lundi 4 juin 2018

Amanda Lear " Mi hanno abbandanata tutti ? "

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Amanda Lear/ "Mi hanno abbandanata tutti ? Sto bene così, solitaria come una lupa" (Che fuori tempo che fa)



Amanda Lear, è pronta a tornare al cinema con un ruolo importante nel film di Cosimo Messeri "Metti una notte". Cosa racconterà nel salotto di Fabio Fazio? (Che fuori tempo che fa)


Amanda Lear è stata a lungo criticata per la sua voce profonda, quasi maschile. Una critica che spesso ha lasciato spazio all'eterno dubbio sulla sua nascita e che la stessa showgirl ha sfruttato a proprio vantaggio. Uomo o donna? Negli anni la Lear si è sentita rivolgere spesso questa parola, mentre il mondo dei vip si è scatenato fra presunte rivelazioni, poi ritrattate, e collegamenti improbabili con volti noti maschili del passato. Una delle ultime ad aver riportato il discorso al di sotto dell'attenzione pubblica è Simona Izzo, durante un'ospitata a Domenica Live. All'epoca la regista si era lasciata sfuggire di sapere con certezza che la Lear sia nata uomo, per poi ritrattare tutto in un secondo momento. Amanda Lear sarà inoltre ospite oggi, lunedì 4 giugno 2018, di Fabio Fazio a Che fuori tempo che fa. Trasgressiva e provocatoria, la showgirl ha all'attivo una carriera dorata divisa fra tv, cinema e musica. Tomorrow le ha permesso di spopolare nella comunità LGBTQ come icona del secolo, forse al pari di Cher in America. Invidiata anche per il suo passato romantico, la Lear è stata compagna del pittore Salvador Dalì ed ha un ricordo tenero anche di David Bowie. Il primo che ha creduto nell'artista di origini francesi, ma con il vizio di sporcarle il cuscino di fondotinta, come ha svelato a L'Intervista.


AMANDA LEAR, TORNA AL CINEMA CON "METTI UNA NOTTE"
Metti una notte è il nuovo film che riporterà al cinema Amanda Lear, grazie ad una regia di Cosimo Messeri. L'uscita prevista è per il prossimo 14 giugno 2018, quando la cantante svestirà i panni artistici per indossare quelli virtuali di una nonna originale e particolare. In una recente intervista a Rolling Stones, la Lear ha sottolineato di essere convinta di aver appreso un'importante lezione nella sua vita: mai fidarsi di nessuno. "Non prendo agenti, non voglio manager, faccio tutto da me", sottolinea sicura di essere l'unica in grado di sapere come vuole apparire, su che strada dirigere la sua immagine. Non è stato sempre così: "All'inizio volevo sempre compagnia". Poi alla fine sono tutti spariti o deceduti, lasciandola da sola con se stessa. Non che sia stata una tragedia, visto che questo le ha permesso di comprendere che sta bene così. Solitaria come una lupa. Ed oggi che le luci delle tv sono lontane dalla sua carriera, pensa solo al teatro. Ha iniziato questo nuovo step della sua professione dieci anni fa, grazie a commedie e tournée che la impegna tutto l'anno. E solo ora che ha imparato a recitare a teatro, dove la voce deve essere più potente e forte per raggiungere anche le ultime fila, "posso permettermi di accettare anche dei ruoli al cinema". Forse persino un musical da girare questo inverno, basato sul mondo della moda.

© Riproduzione Riservata ...MORGAN K. BARRACO



Amanda Lear risponde a Simona Izzo . . .

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Amanda Lear si scaglia contro Simona Izzo. 



Dopo che l’attrice le aveva dato di transgender nella casa del Grande Fratello, finalmente arriva la risposta.
Amanda Lear è notoriamente allergica ai reality show. Quando le è stato chiesto di parteciparvi, ha sempre categoricamente rifiutato. Lo ha spiegato infatti durante un’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo il mese scorso. Nonostante le siano stati proposti programmi come il Grande Fratello VIP o l’Isola dei Famosi, la storica musa di Dalì ne ha sempre prese le distanze, senza cedere mai ai lusinghieri cachet.


Non si fatica però a constatare che, ogniqualvolta venga interrogata su aspetti specifici di certe trasmissioni, siano pochi i particolari a sfuggirle. Uno su tutti, le illazioni che Simona Izzo fece sul suo conto durante l’ultimo Grande Fratello VIP. L’attrice e regista romana, disputando dell’artista spagnolo, fece allusioni sulla presunta transessualità di Amanda Lear. E’ risaputo che la cantante francese ha combattuto per anni contro le malelingue intenzionate a privarla di quell’aura di ambiguità che fu da subito la sua fortuna.

Simona Izzo non ha fatto dunque altro che risollevare ingenuamente l’argomento, attribuendole ancora una volta quella natura che Amanda Lear ha invece sempre negato. Così, richiesta finalmente sulle pagine di Rolling Stone di cosa ne pensasse, ha risposto seccata:

“Simona Izzo. Non la conosco. Io non posso andare a dire cose sulle persone, se non le conosco. Non mi permetterei mai. Non avete in Italia una specie di censura che dice alla gente ‘Ma cosa dici? Ma stai zitta!'”.



Per parte sua, la Izzo si era giustificata delle sue parole sostenendo di essersi semplicemente rifatta a quanto sostenuto dalla biografia di Dalì che le era passata tra le mani. E in effetti sono ancora in tanti, persino fra i critici d’arte più rinomati, a perpetrare l’idea che Amanda Lear sia nata nel corpo di un uomo. Ma se online circolano persino presunte prove fotografiche del giovane aspetto di colei che abbiamo sempre conosciuto col nome di Amanda, non si tratta naturalmente di materiale ufficiale.

In ogni caso, la Lear ha risposto alla Izzo sferrando una dolorosa sferzata anche all’intera categoria degli opinionisti. Tradendo la stessa altezzosità che la portò a dire di non osare mescolarsi a degli analfabeti da reality, l’artista ha così chiosato:

“L’importante è che la gente di strada mi ama. Non questi tre opinionisti. Ah, perché ora c’è un nuovo mestiere: l’opinionista. Che lavoro fanno? Hanno un’opinione. Vabbè. Avranno fatto studi per essere opinionisti”.

Da un luogo comune, insomma, ad un altro.



Amanda Lear: «Dalì e Bowie mi hanno insegnato a non fidarmi di nessuno»

From Rollingstone.it...di GASPARE BAGLIO

L’icona della trasgressione parla a ruota libera di musica, tv, cinema, teatro. Una confessione sulla sua carriera, ma anche sui grandi incontri che ne hanno segnato l’esistenza.


Anche se non la vediamo tanto spesso in tv, Amanda Lear mantiene un’allure niente male. Resta il personaggio sopra le righe, trasgressivo per vocazione, icona lgbtq a mani basse grazie a hit come Tomorrow e Queen of Chinatown, pietre miliari delle disco gay. Amanda è stata anche uno dei volti di punta del piccolo schermo: con il suo fare provocatorio ha frantumato l’idea di donna oggetto (semi) muta del tubo catodico.

