lundi 28 février 2022

Amanda Lear: Paradigma indiscusso della Star ...♥

 Amanda Lear: Paradigma indiscusso della Star 

In esclusiva per “Cineincanto” Amanda Lear, un’icona mondiale.

di Carlo Fenizi ....




Chi ha incontrato Amanda Lear sa che quando c’è, l’ambiente attorno a sé si trasforma, stregato dal suo charme arcano e dalla sua bellezza statuaria. Una vita piena di tante vite che presto diventerà un film. Diva internazionale: cantante, attrice, pittrice, attraversa la realtà con gli occhi di chi è capace di andare oltre i sogni e coglierne il segreto. Procede con fiducia in un destino che le ha riservato quella polvere di stelle che il suo David Bowie cantava e che solo pochi possono sentire tra le dita. Venerata ovunque, Amanda appartiene al mondo. Ha trionfato in tutto ciò che ha fatto e, con ironia e profonda consapevolezza, ci lascia ancora una volta incantati dinnanzi alla sua misteriosa presenza e alla sua affascinante vivacità intellettuale.



Amanda attrice di cinema nasce interpretando un extraterrestre in “Ne jouez pas avec les Martiens” di Henry Lanöe (1967) ti ricordi?

Sì (ride, ndr). Facevo ancora la modella e per questa commedia francese, ambientata in un paesino invaso dagli extraterrestri, avevano bisogno di ragazze alte con un fisico statuario per interpretare delle marziane. Mi ricordo queste lenti a contatto pesanti e fastidiose, molto diverse da quelle di oggi. Poi, poco dopo, ho fatto una cosa per la televisione La Vie de Jules Massenet (1973) sulla vita del compositore. Un film in costume in cui interpretavo una delle sue donne. Ero molto giovane e quando rivedo queste prime esperienze mi trovo veramente ridicola. Il cinema lo vedevo da lontano. All’epoca tutte volevano fare le attrici, io no, non avevo nessuna ambizione. Volevo una vita tranquilla, essere una pittrice e vivere in campagna. Il destino, poi, ha voluto per me un percorso diverso, ha voluto spingermi nella strada dello spettacolo, quasi per forza. Però, essendo una pittrice e amando il mondo delle arti visive, come spettatrice di film, ero molto costante e appassionata. Andavo quasi tutti i giorni al cinema. Vivevo a Londra e frequentavo molto la Cineteca con gli amici, con Bryan Ferry dei Roxy music, per esempio. Lui era un appassionato di cinema classico hollywoodiano. Ero affascinata dai colori vividi e infiammati del technicolor.


In Francia ormai da anni, hai un glorioso percorso di attrice, cinematografica e teatrale e sei stata nel cast di alcuni film qui in Italia ultimamente. Domanda comune e controversa, ricorrente nelle mie interviste, a cui mi approccio come fosse una specie di indagine statistica: teatro o cinema ?

Io sono convinta che il vero mestiere dell’attore è il teatro. Salire sul palcoscenico, senza microfono, ricordarsi tutto un testo e dare inizio ad un’interpretazione significa essere un attore. Il cinema è un’altra cosa, con la sua magia, ma è tutto diverso. Mi è capitato, per esempio, di recitare in film in cui dei colleghi non sapevano neanche a memoria la propria parte. È insopportabile. Nel cinema ci sono continue interruzioni ed è difficile concentrarsi, soprattutto per chi, come me, fa e ama il teatro. In qualche modo ammiro molto quegli attori che riescono a mantenere la concentrazione senza farsi intaccare da tutti quegli ostacoli tecnici. Nel teatro sali su quel palco, un’ora e mezza o due ore e non puoi tirarti indietro. Non puoi sbagliare, non puoi rifare. È una cosa molto più rischiosa e spaventosa, ma è molto più eccitante. Adoro lo spettacolo dal vivo e per questa ragione, nel cinema, mi piacciono tutti quei registi che lavorano con i piani sequenza.



Da poco tempo interpreti a teatro, con grande successo, il ruolo di Joan Crawford nello spettacolo francese “Qu’est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford?” Una diva che interpreta una diva, dal cinema al teatro, raccontando il dietro le quinte del cinema. Com’è andata ?

