. Lo stesso vale per i politici che vanno nei programmi di varietà: quello non è il loro posto.


Parliamo allora, a proposito di divertimento, del tuo spettacolo Qu’est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford dove interpreti Crawford…

Nessuno si sarebbe aspettato di vedermi con questa parrucca nera, orrenda, a interpretare una vecchia star alcolizzata, che muore sul palco.


Perché non se lo aspettava nessuno?

Come in Italia, anche qui in Francia ho l’immagine di quella ironica, che se la spassa. All’improvviso mi vedono a teatro e i critici stanno scrivono recensioni pazzesche. Prima mi proponevano sempre lo stesso tipo di ruolo.

E da noi?

In Italia non se ne parla, mi hanno appiccicato l’immagine di “voulez vous un rendez-vous tomorrow”, della tv… non usciamo mai da questo personaggio, ma sono cambiata. E sono delusa che produttori e registi non mi offrono altre parti. Ogni tanto, alle cene, vedo cineasti italiani che vorrebbero lavorare con me. E dico loro: «Ok, datti da fare!» (ride). Anni fa Mario Bolognini mi ha diretta per una pubblicità, diceva di volermi far fare tante cose, ma poi niente. Magari i registi propongono anche, ma se i produttori non seguono…


Invece in Francia con la recitazione hai ingranato…

Almeno faccio teatro. Ma vorrei mostrare quello che so fare al pubblico italiano.


Da noi non dovevi essere nel cast di un musical sulla moda?

Troppi pochi soldi e piccola produzione. Per il teatro non ci sono denari: è una cosa disastrosa.

E in tv non ti hanno proposto nulla?

Non passa una settimana senza che mi propongano qualcosa.


Tipo?

Un programma che ha fatto, poi, Marcella Bella.


Ah, sì, Star in the Star. Non è andato benissimo.

Infatti mi hanno detto che ho fatto bene a rifiutare perché era una cagata.


Altre cose?

Ho fatto per cinque anni il giudice a Ballando con le stelle, ma poi basta. Voglio intrattenere, non dare giudizi, invece mi propongono sempre quello: Signorini mi ha chiesto di fare l’opinionista al Grande Fratello Vip, anche la D’Urso mi ha cercata. Hanno tutti sparato cifre pazzesche, ma non mi interessa.

E come conduttrice?

Stanno sempre a menarla con questo Cocktail d’amore, mi chiedono perché non lo rifaccio. Lo rifarei, ma non sono direttore di rete. Ho un agente disperato: propone cose, ma non accettano. Almeno su Instagram ci sono moltissime persone che mi scrivono e dicono che manco. Si vede che ho lasciato il segno.


Sì, anche perché in tv non c’è più molta ironia.

L’ironia è la base. Se io prendo in giro la gente devo essere autoironica. Ci sono persone che si offendono. L’ironia manca proprio nella società. Se si ridesse sopra tante cose sarebbe più lieve l’ambiente.

Hai dichiarato che la tv italiana ti fa orrore. Salverai qualcosa…

L’arrivo del Grande Fratello è stato un disastro per me. È un tormentone: ogni anno c’è la casa, l’isola, per me non sono programmi di intrattenimento. Io vengo dalla bella televisione come Fantastico, dove si faceva sognare la gente. Vedere degli analfabeti che si lavano i denti non mi diverte.


Capisco. Ma ho ancora una domanda che si ricollega all’album: il disco parla di malinconia, dici di faticare a tornare in Italia con progetti differenti. Ti capita mai di sentirti sola?

Sempre. Anche quando sono in compagnia. La gente non accetta che siamo nati soli e moriremo soli. Dobbiamo accettare noi stessi, con i nostri difetti. Se accettiamo la nostra interiorità, siamo in buona compagnia. La solitudine non è un problema. Le mie amiche, a Londra, iniziano i discorsi dicendo «Ah, alla nostra età», e già potrebbero evitare. E continuano: «Mio marito mi ha mollata per una più giovane!».

E tu che rispondi?

«Beata te! Se tuo marito ti ha mollata per una più giovane almeno ti dà gli alimenti, vai in giro, fai crociere». La gente non capisce il positivo delle situazioni.


Giusto. Volevo chiederti un’altra cosa. Visto che sul palco porti in scena la rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, in Italia c’è stata una tua rivale?

Continuano a volermi far parlare male di Patty Pravo o Alba Parietti, ma non mi sento rivale di nessuno. Anzi, siamo grandi amiche. Anche con la Carrà andavo d’accordissimo.