Non dimentichiamoci, poi, che la sua vita è stata un susseguirsi di incontri fortunati come Dalì e Bowie. Il 14 giugno esce Metti una notte, pellicola di Cosimo Messeri in cui interpreta una nonna sui generis che, manco a dirlo, fa un casino bestiale. La incontro in un bar romano. È un po’ delusa perché piove, si aspettava di trovare il sole. Ordina un succo d’arancia e mi chiede «Perché Rolling Stone è interessato a me?». Così, giusto per mettermi a mio agio.

Amanda, non passi mai di moda. Non ti vediamo spesso però…


Non voglio fare più tv in Italia, eppure continuano a chiamare ogni settimana. Mi chiedo perché, visto che non ho niente da vendere e il mio film esce a giugno. Mi rispondono che il personaggio interessa sempre. Ma non ho niente da dire, ho già detto tutto. Vita e miracoli di Amanda Lear si sanno.


Vediamo di trovare qualcosa di nuovo allora. Per prima cosa: non ti sei stancata di essere ricordata, principalmente, per Tomorrow ?


Questa cosa succede solo in Italia. Ho fatto 16 o 17 album, ho venduto 28 milioni di dischi in tutto il mondo e qui si ricordano della canzone peggiore che ho scritto. E posso criticarla perché l’ho scritta io. Ho scritto anche canzoni che mi piacciono eh! Come Sphinx e Follow me. Nei tempi recenti ho pure ricantato brani come I love you baby o pezzi dei Pet Shop Boys. Niente, qui solo Tomorrow, pure in radio. Vabbè che ci prendo dei soldi, ma mi dispiace.

Personalmente ho un feticcio: Alfabeto.


Sì, è carina. L’ha ripresa adesso un cantante canadese, strano perché sono passati 40 anni – è del 1978 – eppure ancora adesso piace. Tra l’altro, ascoltandola, mi sono resa conto di essere stata la prima a parlare sulla musica. Allora non si faceva. In più il mio produttore ha voluto mettere una base di musica classica. Ho pensato che non potevo canticchiare su Bach, così ho deciso di parlare.

Negli anni di massimo splendore ricordo le tue hit e quelle di Miguel Bosé…

Quando ho incontrato Miguel aveva 17 anni, era carino carino. Il padre – grande torero – era più macho, più virile, più maschio. Sono 10 anni che non lo incontro, mi dispiace vederlo invecchiare, ma è rassicurante. Invecchio pure io, anche se le giornaliste scrivono che ho detto che gli altri invecchiano e io no. Smetterò di dare interviste alle donne, perché hanno il vizio di deformare tutto quello che dico e farmi sembrare cattiva. Non so perché…

Addirittura !


Lo fanno apposta, non gliene frega niente della mia carriera, dei dischi che ho fatto. A loro interessano l’età, gli amori, il sesso. Non mi chiedono gli incontri che ho avuto con i grandi come Salvador Dalì.


A questo proposito, cosa le hanno lasciato gli incontri con questi grandi ?

Di non fidarmi mai di nessuno. Dalì come Bowie erano circondati da persone che volevano qualcosa da loro, si servivano di loro. O li frequentavano solo perché erano famosi. Bisogna trovare il vero amico che non gliene frega niente se non sei in copertina. Ce ne sono pochissimi e ho cercato immediatamente di mettermi da parte 2-3 amiche o amici seri e tenermeli per sempre, perché tutto il resto passa. Ho incontrato tanti amori e produttori che spariscono, cambiano idea. E non ti dico le promesse.

E quindi ?


Se uno è imbecille ci casca, quando si ha un po’ di successo. Millantano tournée, film, e poi non succede niente.

Come hai ovviato al problema ?


Non prendo agenti, non voglio manager, faccio tutto da me. Sono diventata quella che chiamano una control freak, cioè una ossessionata dal controllare tutto. Vogliono controllare la mia immagine? Lo faccio io, perché so come la voglio. Ora mi vedono come una donna in gamba, molto dura negli affari. Non è così, solo che gestisco da sola. Ne ho visti tanti come Bowie, che erano drogati, e quindi avevano bisogno di qualcuno che li curasse, che li mettesse a posto, che si occupasse della loro salute. Tutti i grandi cantanti, come Prince, sono morti di droga, ma dietro avevano manager che li coccolavano. Io non ce l’ho.


Ecco.

Tutto questo per dire che sono una gran solitaria. Mi piace l’idea della lupa: mi piace stare da sola, sto benissimo da sola, non cerco nessuno. Mi rendo conto che, tanto, siamo nati soli e moriremo soli. L’importante è stare bene con se stessi. Ma questo l’ho imparato dopo. All’inizio volevo sempre compagnia. Poi, piano piano, sono tutti spariti o sono morti. Sono rimasta sola e mi sono resa conto che sto molto meglio.

Parliamo della tua carriera. Fai teatro da un po’.


Ho cominciato nel 2009, sono quasi 10 anni. Ho fatto una commedia dopo l’altra. È molto impegnativo perché hai tre mesi di prove, sei mesi a farlo fisso a Parigi in un teatro – perché costa 300mila euro e bisogna sfruttarlo al massimo – e poi parti ancora sei mesi in tournée. Quindi, per un anno della tua vita, sei tutte le sere con questo ruolo teatrale. È molto faticoso, molto impegnativo, pagato malissimo, ma mi ha davvero cambiato la vita.

Perché ?

Ero abituata alla tv, alle belle luci, l’importante era essere fotogenici. Invece non sei fotogenica in teatro, la luce fa schifo. L’importante è la voce: ti devono sentire lì, al terzo balcone, hanno pagato 10 euro ma ti devono sentire, dal vivo, senza microfono.


Difficile ?


È una cosa più pericolosa. Tutte le sere non sai che succede: è come stare in equilibrio su un filo e, se sbagli, i colleghi che lavorano con te, sbagliano anche loro. È un esercizio impegnativo che mi ha fatto un bene della Madonna.

In che senso ?

Mi ha cambiato la voce. Ero abituata allo studio, a parlare piano o sussurrato. Invece in teatro il mio regista si è seduto nell’ultima fila e mi ha detto che non mi sentiva. Finché la mia voce non si è impostata più forte, più alta e più potente. È un mestiere. Diciamo che ho imparato a recitare e adesso, che vado un po’ meglio con la recitazione, posso permettermi di accettare anche dei ruoli al cinema, qualche cosa più importante. Stiamo parlando di un musical per questo inverno. Vedremo.

Musical ?


In Italia. La gente pensa che sono in pensione perché sono 10 anni che non mi vede a Ballando con le stelle. Non sanno che sono in teatro tutte le sere e lavoro come una pazza. Mi piacerebbe che mi vedessero recitare qui.


Di che musical si tratta ?

Un musical originale sul mondo della moda.

Ma gli spettacoli che hai interpretato in Francia ? Non li porti da noi ? Mi sembrano siano andati bene, no ?

Sì, il primo ha avuto un grande successo e l’ho recitato per tre anni di fila a Parigi. Certi produttori italiani sono venuti a vederlo e mi hanno detto che volevano portarlo in Italia. L’hanno tradotto, l’ho letto e ho detto «no, grazie».

Come mai ?


Era di una volgarità! Si parlava di Berlusconi, di puttane. Lo spettacolo io non lo vedevo così volgare, ma pur di far ridere l’avevano fatto diventare come il Bagaglino.

Be’ non sarà stato l’unico approccio con i produttori italiani…

Un’altra commedia mia, che facevo a Parigi, si chiamava Divina. Ero elegantissima, vestita da Jean Paul Gauthier. Facevo la diva della televisione, un bel ruolo scritto apposta per me. L’han tradotto in italiano e l’hanno fatto recitare a…sei seduto?