Ultimamente avevo deciso di non fare più commedie. Forse dopo questi due anni di chiusura e malinconia sentivo di non voler fare spettacoli in cui dovevo far ridere. Poi mi hanno proposto questo spettacolo basato sulla lavorazione del film “Che fine ha fatto baby Jane?” in cui avrei dovuto interpretare Joan Crowford. Non mi ci vedevo con una parrucca nera a recitare una vecchia star di Hollywood, alcolizzata e sul viale del tramonto. Poi mi hanno convinta. Ho capito che poteva essere interessante, per una volta, non interpretare la biondona seduttiva ed entrare in un personaggio vulnerabile, dal fascino decadente. Devo dire che è stata un’esperienza incredibile. Joan Crowford e Bette David erano due miti che già adoravo. Bette Davis, in particolare, ho sempre creduto fosse la migliore attrice di tutti i tempi. Interpreto la Crowford, attrice glamour che andava a letto con tutti i registi, bisessuale e dissoluta. Quando uscì il film a cui si ispira lo spettacolo, la loro carriera era già in declino e, per le due attrici, fu duro ritornare sul set insieme, dopo anni di storica rivalità, per interpretare due sorelle con situazioni simili a quella che era stata la realtà. Si odiavano, ma avevano capito che questo film poteva essere la loro salvezza e il loro ritorno al cinema. Lo spettacolo approfondisce il dietro le quinte del film, con tutti i feroci scontri tra le due dive. Mi sono molto divertita. Abbiamo avuto ottime critiche e a Parigi è venuto anche Macron con la moglie. In Francia sono molto apprezzata come attrice, a teatro e al cinema, in Italia, invece, sono ancora relegata al mondo televisivo e musicale. Mi piacerebbe avere l’opportunità di farmi conoscere in senso attoriale anche dal pubblico italiano. Eppure, all’inizio, molti registi italiani mi dicevano che avrei dovuto fare teatro e cinema. Patroni Griffi e Bolognini per esempio. Se le viene data la possibilità, Amanda Lear è capace di togliersi le ciglia finte e vestire i panni di una barbona.




Io sono un appassionato di tutti quegli artisti spagnoli, pittori e registi che hanno abbracciato il surrealismo. Amanda pittrice in qualche modo risente, nei suoi quadri, di una certa vena surrealista. Mi sbaglio? Partendo da questa mia osservazione, c’è, secondo te, una relazione tra il surrealismo, il tuo periodo con Salvador Dalí e la tua vita di artista e di donna ?

Io penso di sì. É tutto legato attraverso il mondo del sogno che nei miei quadri è molto presente. Il surrealismo di Salvador Dalí mi faceva paura, i suoi incubi, le sue ossessioni sessuali, le sue paure. Il mio è spontaneo, è un modo naturale di raccontare la realtà. Anche quando i soggetti sono realistici, senza accorgermene, il risultato finale sembra uscito da un sogno. In questo mi sembra che tutta la mia vita sia andata così. Come se un qualcosa di magico e onirico mi avesse guidato. In questo senso, ho lasciato molto spazio e ascolto al destino. Credo molto alle teorie di Carl Gustav Jung, alle coincidenze, al caso, all’istinto. Se siamo attenti, la vita ci guida in una direzione molto precisa e ciò che sembra una coincidenza trova delle spiegazioni. I dettagli di tutti i giorni, le piccole cose, il caso, ciò che risiede al di là dello specchio, possono essere una porta per ricevere messaggi. Bisogna aprire gli occhi. La maggior parte dei surrealisti assumeva sostanze, Dalí non lo faceva. Lui credeva solo nel potere dell’immaginazione. Mi rimproverava quando io facevo la “figlia dei fiori”. Mi diceva: bevi un bicchiere d’acqua e vedrai le stesse cose. Mi ha insegnato che l’universo parallelo alla realtà è un modo di percepire le cose, ha solo bisogno di essere allenato. In Spagna e in America latina è molto sentito questo approccio nel cinema, nella letteratura e nell’arte, ma anche in Italia, forse in forma più poetica e sottile. Penso ad Antonioni, per esempio, che non era certo un surrealista, però poteva trasmettere la sensazione del sogno attraverso la sua poesia. Hitchcock, che amo, a modo suo ha ricreato quella dimensione nel film “Vertigo” (“La donna che visse due volte”, 1958). Aveva lavorato anche con Dalí in un film degli anni quaranta con Ingrid Bergman. C’era una sequenza importante in cui lei aveva un incubo e il regista chiese una consulenza a Dalí per la messa in scena. Quando mi parlava di queste collaborazioni, tra tante altre anche con Walt Disney, ero affascinata dai suoi racconti. Io e Salvador incontrammo Hitchcock a Parigi, in un ristorante. Improvvisamente sentii la sua voce che diceva” Hello, Mr. Dalí, do you remember me?”, mi girai e vidi il suo profilo inconfondibile. Fu meraviglioso.


David Bowie fu, in qualche modo, il responsabile dell’inizio della tua carriera musicale…

Anche lui era un appassionato di cinema.


Da lì in poi c’è stata una lunga serie di successi tra cui “Tomorrow” che tu, però, non ami molto. Un giorno mi dicesti che “Follow me” è il tuo pezzo preferito. Perché ?