Io dicevo di rivalità vere, non da rotocalco.

No. Di iene ce ne sono, come Malgioglio: non può fare a meno di sparare cose false o cattive, ma fa parte del personaggio e fa ridere. Pensano che dire cattiverie faccia divertire la gente, ma non lo so.

Sai che quest’estate, in Italia, c’è stata la moda di fare duettare dive evergreen con cantanti amati dai giovani?

È bello. Almeno si dà visibilità a dive che la gente non può più di vedere da 30 anni, dando possibilità ai giovani di fare cose nuove. Ho visto la Berti e la Vanoni, mi fa molto ridere. È venuta anche vedermi a Parigi.


Ah.

Sì, lei sa molto bene il francese. Mi ha chiesto di fare qualcosa insieme a teatro. La Vanoni mi segue da tanto, è venuta anche al mio live alla Bussola: abbiamo passato la serata insieme pure con Mina. Sono grandi artiste senza gelosie e amarezze, sono donne al di sopra.


Ma tra i nuovi cantanti chi ti piace?

I Måneskin li preferisco ad Achille Lauro. La gente confonde travestimenti, piume, trucco e talento. Non basta essere vestiti e truccati per avere talento.


Questa cosa di Achille Lauro l’avevi già detta in passato…

Anche David Bowie si truccava, ma era innovatore, era un rinnovamento del rock che rivedo nei Måneskin. Poi in Francia non guardo i cantanti italiani. So solo una cosa.


Cosa?

Che l’Italia è il Paese del canto, non si discute. Che sia la lirica o la musica leggera. È il Paese dello spettacolo, è prolifico, creativo. Anche nella moda. Quella francese a volte è un po’ noiosa, mentre da voi è colorata, estrosa. Fa parte della mente italiana. Uno stilista francese, una volta, mi disse – con disprezzo – che si vedeva che mi vestivo in Italia. C’è gelosia.

Senti, Amanda, questa domanda te la devo fare: cosa mi dici delle affermazioni di Giucas Casella al GF Vip? (Ha ritirato in ballo l’ambiguità che la Lear usò come espediente, probabilmente sotto consiglio di Dalí, per suscitare curiosità, nda).

Chi è Giucas Casella? Un cantante? Io avevo un fidanzato che si chiamava Manuel Casella, ma Giucas Casella non so proprio chi sia.


Capito. Ma oggi, con tutta la super carriera che hai avuto, come ti senti?

Una sopravvissuta. Sono ancora qui dopo 40 anni, gli altri sono spariti.


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Amanda Lear fait "sa" première "Radio de..." ! !! France Inter ...

Amanda Lear fait "sa" première "Radio de..." ! 2021 signe son retour sur les planches du Théâtre de la Porte St Martin avec Michel Fau, et sur le devant de la scène avec son nouvel album "Tuberose". L'artiste nous embarque dans la balade intime de son univers musical... sur France Inter.


"Radio Amanda Lear"

La productrice-animatrice exceptionnelle nous fait découvrir ses coups de coeur, les musiques qui l'accompagnent tout le temps, ses chansons et artistes préférés et nous raconte... le temps d'une émission sur France Inter. Plongée intime dans la Playlist de son univers.


Amanda Lear a choisi ses titres, concocté sa playlist très personnelle et fabriqué son émission... Une heure d'antenne pour la connaître un peu mieux et écouter sa voix.

Fermez les yeux, c'est la radio d'Amanda Lear  . . .♥


La Playlist d'Amanda Lear 

Juliette Greco - Strip-tease 

Georges Moustaki - Ma Solitude 

Edith Piaf - L'Hymne à l'amour 

Mariah Carey - Without You 

The Beatles - A day in the Life 

Elvis Presley - Love me tender

Charles Trenet - Que reste-il de nos amours ? 

The Beach Boys - Good Vibrations 

Tina Turner - River deep, Mountain high 

Nina Simone - Ne me quitte pas 

Bellini - Samba de Janeiro 

Gloria Gaynor - I will survive  ....

Nouvel album Tuberose, son 20ème opus, essentiellement en français avec des reprises d'auteurs et d'interprètes tels S. Gainsbourg, Barbara, J. Dutronc, Miossec, G. Moustaki , J. Doré, A. Bashung et Dominique A, sorti le 22 octobre 2021 (Boomlover/MCA/Universal) ...


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