Sì, chi sarà mai ?

Anna Mazzamauro.

La Signorina Silvani !


Ti rendi conto? È bravissima, mi fa ridere, ma è come se domani recitassi La ciociara. Il ruolo era una donna molto glamour, vestita tutta haute couture. Però, vabbè, questi sono i produttori italiani.



Torniamo al piccolo schermo. Nulla ?

Se mi propongo qualcosa. Mi piacerebbe fare uno show in cui intervisto le mie colleghe.

E che mi dici dell’arte ?

Ho fatto qualche mostra presentata da Sgarbi a Londra, Spoleto, Venezia. Ora preferisco fare le mostre senza Sgarbi. L’ideale sarebbe vivere della mia pittura. Sto a casa, non mi trucco, lavoro, mando il quadro e aspetto l’assegno. È un mestiere meraviglioso.

Ma una trasmissione sull’arte, non le piacerebbe  ?

In Inghilterra c’è un programma sulla BBC.

Quello con la suora ?


Ah la conosci? Conosci Sister Wendy?

Sì, ho visto qualcosa.


Sister Wendy è una suora che non capisce un cazzo d’arte. Va nei musei e dice «Guardate gli angioletti, come sono carini». Vista con lei fa ridere, ma almeno si parla d’arte. Mentre in tv adesso non se ne parla mai o lo si fa in modo noioso. Vorrei fare un programma sull’arte, ma divertente. L’ho anche proposto. Tipo che vado a casa di Botero a intervistarlo, vado a vedere come si fa una statua, vado a scovare i pittori nelle loro case, come si diventa modella. Ci sono un sacco di cose intorno all’arte che la gente non sa. Come si calcola il prezzo di un quadro, ad esempio. Niente. L’arte da fastidio.

Però su Cielo ti ho vista nel programma Voulez-vous coucher avec moi ?


Ho fatto solo dei lanci per una rassegna di film francesi famosi. Hanno scelto una decina di pellicole. Era un modo per farmi vedere e, in quell’occasione, sono andata alla trasmissione di Cattelan. È andata molto bene, a parte per la luce che faceva schifo. Era proprio orrenda. Lui era molto carino, molto divertente. Fare dei talk show così serve.

Ah sì ?

Be’ sì, perché la gente non si ricordava di quanto fossi ironica. Meglio di un’apparizione cantando in playback la domenica pomeriggio.



La tv italiana la guardi ?


Nel mio albergo c’è la rete francese France 24 e guardo solo i telegiornali. Mi interessano solo le news. Se cambio e guardo la D’Urso mi sembra di essere su un altro pianeta. Parlano di argomenti che non capisco come possano interessare alla gente. Stamattina su Rai 1 intervistavano il padre di Rubicondi, l’ex marito di Ivana Trump. Ma chi se ne frega? Ma queste cose interessano alle 9 di mattina? Questa tv è tutta pettegola. Ed è il motivo per cui 10 anni fa ho detto basta. Facevo Ballando con le stelle e davo i voti vicino a Mariotto.

Senti, a proposito di gossip, ma è vero che hai litigato con Malgioglio perché va a dire in giro la tua età ?


Prima di tutto Malgioglio non dice la mia età, ma dice quella che lui pensa sia la mia età. Malgioglio mi diverte, è un giullare. Quello che non mi diverte è vedere, per esempio, dalla D’Urso, della gente che parla di me, ma non ho mai incontrato in vita mia, che non conosco, non so neanche chi sono.

Tipo ?


Simona Izzo. Non la conosco. Io non posso andare a dire cose sulle persone, se non le conosco. Non mi permetterei mai. Non avete in Italia una specie di censura che dice alla gente «Ma cosa dici? Ma stai zitta!». Invece il padrone di casa del programma li spinge a continuare e poi dice: «Ma perché dici così?». È un’ipocrisia. Comunque l’importante è che la gente di strada mi ama. Non questi tre opinionisti. Ah, perché ora c’è un nuovo mestiere: l’opinionista. Che lavoro fanno? Hanno un’opinione. Vabbè. Avranno fatto studi per essere opinionisti?

Non credo. Opinionisti a parte, li conosci i Baustelle ?


Hanno fatto una canzone che si intitola Amanda Lear. Hanno spopolato. Io non ho mai sentito parlare di loro, ma mi hanno chiamato per fare il video. Mi sono detta: «Ma chi sono questi qua?». Mi hanno mandato una foto e ho pensato che non avrei fatto un video con questa gente che non conosco. Ho chiesto una cifra da capogiro e non se n’è più parlato. Invece la canzone esce ed è un trionfo. Hanno fatto tutto il giro d’Italia. A me fa gioco. È un onore che ci siano ragazzi della nuova generazione che, da viva, scrivano canzoni con il mio nome. È un complimento, mi fa piacere e la canzone è carina.

È vero che è molto vicina a Macron ?

Ahahahahaha! No, c’è un imitatore, alla radio francese, che ogni mattina fa la mia voce esagerata e mi fa passare come la moglie di Macron, visto che ha deciso che mi assomiglia. Si è inventato questo personaggio in cui prendo il posto di Brigitte e lo accompagno negli impegni istituzionali. È divertente, ma un giorno o l’altro la Macron si offenderà perché la prendono in giro con la mia voce.



Senti, ma come vivi il fatto di essere considerata un’icona della trasgressione ?


Non ho mai capito cosa voglia dire trasgressione. Essere trasgressivo vuol dire essere fuori dalla regole. Trenta o 40 anni fa significava fare programmi come Strix, fare vedere il seno come Patty Pravo, truccarsi come Renato Zero. Solo che ora lo fanno tutti. Oggi è trasgressivo sposarsi in chiesa, fare figli, non divorziare, essere fedeli.

Sei credente ?

Sono un’accanita di Santa Rita. Sono andata a Cascia e ho visto il corpo della santa imbalsamato, tipo Biancaneve, nella bara di cristallo. Piccola così, fa i miracoli.

Non ti pensavo credente.


I miei erano cattolici, se fossero stati buddisti lo sarei stata anch’io. Penso che la religione sia importante, qualunque essa sia. È importante che l’essere umano abbia qualcosa in cui credere. I ragazzi di oggi temo non credano più in niente. Solo nei soldi e nel fare dei selfie, avere più follower possibile su Instagram.

E come la mettiamo con il fanatismo religioso ?

È una cosa orrenda. Ma lo è ovunque, anche nella politica o nella musica rock. È un fanatico che ha ammazzato John Lennon. Charles Manson era un fanatico. Io amo controllare tutto. E il fanatismo è incontrollabile.

Utilizziamo il titolo di un libro su di te: Chi ha paura di Amanda Lear ?


Tutti. Troppo intelligente, troppo ironica. In tv, ad esempio, vogliono mettere a disagio e se arriva una come me è difficile. Non piace questo. Faccio paura, anche al maschio. Vogliono una bella tettona. Il segreto della Monroe era di fare la scema. È un ruolo che la donna ha accettato di recitare. E non deve più accettare questa parte imbecille di fare la sottomessa.

Tu, invece, di che hai paura ?