Io ho cantato canzoni disco di successo che, come molte altre che andavano in voga all’epoca, erano progettate per far ballare e spesso non avevano nessun senso. Io, invece, ci tenevo a fare un pezzo che avesse un testo con un suo senso artistico. Nacque così Follow me. 




É stato anche usato per la colonna sonora del film “Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallée (2013)… 

Sì, c’è una scena musicale abbastanza lunga con questa mia canzone. Il film ha ricevuto tre Oscar. “Follow me” nasce dalla cultura tedesca. É la storia di Faust. Ti dà la felicità, la fama e i soldi ma ti ruba l’anima. Ovviamente nessuno ha capito di cosa si trattasse (ride, ndr). Figurati se negli anni ottanta, in discoteca, la gente faceva caso alle parole! Non fregava niente a nessuno (ride, ndr). Scherzi a parte, un po’ mi dispiaceva. La disco music era solo un ritmo e a me sarebbe piaciuto fare canzoni con un po’ più di spessore.

Però “Follow me” ebbe un grande successo…

Beh ci ho pagato l’affitto (ride, ndr). Ho scritto tantissime canzoni. “The Sphinx” e “Lady in Black”, per esempio, mi piacevano molto. Alla fine, però, avevano successo brani come “Tomorrow”, il peggiore di tutti.


É vero che la tua vita è già un documentario e presto sarà un film ?

La rete tedesca Arte ha realizzato questo documentario di un’ora che in Italia uscirà su Rai2. Racconta la mia vita e la mia carriera. Questa cosa mi sa tanto di cimitero…(ride, ndr). Si vedono dei pezzi del programma italiano Stryx e di altri programmi tedeschi. Ci sono documenti dell’epoca: io giovanissima con Dalí e David Bowie. Mi sarebbe piaciuto, però, che avessero approfondito anche la mia pittura e il mio lavoro d’attrice, ma si sono concentrati più sulla mia carriera musicale. In compenso una produzione americana sta producendo, in modo più strutturato, un film vero e proprio sulla mia vita, una specie di biopic. É strano vedere qualcuno che interpreta te stessa. Mi è capitato già. In vari film sulla vita di Dalí c’erano attrici che interpretavano me, che non mi assomigliavano per niente e che dicevano cose che non ho mai detto (ride, ndr).

In questo caso è un film sulla tua vita e la tua vita è veramente un film…

Sì, anche se non sono ancora morta (ride, ndr).


 

La vita ti ha permesso di esprimerti in più arti, ma io credo che ci sia sempre una gerarchia. In modo, forse, un po’ naif ti chiedo: cosa ti è piaciuto fare di più? Cantare, recitare, dipingere ?

Dipingere è una cosa che si fa in solitudine. Cantare e recitare dipendono da altri, da tutta una macchina che si muove attorno. Dipingere è come scrivere. Sei sola davanti a una tela bianca. Ti spogli completamente dalle sovrastrutture. É un processo intimo. Viene da dentro. Questo mi piace molto. Adoro cantare e recitare, ma c’è di mezzo la tecnica, la tecnologia e un team di persone. A volte registro un pezzo e neanche riconosco la mia voce. Mi dico: “allora so cantare” (ride, ndr). L’arte pittorica, invece, scorre nelle mie mani, in modo artigianale, antico, con l’olio di lino e le macchie dei colori. Devi aspettare, far asciugare, cambi idea, ci rimetti nuovi colori. É una cosa lunga e quando partorisci l’opera ti rendi conto che è veramente un figlio, il frutto di una mano materna.

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vendredi 21 janvier 2022

Sommes nous à l'antenne avec Amanda Lear !

 

Animé par Arman Naféei, créateur de ARE WE ON AIR ?


 
Suivre AMANDA LEAR à travers la bande originale de sa vie est un pur plaisir. De ses rêves d'être peintre qui l'ont amenée à se lier d'amitié avec SALVADOR DALÍ, à se créer un personnage sauvage inspiré de SUPERWOMAN, à tenir une vraie PANTHER vivante en laisse pour la couverture de For Your Pleasure de ROXY MUSIC, Lear est une icône absolue pour être pionnière. sa propre voie sans demander la permission - l'EXPITOME du CHARISME.
Rejoignez Arman et Amanda dans cet épisode qui DÉMARRE LA SAISON 3 sur le tempo absolument UNAPOLOGETIC de DISCO optimiste. Plus que disco, nous apprendrons de la REINE elle-même ; dès ses années d'école d'art, vivant dans le quartier latin de Paris. Conteuse née, Lear partage la trajectoire de sa carrière musicale à partir du moment où DAVID BOWIE a remarqué la beauté de sa voix et l'a encouragée à CHANTER, à suivre son propre chemin sans regarder en arrière et à enregistrer FOLLOW ME à Munich.