Di mancare di salute, di soldi, di amici, di amore. La salute mi preoccupa molto. Sono stata un po’ stanca l’anno scorso. Dopo il tour, una sera mi girava un po’ tutto e il dottore mi ha detto che mi stava arrivando un esaurimento nervoso. Ho dovuto rallentare per essere in piena salute, continuare a viaggiare e fare sognare la gente.

Prossimo step ?

Un film d’autore per dimostrare di saperlo fare. Vuol dire pochi soldi e brutte luci. Se riuscissi a fare emozionare sarebbe interessante. Le cazzate me le propongono tutti i giorni.

Ti vedrei bene in un film di Almodóvar.


Tutte le volte che ci incontriamo mi dice: «Amanda, quand’è che lavoriamo insieme?». Gli rispondo «Amore, hai il mio telefono. Datti da fare!».

In Spagna è uscito un film su Dalì.


Si intitola Miss Dalì sulla vita di Dalì. E una ragazza bionda, carina, un’attricetta catalana, fa il mio ruolo. Devo dire che è molto sorprendente vedere sul grande schermo una tipa che fa me. Hanno inventato situazioni che non sono mai capitate. A Cannes hanno presentato un’altra pellicola e Ben Kingsley interpreta Dalì. Ce n’è un altro in preparazione: è un argomento che interessa tantissimo. Io, invece, sto doppiando Gli Incredibili 2: il primo ha avuto così successo che mi dicono essere il mio miglior ruolo. Mi ha chiamato la Disney per dirmi che sono l’unica del cast originale a essere stata riconfermata. Doppio sia la versione francese che quella italiana. Sarà un grosso lancio, mi pagano bene e andrò a Disneyland a vedere i topolini.

Non dimentichiamoci, poi, che sei stato uno dei volti più amati di Mediaset.


Ero la punta di diamante di Berlusconi. Un giorno, nel 1981, mi dissero che mi voleva per lanciare un programma sulla Rete 5. Nessuno lo conosceva, sapevo solo che era un imprenditore. Mi hanno mandato un aereo privato, sono arrivata a Milano 2 e mi ha offerto Premiatissima con Cecchetto. Voleva una come me perché parlavo cinque lingue. È stato l’inizio della mia carriera: non avrei mai pensato di fare tv in Italia. Si è rivelata un’esperienza divertente.

Racconta…

Mi sono accorta fin dall’inizio che la soubrette italiana, nei varietà, era un’imbecille, una che fa l’occhietto e sculetta. Mina a parte. Volevano una vestita bene, con delle belle gambe. Il ruolo principale era dell’uomo. A me non andava bene per niente. Volevo essere io la protagonista. E così mi sono messa a prendere in giro il mio partner. Il pubblico femminile mi iniziò a vedere come una dalla loro parte, questo personaggio molto ironico piacque e andai avanti. Feci carriera così, non perché ero una maggiorata.

Ma hai un idolo, un personaggio al quale ti ispiri ?


Mae West, perché mi ricordo che era brutta, grassa, ma con un’ironia talmente forte che mi sono voluta ispirare a lei.

Torniamo a parlare di musica. Ma è vero che hai mollato Bowie ?

Si era innamorato della copertina del disco For your pleasure dei Roxy Music. Bryan Ferry era pazzo di Kim Novak dopo aver visto La donna che visse due volte e voleva farmi un personaggio alla Hitchcock. Bowie vide la foto e fece di tutto per incontrarmi. Lui non mi piaceva per niente: lo trovavo brutto, aveva i denti storti, non aveva sopracciglia e gli occhi di colore diverso l’uno dall’altro.



E allora ?


Aveva un gran fascino. Siamo stati insieme per due anni. Lasciava la moglie, che non serviva a niente, e poi c’era questo bambino, Zowie, che odiava le canzoni di suo padre. Ora è diventato il regista Duncan Jones.

Comunque Bowie voleva farti fare la cantante, no ?

Bowie mi mise sotto contratto. Io gli dissi che non sapevo cantare, ma lui mi pagò lezioni di canto, affitto, lezioni di ballo. Poi mi portò con lui a New York e, una volta arrivato, nel periodo di Young America, cominciò a drogarsi. A quel punto mi sono stufata. Avevo inciso un disco che non usciva mai, lui diceva di aspettarlo, che l’avrebbe fatto uscire dopo la tournée. Ma mi ero stancata.

E che hai fatto ?


Ricevetti una chiamata dalla Germania, dalla casa discografica Ariola. Piacevo molto ai tedeschi, perché sono sempre stati innamorati della biondona tipo Marlene: con il vocione come una che fuma in un cabaret. Hanno voluto creare una nuova Marlene disco. Ho mollato Bowie, ho preso l’aereo per Monaco di Baviera e ho inciso il primo disco. Mi facevano fumare tutta la sera, fino a che non ne potevo più. E poi mi facevano registrare con la voce roca. Dicevano che era quella che volevano. Io pensavo che la mia voce facesse schifo così.

Non vorresti fare un album di inediti ?


Con i pezzi giusti sì. Mi piacerebbe fare qualcosa con i Pet Shop Boys, ma Neil Tennant fa come Almodóvar. Mi dice sempre che dobbiamo fare qualcosa insieme. Sai che i PSB sono famosi per resuscitare le cantanti morte, no? (ride). Mi piacerebbe lavorare con gente interessante. Una volta mi incontrai con Toto Cutugno in Russia – Tutti questi cantanti come Ricchi e Poveri e Al Bano vanno lì perché li pagano un sacco – e disse che mi avrebbe fatto fare Sanremo e mi avrebbe scritto una canzone che, io, una così, non l’avrei mai cantata. Mi disse di presentarmi in jeans, senza paillettes, per cantare un vero brano italiano. L’idea era quella di cambiare assolutamente genere. Gli artisti devono evolversi, devono prendersi il rischio, non come Giorgio De Chirico che non si è mai rinnovato.



Insomma, per il momento niente musica.


Una sera Rocco Siffredi mi aveva fatto la proposta di fare un duetto con lui. L’idea era di cantare Parole parole. Poi, siccome lui vive a Budapest, una volta alle 2 di notte mi chiama e mi dice che ha pensato al nostro duetto e che non lo avrebbe fatto per non danneggiare la sua immagine. La tua immagine? Cioè questo fa vedere il culo al mondo intero e io gli rovino l’immagine? (ride) Comunque Rocco mi fa morire dal ridere. E proposte come queste ne ho ricevute tante.

Ma ci sarà un brano che, più degli altri, pensi sia il più riuscito ?


Sphinx. Una canzone lenta, malinconica. Le altre sono cazzate, ma pagano l’affitto. Sphinx non è ballabile, è diversa dalle altre. È la storia di una fenice che muore e rinasce sempre. Ho scritto io le parole. Ho cantato pure in spagnolo. E ho fatto una tournée in Sud America con Iva Zanicchi. Ti rendi conto? Con Iva Zanicchi! Siamo dovute tornare a nostre spese perché l’impresario argentino scappò coi nostri soldi. I musicisti hanno dovuto vendere i loro strumenti per comprarsi il biglietto aereo. Abbiamo vissuto dei momenti…Non sono mai stata fortunata con i soldi. Sarei potuta essere miliardaria come Britney Spears!

mardi 22 mai 2018

Amanda Lear si racconta a l’Intervista di Maurizio Costanzo... New's and New' s

Amanda Lear si racconta a l’Intervista di Maurizio Costanzo
Di Maura Messina


Amanda Lear, ieri sera (21 maggio), è stata ospite a l’Intervista di Maurizio Costanzo (in onda su Canale 5) dove si è raccontata . Per anni le voci sulla sua ambiguità sessuale sono circolate insistenti e dunque, una volta per tutte, ha voluto rispondere:

“L’ambiguità? È quando la gente normale non riesce a capire bene cosa sei, chi sei. Io ho sempre dato l’immagine di una donna aggressiva, un po’ maschile nell’atteggiamento, e la gente pensava: ‘una donna non si comporta così, non è una donna vera’. Oggi tutte le donne sono così”

Amanda Lear ha alle spalle una bellissima storia da raccontare, in cui tra i protagonisti ci sono i personaggi e gli artisti più influenti del ‘900. Dal pittore Salvador Dal a David Bowie. 

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Amanda Lear al GF Vip e L’Isola dei Famosi? Parla la cantante, che fa la sua proposta...


Ospite di Maurizio Costanzo a L’Intervista, Amanda Lear ha rivelato di aver ricevuto varie proposte per partecipare a L’Isola dei Famosi e al Grande Fratello Vip, ma ha aggiunto di aver sempre rifiutato.
A parte il suo rifiuto per i reality, la Lear però si è proposta come giudice in un programma musicale.
“Isola? Ma no, mai in una spiaggia senza nulla, in un paese lontano, no, al massimo vado in Sardegna. Al GF Vip? no, no, mai, ma vi immaginate io che mi lavo i denti in mezzo a degli analfabeti? Ma mai, anche se me l’hanno chiesto tantissime volte. Al massimo io posso fare una giuria di una cosa di cui mi intendo, non so, un programma sulla musica”.

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„L’Intervista, Amanda Lear blocca le immagini : 
                                                      “La mia età non importa”


Ospite di Maurizio Costanzo, l'attrice e cantante ha preferito bloccare le immagini che ponevano interrogativi sulla sua età anagrafica: "L’importante è che sono viva”, ha spiegato prima di affrontare molti aspetti della sua vita“

“L’anagrafica non m’interessa… Sapere quando sono nata, se ho 50, 60, 70 anni non m’importa niente. L’importante è che sono viva”: così Amanda Lear ha spiegato perché ha voluto premere ‘alt’ (pulsante che permette all’ospite di bloccare le immagini trasmesse sul video) alle domande che scorrevano sullo schermo de ‘L’Intervista’ di Maurizio Costanzo e che ponevano interrogativi sulla sua età anagrafica.


La conduttrice, cantante e attrice, ha preferito parlare d’altro, della sua vita passata, della sua infanzia, dei suoi genitori che – ha detto – le hanno insegnato che le “coppie non durano”: “Veder i genitori che si separano è stato traumatico. Uomini e donne non sono fatti per stare insieme”, ha confidato.

Argomento affrontato è stato anche il concetto di ambiguità che l’ha sempre contraddistinta: “Davo l’immagine di una donna aggressiva, maschile nell’atteggiamento….. la gente pensava: 'non è una donna vera'. Ma adesso tutte le donne sono così” ha aggiunto ancora la cantante che ha ammesso di aver sempre avuto questo atteggiamento anche nella seduzione.“

„L'Intervista, Amanda Lear ospite di Costanzo: dall'ambiguità sessuale a Bowie “



Nel corso dell’intervista la showgirl ha parlato anche dei complessi durante l’infanzia, delle sue passioni ma anche dei suoi amori (una volta s’innamorò di due gemelli), tra cui David Bowie e Salvador Dalì.



"L’uomo delle stelle", come racconta la cantante, è stato "un grande artista, ma anche molto tormentato". È stato il primo a credere in me come artista, mi ha pagato le lezioni di canto". Un’icona senza tempo diventato famoso anche per i suoi look stravaganti: "Si truccava più di me, ma il problema dei maschi che si truccano è che non si struccano la notte prima di dormire. Mi sporcava il cuscino con il fondotinta".

Direct Link.today.it

AMANDA LEAR/ L'ospite blocca Costanzo: "Della mia età non m'importa nulla" (L'Intervista)

Amanda Lear, protagonista de L'Intervista di Maurizio Costanzo, ha negato la sua partecipazione a qualsiasi reality, lanciando però un'altra proposta televisiva...


L'Intervista di Maurizio Costanzo ad Amanda Lear è stata ricca di momenti significativi: uno di quelli che maggiormente hanno fatto discutere, soprattutto sui social, è stato quando la diva ha deciso di premere il pulsante a disposizione di ogni ospite per bloccare le immagini che scorrono sullo schermo. Il motivo? Le domande sull'età anagrafica, alla quale la mitica Amanda si è sottratta così:"L'anagrafica non m’interessa...Sapere quando sono nata, se ho 50, 60, 70 anni non m’importa niente. L’importante è che sono viva". Questo non vuol dire che Amanda Lear si sia sottratta a temi spinosi. La conduttrice ad esempio ha ripercorso la sua infanzia, la separazione dei suoi genitori, da cui ha imparato che "le coppie non durano": "Vedere i genitori che si separano è stato traumatico. Uomini e donne non sono fatti per stare insieme". (agg. di Dario D'Angelo)

AMANDA LEAR? "IO ALL'ISOLA? MAI"

Amanda Lear è tornata in televisione, ospite di Maurizio Costanzo a L'Intervista dove ha parlato anche delle richieste da lei ricevute negli ultimi tempi dal mondo dello spettacoli. La musa di Salvador Dalì ha precisato di essere stata chiamata in causa per partecipare a dei reality show ma di avere sempre declinato l'offerta. Mai, infatti, si sentirebbe sentita a suo agio in un'isola priva di comodità, nè tanto meno in una Casa da condividere insieme a degli inquilini privi di cultura. Ecco le sue parole: "Isola? Ma no, mai in una spiaggia senza nulla, in un paese lontano, no, al massimo vado in Sardegna. Al GF Vip? No, no, mai, ma vi immaginate io che mi lavo i denti in mezzo a degli analfabeti? Ma mai, anche se me l'hanno chiesto tantissime volte". Amanda Lear non ha invece escluso la sua partecipazione a qualche talent show: "Al massimo io posso fare una giuria di una cosa di cui mi intendo, non so, un programma sulla musica". [Agg. di Dorigo 
Annalisa]



LA SUA IMMAGINE RIVOLUZIONARIA

Cantante, modella, attrice ed artista eclettica da ogni punto di vista, Amanda Lear sarà ospite questa sera della nuova puntata de L'Intervista, il talk show condotto da Maurizio Costanzo in seconda serata. Colei che in passato ha avuto la straordinaria fortuna di fare da musa a Salvador Dalì si racconterà questa sera ai microfoni di Canale 5, raccontando particolari inediti sul suo passato a partire dal suo ruolo di donna trasgressiva, decisamente in anticipo rispetto ai tempi. La Lear precisa di non essere affatto preoccupata della sua età e di essere ancora oggi ambita anche tra i più giovani: "L'anagrafica non mi interessa. Ancora adesso i ragazzi mi dicono 'quanto sei bona'... Il complimento è lì". E sul ruolo di donna aggressiva, che in passato ha scatenato diverse critiche per quella che è stata definita un'eccessiva mascolinità, la Lear ha le idee molto chiare: "L'ambiguità? È quando la gente normale non riesce a capire bene cosa sei, chi sei (...) Io ho sempre dato l'immagine di una donna aggressiva, un po' maschile nell'atteggiamento, e la gente pensava: 'una donna non si comporta così... Non è una donna vera'. Oggi tutte le donne sono così".