Contrairement à la musique, c'est le processus continu de la peinture qui inspire le plus Lear et la rend heureuse. Elle le dit le mieux avec ses propres mots : « parce que je peins, je me sens beaucoup plus équilibrée. La peinture m'a beaucoup aidé. Sinon, comme tout le monde, je devrais me droguer. Si quelqu'un peut raconter une histoire avec GUSTO TO SPARE, c'est bien Lear. Des oreilles captivantes depuis des générations, c'est une standing ovation pour l'Episode 55 de la saison 3 avec AMANDA LEAR.


Arman Naféei, créateur de ARE WE ON AIR....Ancien directeur d'ambiance au Château Marmont à Los Angeles



Amanda Lear: “Sanremo? Dopo il bidone ai Maneskin non ci sarò”

 Amanda Lear: “Sanremo? Dopo il bidone ai Maneskin non ci sarò”

Amanda Lear ci racconta del suo intervento al cuore, dei suoi progetti futuri, di Sanremo. E smentisce le notizie su lei e Charlene di Monaco

Amanda Lear a è stata operata al cuore in una clinica a Zurigo e ora è più in forma che mai, come aveva già mostrato nella foto dall’ospedale, condivisa sul suo profilo Instagram.


Si vociferava di un incontro segreto con Charlene di Monaco, anche lei ricoverata in Svizzera, ma la musa di Dalì smentisce . Nel suo futuro ci sono numerosissimi progetti, ma non Sanremo. Tutta colpa di quell’incomprensione coi Maneskin...

Andrai quest’anno al Festival di Sanremo?

Sanremo non è in programma. Ho visto che sono state scelte cinque soubrette molto diverse tra loro, per affiancare Amadeus. Quest’anno non mi hanno invitato come ospite dopo il bidone che ho tirato ai Maneskin nel 2021. Ma non è stata colpa mia, non ci siamo capiti. Sarà per un’altra volta. Comunque ci sono altri progetti, fra l’altro un bel documentario per Rai 2, realizzato dalla Rete tedesca Arte e che sarà presentato il 18 febbraio al Festival del Cinema di Parigi.

Dell’intervento al cuore cosa ci dici?

Ero pazza di gioia dopo l’intervento. Mi hanno messo una valvola nuova nel cuore attraverso un piccolissimo buco nell’arteria. Grazie a questa operazione ho subito avuto più ossigeno nel sangue e ho respirato meglio. Pazzesco, è una nuova tecnica inventata da due cardiologi francesi. Non ho nemmeno la cicatrice. Però, il disagio c’è stato con l’anestesia totale. Avevo un tubo in gola e per un paio d’ore sono stata incosciente. Il risveglio è stato un momento difficile, così come i giorni successivi all’intervento sono stati faticosi. Però, adesso sto bene, sono in gran forma, piena di energia e di progetti.

Amanda Lear dopo l’intervento al cuore

È vero che mentre ti trovavi a Zurigo per l’operazione hai incontrato Charlene di Monaco?

È una notizia totalmente falsa che si sono inventati. Non conosco Charlene e non l’ho mai incontrata, né a Zurigo né a Monaco. Sono le solite palle dei giornali di gossip.



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jeudi 20 janvier 2022

AMANDA LEAR - "EIN KUNSTWERK" ALS JUNGE ODER MÄDCHEN GEBOREN ?

 Paris - Amanda Lear, Disco-Königin, Muse, Moderatorin, Mannequin, Künstlerin! Eine beeindruckende, androgyne, noch immer wunderschöne Frau: "ein hübsches Skelett", wie es Dali ausdrückte...

Amanda Lear and Genius Dali

... ihr Leben ist eine Schöpfung. Sie trug als Erste den Minirock in den 60ern über die Laufstege, oder nicht? Sie lebt (noch immer) so viele Leben - und jetzt endlich kommt IHRE Wahrheit, IHRE Doku - gemacht für sie und mit ihr von Gero von Böhm (67) für ARTE.

Die weltbekannte Discoqueen hasste Discomusik und musste doch für lange Jahre die Queen spielen... besonders in Italien.

Sie war in ihrer Jugend kein bisschen selbstbewusst, wie sie sagt, empfand sich als hässlich. Wann und wo sie geboren wurde, ist noch immer ein Rätsel (angeblich zwischen 1946 und 1950).

Amanda selbst befeuert ihren Lebenslauf, indem sie nichts verrät von Kindheit oder Jugend. Im Gegenteil, sie spielt inzwischen 70 Jahre lang mit diesem einzigartigen Image !