LA MUSA DI SALVADOR DALI'

Tra le tante attività nella lunga carriera di Amanda Lear, è impossibile non ricordare la collaborazione con il pittore Salvador Dalì per il quale posò spesso e fu musa ispiratrice per ben 15 anni. Fu soprattutto la sua androginia ad ispirare l'artista e più in generale il mondo della moda e della musica (anche su consiglio del suo amante David Bowie). Ma con Dalì e sua moglie, nacque anche una bella amicizia che durò più a lungo del previsto. La sorpresa per questo rapporto verrà questa sera raccontata dalla stessa Lear ai microfoni di Maurizio Costanzo ne L'Intervista. La Lear infatti affermerà di essere rimasta colpita da questa incredibile novità che caratterizzò la sua vita: "Ho capito di essere innamorata del pittore quando la moglie mi ha detto: 'se lei vuole il mio posto questa è la mia stanza'. Non avevo mai incontrato una donna così, che non aveva la gelosia, dopo è diventata la mia migliore amica e sono rimasta con questa strana coppia più di 15 anni".

LA RELAZIONE CON DAVID BOWIE

Nel passato di Amanda Lear c'è anche un grande personaggio della musica con il quale instaurò un relazione sentimentale molto chiacchierata all'epoca. Conobbe il cantante nel 1973, dopo aver posato come modella fetish sulla copertina dell'album For Your Pleasure dei Roxy Music, e fu proprio lui, come la stessa Lear rivelò anni dopo in una intervista, a suggerirle di giocare sull'ambiguità per attirare l'attenzione del mondo dello spettacolo. Fu insieme a Bowie che registrò la sua prima canzone Star (mai pubblicata) e che pensò di lasciare la sua carriera da modella per intraprendere quella della musica e del ballo (Bowie arriverà persino a pagarle corsi che dessero spazio al suo talento). A Maurizio Costanzo, questa sera, Amanda Real rivelerà qualche divertente particolare su questa relazione: "È stato il primo a credere in me come artista, mi ha pagato le lezioni di canto. Si truccava più di me ma il problema dei maschi che si truccano è che non si struccano la notte per dormire, mi sporcava il cuscino con il fondotinta".

Direct Link ...ANNALISA DORIGO

lundi 21 mai 2018

Amanda Lear ...modella e artista francese naturalizzata italiana racconterà la frenetica vita a L'intervista

"L'intervista" di Maurizio Costanzo: 
                           l'ospite della seconda puntata è Amanda Lear


Continua la quinta edizione de L’intervista, condotto da Maurizio Costanzo ed in onda su Canale 5. Nella seconda serata di lunedì 21 maggio alle 23:30, il conduttore metterà sotto i riflettori con le sue domande la variopinta e frenetica vita di Amanda Lear, la celebre modella, cantante, soubrette (e tanto altro ancora) francese naturalizzata italiana. Il format del programma prevede una carrellata di immagini e contributi video sulla vita dell’ospite di puntata, che può essere interrotta dall’intervistato con un pulsante. Quanto mostrato servirà da spunto per le domande di Maurizi Costanzo, che in questo appuntamento saranno molto interessanti data l’incredibile esistenza di questa vecchia conoscenza della televisione italiana.

L’intervista: anticipazioni della seconda puntata
La lunga carriera come modella e artista poliedrica di Amanda Lear è stata segnata in particolare dal rapporto con due uomini che hanno segnato la cultura occidentale nel ‘900. Parliamo in primo luogo del celebre pittore spagnolo Salvador Dalì, padrino della corrente artistica del surrealismo, del quale la modella divenne la musa per oltre quindici anni. Amanda Lear racconterà anche il singolare rapporto con la moglie del pittore, definita come una donna priva di gelosia e che divenne sua migliore amica.


Cruciale per la vita di Amanda Lear fu invece negli anni ’70 la liason amorosa con David Bowie, vero mostro sacro della musica pop e rock nonché padre del glam rock. L’artista, scomparso nel 2016, è raccontato così: “era tenero, attraente, intelligente. Un grande artista ma anche tormentato”.

L’intervista su Canale 5: la vita di Amanda Lear
Già la nascita stessa di Amanda Lear merita una storia a parte, con buona parte della vita giovanile avvolta nel mistero, così come le sue origini. Si rese nota come modella dai tratti e dai modi decisamente androgini per l’epoca, caratteristiche che attirarono le attenzioni di Salvador Dalì. Divenne una star della musica disco negli anni ’70, avendo poi fortuna come soubrette e conduttrice di programmi televisivi in diversi paesi europei.



dimanche 20 mai 2018

Amanda Lear: « Oggi, le donne, tutte maschili come me »

Da David Bowie che le paga le lezioni di canto alla moglie di Salvador Dalì che scopre le sue attenzioni nei confronti del marito: così Amanda Lear si confessa a Maurizio Costanzo




19 MAY, 2018 di MARIO MANCA

Che Amanda Lear e David Bowie fossero amici, colleghi stimati, è cosa risaputa. Che il Duca Bianco sia stato il primo a credere nel suo talento, invece, un po’ meno. «David era tenero, attraente, intelligente. Un grande artista, ma anche molto tormentato», racconta Amanda a Maurizio Costanzo nel corso della nuova puntata de L’Intervista, in onda lunedì 21 maggio in seconda serata su Canale 5. «È stato il primo a credere in me come artista, mi ha pagato le lezioni di canto», insiste l’artista con la voce ricolma d’emozione.



«Si truccava più di me, ma il problema dei maschi che si truccano è che non si struccano la notte prima di dormire. Mi sporcava il cuscino con il fondotinta», ricorda con piacere Amanda, musa di Salvador Dalì, attrice, pittrice, cantante, modella, definita spesso «ambigua» dai media internazionali. «L’ambiguità? È quando la gente normale non riesce a capire bene cosa sei, chi sei. Io ho sempre dato l’immagine di una donna aggressiva, un po’ maschile nell’atteggiamento, e la gente pensava: ‘una donna non si comporta così, non è una donna vera’. Oggi tutte le donne sono così», chiarisce Lear parlando delle voci che per anni hanno insinuato che non fosse una donna.



Sentirla parlare è un viaggio straordinario fra gli artisti più grandi del Novecento, fra gli sprazzi di un tempo glorioso e ormai assopito. Come quando, parlando dell’amore nei confronti di Dalì, dice che «ho capito di essere innamorata quando la moglie mi ha detto: ‘se lei vuole il mio posto, questa è la mia stanza’». O come quando, parlando dell’età anagrafica, scherza dicendo che «ancora adesso i ragazzi mi dicono “quanto sei bona”. Il complimento è lì».

jeudi 17 mai 2018

Amanda Lear si racconta a Maurizio Costanzo ...

Amanda Lear si racconta a Maurizio Costanzo nel nuovo appuntamento con L'Intervista: 
            Lunedì 21 maggio in seconda serata su Canale 5



Il nuovo appuntamento con “L’intervista” di Maurizio Costanzo è per lunedì 21 maggio, in seconda serata, su Canale 5.