Amanda Lear: In Italien gefeierter Discostar - und auch im Osten im "Kessel Buntes" ein Hit

Wir tauchen tief ein in "IHRE" Welt. Sie plaudert drauflos - ein kunstvoller Wasserfall voller Augenblicke in einen Trubel aus Leben mit Promis... Brian Ferry von Roxy Music, Brian Jones (Rolling Stone) oder David Bowie - keiner kam an ihr vorbei.

Amanda Lear "blättert" sich durch ihr Leben - und zeigt stolz, dass sie einst auch auf einem "Roxy Music"-Cover posierte.  © Teo Sizun/ARTE

Kurz: Sie ist eine der geheimnisvollsten Ikonen der Popwelt, Ruhm um jeden Preis war immer ihr Credo. "Queen Lear" erzählt uns von ihren vielen Stationen.

Anekdoten wie, dass man ihre Stimme pimpen musste - mit Zigaretten und Whisky, bis sie einst endlich tief in der Nacht um 4 Uhr die "richtige Stimme", die tiefe Stimme aufs Band brachte.

Amanda Lear und Regisseur Gero von Boehm (67) drehten gemeinsam IHRE Doku.  © instagram/amanda.lear


Androgyn und "weiße" Discoqueen

In Deutschland wurde sie in den 70er-Jahren mit Songs wie "Follow Me" bekannt.

Was wenige wissen: Zunächst studierte sie Kunst in Paris und London und arbeitete dort als Model.

Sie trifft Salvador Dalí, wird seine Muse und "lernt von ihm insbesondere die Kunst der Selbstinszenierung".

In ihrer Zeit in London läuft sie Modenschauen für Mary Quant und platziert sich immer geschickt dort, wo Kreativität und Partyleben pulsieren.

Es sind so schicksalhafte Begegnungen und Beziehungen zu "Berühmtheiten", die ihren Lebensweg säumen.

Sie wird "die weiße Disco-Queen mit ultratiefer Stimmlage" und undefinierbarem Sex-Appeal. Ist sie eine Frau oder ein Mann – Amanda Lear pflegt selbst das Spiel mit dieser Verwirrung.

Anfang der 1980er-Jahre dann moderierte sie in Italien auf Berlusconis (85) "Canale 5" mehrere Sendungen, später beim TV-Sender RAI.

Die Zuschauer lieb(t)en sie für ihre Ausstrahlung, Schlagfertigkeit und Ironie – und für das Geheimnis, das sie nach wie vor umweht. In Deutschland wurde sie kurze Zeit Gastgeberin bei "Peep!", was sie bereute.

Zu Wort kommen unter anderem Modeschöpfer Jean Paul Gaultier (69), die Schauspielerin Macha Méril (81), der DJ Michel Gaubert und der Fernsehautor Salvo Guercio (53), Freunde und Weggefährten versuchen, das Geheimnis der vielen Leben von Amanda Lear zu ergründen.

Amanda Lear - Disco-Ikone wider Willen.  © Teo Sizun/ARTE


TV-Tipp: Das Porträt "Die Leben der Amanda Lear" über die Diva der Disco kommt am 25. Februar bei ARTE um 21.490 Uhr - und ist einen Tag zuvor bereits in der ARTE-Mediathek!

Direct Link from Tag 24 and Von Bjorn Strauss


Amanda Lear – “une œuvre d’art” née garçon ou fille ?

Amanda Lear vit (encore) tant de vies – vient maintenant SA vérité, SON documentaire – réalisé par Gero von Böhm (67) pour ARTE.


Par Bjorn Strauss


Paris – Amanda Lear, Disco Queen, Muse, Animatrice, Mannequin, Artiste ! Une femme impressionnante, androgyne, toujours belle : “un joli squelette” comme disait Dali…


Jouant avec son androgynie, son âge, son art : Amanda Lear (âge exact inconnu…) © Pierre Nativel/ARTE … Sa vie est une création. Elle a été la première à porter la minijupe sur les podiums dans les années 60, n’est-ce pas ? Elle vit (encore) tant de vies – et maintenant SA vérité, SON documentaire arrive enfin – réalisé pour elle et avec elle par Gero von Böhm (67) pour ARTE.

La reine du disco de renommée mondiale détestait la musique disco et a pourtant dû jouer la reine pendant de nombreuses années… surtout en Italie.


Elle n’était pas un peu sûre d’elle dans sa jeunesse, comme elle dit, se sentait laide. Quand et où elle est née est encore un mystère (soi-disant entre 1939 et 1950).

Amanda elle-même alimente son CV en ne révélant rien sur l’enfance ou la jeunesse. Au contraire, elle joue avec cette image unique depuis maintenant 70 ans !

Amanda Lear: Disco star célébrée en Italie – et aussi un succès à l’Est dans les “Kessel Buntes”.

Amanda Lear “retourne” à travers sa vie – et montre fièrement qu’elle a posé une fois sur une couverture de “Roxy Music”. © Téo Sizun/ARTE


Nous plongeons profondément dans “VOTRE” monde. Elle bavarde – une cascade astucieuse pleine de moments dans l’agitation de Celebrity Life… Brian Ferry de Roxy Music, Brian Jones (Rolling Stone) ou David Bowie – personne ne l’a dépassée.

En bref : elle est l’une des icônes les plus mystérieuses du monde de la pop, la célébrité à tout prix a toujours été son credo. “Queen Lear” nous parle de ses nombreuses stations.

Des anecdotes comme le fait que sa voix a dû être pimpée – avec des cigarettes et du whisky, jusqu’à ce qu’elle obtienne enfin la “bonne voix”, la voix profonde, sur bande à 4 heures du matin au plus profond de la nuit.

Reine du disco androgyne et “blanche”

En Allemagne, elle s’est fait connaître dans les années 70 avec des chansons comme “Follow Me”.

Ce que peu de gens savent : elle a d’abord étudié l’art à Paris et à Londres et y a travaillé comme mannequin.

Elle rencontre Salvador Dalí, devient sa muse et “apprend particulièrement auprès de lui l’art de l’autoportrait”.

Pendant son séjour à Londres, elle parcourt des défilés de mode pour Mary Quant et est toujours habile à se positionner là où la créativité et la vie de fête prospèrent.

Ce sont ces rencontres et ces relations fatidiques avec des “célébrités” qui jalonnent leur chemin dans la vie.

Elle devient “la reine blanche du disco à la voix ultra-grave” et au sex-appeal indéfinissable. Est-elle une femme ou un homme – Amanda Lear joue elle-même avec cette confusion.

Amanda Lear ne semble pas vieillir… En 2021 elle sort un nouveau tube avec “MORE”. © instagram/amanda.lear

Au début des années 1980, elle présente plusieurs programmes en Italie sur “Canale 5” de Berlusconi (85), puis sur la chaîne de télévision RAI.

Le public l’aimait pour son charisme, sa vivacité d’esprit et son ironie – et pour le mystère qui plane encore autour d’elle. En Allemagne, elle a brièvement animé “Peep!”, ce qu’elle a regretté.

Le couturier Jean Paul Gaultier (69 ans), l’actrice Macha Méril (81 ans), le DJ Michel Gaubert et l’auteur de télévision Salvo Guercio (53 ans) ont leur mot à dire, amis et compagnons tentent de percer le secret des multiples vies d’Amanda Lear.

                                Amanda Lear – Icône Disco Volonté plus large. © Téo Sizun / ARTE


Astuce TV : Le portrait “The Lives of Amanda Lear” sur la diva du disco arrive le 25 février sur ARTE à 21h490 – et est déjà à la veille Médiathèque ARTE!

Photo de titre : Teo Sizun / ARTE

dimanche 16 janvier 2022

L'Icône Amanda Lear, présente son 20e album : "Tuberose"

 L'Icône Amanda Lear, présente son 20e album : "Tuberose" 

                               "Pour moi, l'important c'est d'être Populaire !"



"Mes amis m'ont demandé de chanter en français. Je les ai écoutés ! Après une carrière dans le disco et la variété internationale, je reprends les grands classiques de la chanson française : Gainsbourg, Trenet, Moustaki... J'y crois beaucoup !" Amanda Lear


Amanda Lear, naît le 18 novembre 1950 au Vietnam, d’un père anglais  qui servait dans la marine et d’une mère d’origine asiatique. 



Amanda Lear, aime la musique, le cinéma. Bryan Ferry la veut sur la pochette de l’album culte des Roxy Music et la voilà lancée à Londres. 



Amanda Lear, croise à Londres Freddy Mercury, les Who, Elton John… Et David Bowie, qui la remarque et la pousse à chanter, il tourne avec elle un Midnight Spécial pour la NBC américaine qui devient culte ...

Après 2 ans d’idylle avec Bowie, Amanda Lear signe un 1er contrat discographique avec Ariola, et c’est dans les studios de Munich en Allemagne, qu’elle enregistre ce 1er album mythique : “I am a  Photograph” suivi du célèbre “Sweet Revenge” avec le tube “Follow Me”Succès immédiat !



Amanda Lear en studio enregistrant "La mélancolie" écrit par Miossec pour son album "Tuberose" ... 


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samedi 15 janvier 2022

God save the Queen Lear !

 God save the Queen Lear ! Programmes ....  Gaîté Lyrique #Fame2022 ....