Questa settimana l’eclettica artista francese naturalizzata italiana Amanda Lear si racconta a cuore aperto al giornalista, in una narrazione scandita da video e brani musicali evocativi che la coinvolgono umanamente e artisticamente.

Amanda modella, cantante, conduttrice, scrittrice e attrice, nonché musa del grandissimo artista Salvador Dalì per oltre quindici anni.

Una carriera internazionale invidiabile, decollata sullo sfondo delle passerelle parigine per poi dedicarsi alla canzone prima e alla televisione dopo.

Un successo e una popolarità riconosciuti oltre che in Francia anche in tanti paesi tra cui l’Italia, la Spagna, il Belgio, la Germania, la Grecia, la Finlandia, il Giappone e il Sud America.



Stralci Costanzo/Lear

- Sull’età anagrafica

Lear: L'anagrafica non mi interessa… [...] Ancora adesso i ragazzi mi dicono “quanto sei bona”... Il complimento è lì...



- Sull’ambiguità

Lear: L'ambiguità? E’ quando la gente normale non riesce a capire bene cosa sei, chi sei… [...] Io ho sempre dato l'immagine di una donna aggressiva... Un po' maschile nell'atteggiamento... E la gente pensava: “una donna non si comporta così... Non è una donna vera”. Oggi tutte le donne sono così...



- Su Salvador Dalì


Costanzo: Quando hai capito che eri innamorata di un grandissimo come Salvador Dalì ?

Lear: L'ho capito quando la moglie mi ha detto: "se lei vuole il mio posto questa è la mia stanza ". Non avevo mai incontrato una donna così, che non aveva la gelosia [...] dopo è diventata la mia migliore amica e sono rimasta con questa strana coppia più di 15 anni...



- Su David Bowie


Lear: Era tenero, attraente... Intelligente [...] un grande artista ma anche tormentato [...] E’ stato il primo a credere in me come artista... Mi ha pagato le lezioni di canto. [...] Si truccava più di me... Ma il problema dei maschi che si truccano è che non si struccano la notte per dormire [...] mi sporcava il cuscino con il fondotinta.



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dimanche 6 mai 2018

The queen Amanda Lear who gives the apple to eat to John ...

Apple Tailoring opens in London Thursday 23 May 1968


The full name of Apple's second boutique store was Apple Tailoring (Civil and Theatrical). It was situated at 161 King's Road, and was run by 25-year-old Australian designer John Crittle.


The Beatles' dress sense is quietening down now, like everyone else. They all went mad last year, but now they're all coming back to a normal way of life. We won't get teenyboppers here, because prices will be too high for them. We're pushing velvet jackets and the regency look, although The Beatles put forward plenty of suggestions. 


They have pretty far ahead ideas, actually. We're catering mainly for pop groups, personalities, and turned-on swingers. The teenagers seem too frightened to come in, even though they know this is The Beatles' place. Maybe it's because the place is too elegant and too expensive.

                    ...John Crittle


The premises were shared with another clothing company, Dandy Fashions (sometimes spelt Dandie), which had opened in 1966. Apple Corps' Neil Aspinall and company accountant Stephen Maltz became directors of Dandy as part of its transformation into Apple Tailoring.


The basement also housed a hairdressing salon financed by Apple and run by Leslie Cavendish, The Beatles' hair stylist.

Apple Tailoring lasted longer than the Baker Street boutique, but it too closed in 1968. The Beatles decided to withdraw from high street commerce and gave the business and all stock to Crittle.



vendredi 27 avril 2018

“AMANDA LEAR FUE UN EJEMPLO DE LIBERACIÓN FEMENINA TOTAL”

LA ACTRIZ HA ESTRENADO ‘MISS DALÍ’, DE VENTURA PONS
KARME MÀLAGA: “AMANDA LEAR FUE UN EJEMPLO DE LIBERACIÓN FEMENINA TOTAL”.
En el último film de Ventura Pons, ‘Miss Dalí’, interpreta a un mito de la cultura pop: Amanda Lear, modelo, cantante y musa de Salvador Dalí. Hablamos con la actriz catalana Karme Màlaga sobre este último reto en su carrera, sobre su trayectoria y sus proyectos en España y Francia.

Por Pere Vall Direct link ...Click !



Karme Màlaga y Joan Carreras son Amanda Lear y Salvador Dalí en ‘Miss Dalí’, de Ventura Pons.


Cómo preparaste el papel de Amanda Lear (Saigón, 1950)? Viste muchos vídeos? Leíste sobre ella?

Cuando Ventura Pons me llamó para interpretar este papel, me quedé en shock. Sobre todo, porque físicamente yo no veía que me pareciera a ella, a pesar de la convicción de Ventura y del director de casting. Ni era rubia, ni tenía su físico. Afortunadamente, he tenido la suerte de ir a Cadaqués desde que tenía 17 años, así que eran muchos los referentes que tenía de Amanda. Ya había visitado la casa de Dalí unas siete u ocho veces. Y el museo de Dalí en Figueres unas tres veces. Evidentemente, la incógnita sobre su identidad sexual fue lo primero que me vino a la cabeza. Y la duda que jamás pude resolver, a pesar de haber hablado con muchísima gente del pueblo y con Ventura. Recorrí una docena de librerías en París, incluso de libros de ocasión o de segunda mano, en búsqueda de su libro ‘Mon Dalí’, que, por desgracia, estaba ya descatalogado. Pero tuve la suerte de encontrar a alguien en Amazon que me lo mandó, después de haberle explicado que era para un papel. Sí, vi muchos vídeos. Amanda tuvo, y la tiene aún, una vida fascinante, y me obsesionaba su imagen y cómo poder parecerme a ella. Evidentemente, me cambiaron el color del pelo, y los dos meses anteriores al rodaje me los pasé comiendo bastante poco y haciendo ejercicio. A pesar de trabajar bajo las órdenes de un director que, muy amablemente, siempre me dijo que estaba fantástica. Estar con un cineasta que te hace sentir bien antes y durante el rodaje, y que confía en ti y en tu talento, no tiene precio.

Antes de ir a rodar las secuencias, y sólo despertarme por la mañana, me ponía las canciones de Amanda en Spotify. Y también cuando iba a hacer footing por Cadaqués. No hay nada más inspirador y motivador que un tipo de música con la que conectes y te transporte al universo del personaje. Debe de ser por la formación que he recibido de mi acting coach en estos dos últimos años y medio, Jack Waltzer, un neoyorquino de 91 años, miembro del Actors Studio que aún da clases en París y en Los Ángeles.



CÓMO SER LA ATREVIDA Y VALIENTE AMANDA

Qué te parece lo más interesante de ella como persona, personaje o artista? Teniendo en cuenta que, además de sus proezas profesionales, fue novia de David Bowie, Brian Jones y Bryan Ferry. Entre otros.

A medida que leía su libro, lo que más me alucinaba fue cómo, sin ser alguien conocido en su juventud, ni venir de una familia de artistas, llegó a acceder a ese universo artístico: de ser una modelo desconocida pasó a ser la musa de Dalí, a codearse con los Rolling, salir con David Bowie y aparecer en la portada de la revista ‘Vogue’. ¿Cuántas modelos han conseguido eso? Todo esto, en una época en la que la figura de la mujer aún no estaba lo suficientemente liberada, y donde a ella la juzgaban continuamente por su ambigüedad sexual y por exhibirse. Es, para mí, un ejemplo de liberación femenina total: hizo lo que le dio la gana, sin importarle lo que los demás dijeran de Amanda. Fue valiente, atrevida y luchadora.