Queen Lear...FAME 2022 - Festival international de films sur la musique de Gero von Boehm



Aux côtés de Salvador Dali, Bryan Ferry, David Bowie, Jean-Paul Gaultier ou en reine du disco, Amanda Lear a toujours voyagé dans la première classe de la pop culture. Un portrait plein d’esprit d’une icône indémodable.



Alors qu’elle étudie la peinture, la jeune Amanda Lear entame, presque par hasard, une carrière de mannequin. Commence alors une épopée qui l'entraîne sur les scènes du monde entier, aux côtés des plus grands artistes de son temps. Muse de Salvador Dali, impériale sur les pochettes de Roxy Music ou en duo avec David Bowie, elle se réinvente sur les conseils de ce dernier en disco queen flamboyante. Et ne quittera plus jamais les sunlights, sans se départir pour autant d’une aura de mystère.

Face à la caméra, Amanda Lear retrace son parcours et ses rencontres. De l’atelier de Dali aux nuits du Palace, des plateaux télé italiens aux podiums des couturiers, tout ce qui approche la Reine scintille des feux de la fête et d’un chic inimitable, à la fois jet-set et populaire. Gorgé d’archives qui offrent une véritable traversée de l’odyssée pop, le film de Gero von Boehm laisse toute sa place au ton si singulier, à l’humour, au détachement amusé, qui font tout le style indémodable de la Queen Lear. 
God save the Queen Lear !

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mardi 4 janvier 2022

Amanda Lear double Edna Mode dans "Les indestructibles 2": "Moi, j’aimerais être invisible"

 Le grand plaisir d’Amanda Lear, qui double Edna Mode dans Les indestructibles 2 : jouer les méchantes, toujours bien mieux habillées que les héroïnes…


On n’interviewe pas Amanda Lear. On assiste à un show. L’esprit vif, le verbe haut, le sourire en coin, elle joue les serveuses ("C’est quoi ça, du whisky ? Ah non, du jus de pomme, ne rêvez pas…"), balance sans avoir l’air d’y toucher, fait preuve d’une logique irrésistible, se montre aussi insaisissable que son âge, bref, elle assure le spectacle. Tout en parvenant à placer des références à Edna Mode, la créatrice de mode snobinarde et hautaine qu’elle double à merveille dans Les Indestructibles 2.


"Quand j’ai fait le premier film, voici 14 ans, on attendait le second. Tous les deux ans, on sort L’âge de glace 2, Madagascar 3… Mais les années passaient et puis rien. Tout le monde me disait qu’Edna Mode, c’était mon meilleur rôle. Il a fallu attendre 14 ans pour avoir la suite. Je me suis dit : Pourvu qu’ils m’appellent. Comme c’est un personnage secondaire, il avait peut-être été supprimé. Mais en fait, non seulement Edna Mode est toujours là, mais en plus, ils l’ont fait évoluer puisqu’elle s’occupe du bébé. Du casting original, je suis la seule que Disney a gardée. Je dois dire que cela m’a fait plaisir. Et cela a confirmé qu’Edna Mode, c’est moi. Alors que je peux vous dire qu’Edna Mode, ce n’est pas du tout moi ! Physiquement, je ne lui ressemble pas, je ne parle pas comme elle, mais elle évolue dans le milieu de la mode (on m’y voit soi-disant beaucoup) et elle incarne un type de femme qui existe aujourd’hui dans la mode, odieuse, Mme je sais tout, mais aussi très sûre d’elle. Ce qu’elle dit, cela ne se discute pas. Elle est péremptoire. Cela existe de plus en plus. Et on me dit que cela correspond à mon caractère. C’est un peu ce qu’on me fait jouer au théâtre, alors que dans la vie, je ne suis pas comme ça : des femmes qui ont le verbe haut, ne se laissent pas faire, n’en ont rien à foutre de tout ce qui arrive. Et c’est un peu le personnage d’Edna Mode. Voilà."

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dimanche 2 janvier 2022

Amanda Lear... Entretien ...

 Amanda Lear  Renata Gorreri ...

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Da quando collaboro con Mia Le Journal ho intervistato tante personalità di spicco nel mondo della moda, del cinema, della musica. Amanda Lear riunisce in sé tutti questi aspetti dell’arte.

La vita di Amanda è come le onde del mare. Si spinge in avanti fino oltre il limite delle possibilità, poi si arresta improvvisamente, si infrange, a volte fa ritorno da dove era venuta, ma poi ricomincia sempre e con nuova energia. Nulla può fermare la sua vitalità.