Pudiste improvisar?

Había un texto que respetar. El guion es la biblia del actor, y hay que traerlo sabido para, después, no pensar en él cuando uno actúa. Pude improvisar en lo referente al modo en cómo decir mis diálogos. Ventura es genial en el trabajo. Nunca te va a decir: “Quiero esto así o asá, y quiero que lo digas así con este determinado punto y coma”. A no ser que sea algo muy necesario. Te da una absoluta libertad, y, en mi opinión en esa libertad reside la veracidad de los personajes.

Hablaste con ella? ¿Cómo está? ¿Qué hace? Los fans te deben envidiar…. y lo sabes.

Sí, hablé con ella por Instagram. Y parece mentira, pero me contestó, aunque muy escuetamente, y no quiso involucrarse mucho en este asunto. Hablamos en inglés, y me dijo algo así como que no veía la razón de hacer una película sobre la hermana de Dalí. De hecho, no puedo hablar sobre el final de la película, pero ese final me hizo entender el porqué de la respuesta de Amanda.

Además, en ‘Miss Dalí’ coincidiste en con dos mitos del cine: Siân Phillips y Claire Bloom.

Coincidí con ellas luego, en el preestreno en Londres. Esta es una película más larga de lo habitual, así que Ventura, con su británica y mesurada organización, dividió el rodaje en dos partes: en la primera, estaban estas dos estrellas del cine junto a otros actores como Vicky Peña. Después, rodé mi parte. En Londres, fui con el libro de Claire ‘Adiós a una casa de muñecas’ bajo mi brazo para que me lo firmara… ¡y le daba apuro firmármelo! Son dos actrices maravillosas. De lo más humilde que jamás hubiera pensado. Al terminar la proyección, Siân se giró y me dijo: “Querida, estás maravillosa. ¡Tan, divertida, fresca y espontánea!”.

Los verdaderos Amanda Lear y Salvador Dalí.


CHICA VENTURA PONS

Ya habías estado en un film anterior de Ventura Pons, ‘La vida abismal’ (2007), haciendo de francesa. Además, junto a un Óscar Jaenada que todavía no era la estrella de Hollywood que es ahora.

Recuerdo ese rodaje con muchísima ilusión. Era mi segunda experiencia cinematográfica de peso. Anteriormente, había participado en algún capítulo de series de televisión, en cortometrajes y en ‘Las películas de mi padre’ (2007), de Augusto Martínez Torres, pero, al ver cómo Ventura llevaba la batuta, cómo se preocupaba para que los actores estuviéramos bien... fue algo mágico. Y, sí, es cierto que Jaenada todavía no se había convertido en la estrella de Hollywood que es ahora pero acababa de ganar su Goya. En ‘Camarón’ (Jaime Chávarri, 2005) me fascinó y me hizo llorar. Me pareció alguien de lo más normal y amigable. Alguien que te hacía sentir bien al trabajar y te daba confianza.

Después de ‘Miss Dalí’, Pons vuelve a contar contigo. De qué se trata esta vez?

Es una aventura más que novedosa, tanto para él como para mí. Es su primer musical para la gran pantalla. Mi referencia es, por ejemplo, ‘Les Señoritas de Rochefort’ (1967), de Jacques Demy, que he visto muchas veces. Mi personaje vive en París y es una actriz que se codea con algunos personajes protagonistas de la película. La película trata de hacer reflexionar sobre la futilidad de las relaciones que se establecen en aplicaciones como Grinder o Tinder. Todo, con canciones de autores catalanes como Lluís Llach o Joan Dausà, traducidas al inglés. Se rodará en inglés, en París, Londres, Barcelona y Palma de Mallorca.



CÓMO SER LA ATREVIDA Y VALIENTE AMANDA

En tu carrera hay un film que citabas antes, ‘Las películas de mi padre’, que era una declaración de amor al cine y al arte. ¿Lo ves así también?

Yo veo ‘Las películas de mi padre’ más bien como un autohomenaje que el director quiso hacerse a él mismo y a las películas o cortos que él realizó o produjo. Entre ellos, el fascinante ‘Arrebato’, que dirigió Iván Zulueta y produjo Augusto. Gracias a esa experiencia, tuve la suerte de conocer al inolvidable Iván Zulueta.

Tienes una pequeña aparición en ‘Puta y amada’ (2018), de Marc Ferrer, que se verá en el próximo Festival D’A. Un papel muy loco, ¿no?

Sí lo fue. Pero me encanta interpretar papeles locos, impulsivos, que se alejen de mí, porque una siente una absoluta libertad. Fue muy divertido. Las pelis de Marc, no sé por qué, me recuerdan un poco a las primeras de Almodóvar, como ‘Pepi, Luci Bom y otras chicas del montón’ (1980) o ‘Mujeres al borde de un ataque de nervios’ (1988). Eran tan auténticas, tan espontáneas, tan humanas... Además, Marc rueda con muy pocos recursos, y, por eso, no sólo lo admiro, sino que... ¡me encanta!

Karme Màlaga con Ventura Pons en el rodaje de ‘Miss Dalí’.

ACTUAR, EL JUEGO MÁS DIVERTIDO

Lo más divertido de ser actriz es...

Lo más divertido y lo que más me llena es poder transformarme en personas que no hubiera imaginado que ‘conocería’ algún día. Transportarse y soñar con el universo de ese personaje, sentir cómo ella sentiría, con sus alegrías o sus penas.

Saber idiomas es…

Primordial: cada día somos más los actores que, por la razón que sea, debemos hacer audiciones en Londres, en España o donde sea. Un ejemplo: el director de ‘El nombre de la rosa’ (1986), Jean-Jacques Annaud, un día quiso verme. Si no hubiera hablado francés, no lo hubiera conocido jamás. Hablar idiomas no sólo te abre puertas para trabajar, sino que, además, te abre la mente.

Y el teatro sigue siendo sagrado para un intérprete?

¡Por supuesto! Es fundamental. Pero he conocido actores que me han dicho: “Yo paso del teatro. A mí sólo me interesa hacer cine”. En el teatro es donde uno lo aprende todo. Y no hay nada como nutrirse del feedback del público. El teatro es, en el buen sentido de la palabra, una buena droga del que uno jamás deja de aprender.

El actor y la actriz siempre están aprendiendo?

Constantemente. No sólo en los escenarios o en las escuelas. También en la vida misma. En París, donde hay tantos sin techo, he visto situaciones que me han conmovido. Para un actor, tener empatía es primordial. Si no somos capaces de ponernos en el lugar de los otros, no podremos jamás interpretar un papel.

Estás viviendo en París, con interesantes proyectos.

Ahora mismo acabamos de representar ‘Arc en sexe: ProstitutionS’, una obra que no se descarta que se vuelva a programar muy pronto en otro teatro de París. Además, he tenido la suerte de conocer a un director de casting gracias al cual podré interpretar un papel en una serie francesa dirigida por Fred Hazan y donde hay actores como Max Boublil, Marc Dillon o Philippe Katerine. Y me acaban de proponer actuar en un cortometraje. Así que ya ves, París es... ¡¡una caja llena de sorpresas!!

Categoría: Cine español y Entrevistas