Intelligente, ironica, autoironica e sagace. Una personalità dalle mille sfaccettature. Parla cinque lingue e forse è per questo che conosce e riconosce pregi e difetti delle persone, entra in sintonia con loro e ne capisce le caratteristiche. Spietata e puntuale. Maniaca del controllo, si gestisce da sola. Sa perfettamente cosa vuole e come fare per ottenerlo. Ha attraversato i decenni insieme agli artisti più interessanti ed originali. Lei stessa si è cimentata in mille campi artistici diversi, dando sempre il massimo e sempre con grande successo. Da una decina di anni recita nei teatri di Parigi e più recentemente ha iniziato la registrazione di un album al quale pensava da tempo, con musica melodica che le permetta di utilizzare la sua voce in modo diverso rispetto a quello che ha sempre fatto con la disco music. Nel 2007 è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine delle Lettere e delle Arti dal Ministero della Cultura Francese



Decisamente una grande artista.

Come tutte le persone interessanti ha tantissime cose da dire.


Ascoltiamola:

Amanda Lear: “Io credo moltissimo nel destino, nel lasciamo fare alle stelle. Non ho mai previsto niente. Nella mia vita tutto è accaduto con degli incontri e sempre degli incontri pazzeschi.


Mai avrei immaginato che un giorno, quando facevo la scuola di Belle Arti a Parigi, avrei incontrato per caso una signora che mi dice: “mi chiamo Catherine Harlé e ho un’agenzia di modelle. Lei è bella magra, le piacerebbe fare la modella?”. E io ho provato e da lì ho sfilato per i più grandi stilisti: Paco Rabanne, Jean Paul Gaultier, Gianni Versace, Yves Saint Laurent e tanti altri.

Damien de Maneskin se sent très proche d 'Amanda Lear 

Poi una sera ero a cena con Paco Rabanne e lì, al tavolo vicino al nostro c’era Salvador Dalì. Altro incontro per caso. Dalì mi dice: “lei è una bella modella, le piacerebbe posare per me?”. Io ho studiato Belle Arti e ho sempre dipinto, ma Dalì mi diceva: “Guarda, le donne pittrici non esistono, C’è mai stata una donna-Michelangelo? Non farmi mai vedere i tuoi quadri!”. Abbiamo avuto diverse discussioni al riguardo, ma non c’è stato modo di fargli cambiare idea.

Io continuo a dipingere anche adesso e per me è una grande passione. L’ideale sarebbe poter stare a casa mia e vivere della mia pittura e basta, senza farmi più vedere in televisione. Ormai odio l’idea di truccarmi, andare in onda, raccontare sempre le stesse cose.

Brian Ferry & Amanda Lear 1980, London

In ogni caso, qualche anno dopo il mio incontro con Dalì, vivo a Londra e una notte incontro un ragazzo di un gruppo musicale che si chiamava Roxy Music e che mi chiede se volevo fare la copertina del loro prossimo album (For Your Pleasure). Ecco un altro incontro per caso. David Bowie vede la foto e dice: “Ah questa ragazza è pazzesca, la vorrei incontrare”. E poi, per caso, sono diventata la regina della disco music.


Tutta la mia vita è andata così, sono sempre stati gli incontri che hanno deciso quale sarebbe stato il mio destino. E vado avanti così perché continuo a pensare che non serva a niente fare previsioni, piani per il futuro, perché tanto il destino deciderà diversamente.


Pensa che un giorno passeggiavo a Cannes – ero al Festival – e mi vedo arrivare un tipo con un cappello con le orecchie da Topolino. “Che pazzo”, ho pensato, e questo mi dice che lavora per la Disney e che mi vorrebbero per farmi doppiare Edna Mode de Gli Incredibili. È sempre il caso. Per esempio, mai più avrei pensato che il mio parrucchiere di Parigi mi proponesse un servizio fotografico per una rivista italiana. E invece guarda, eccomi qui.”


Il caso dici cara Amanda? Mah, io vedo solo tanto talento e una grande capacità di metterlo a frutto.

Sono anche riuscita a raccogliere ulteriori immaginifiche testimonianze, perché in tanti l’hanno conosciuta, ma in pochi l’hanno raccontata. Di lei hanno detto:


Catherine Harlé (1)

«Lei dice sempre che ci siamo incontrate per caso, ma non è proprio così. Da giorni la seguivo. La aspettavo all’angolo tra Rue Bonaparte e Rue Jacob. Passava sempre davanti alla vetrina di Ladurée. Magra, alta, bionda, poteva mangiarsi tutti i macaron che voleva. Perfetta per le passerelle».


Un fiore di tuberosa (2)

«Sì, però è ora di finirla con questa storia che il mio profumo è troppo forte, che dà alla testa, che è troppo sexy. E basta Amanda, non aprire più le finestre quando siamo insieme!»

Mickey Mouse

«I was lucky to meet her in Cannes, so she could be Edna Mode’s voice. A great success!»

Bagheera (3)

«In copertina guardavano solo lei. Roarrr!»

La Morte (4)

«tic, tac, tic, tac»

Le mie amiche

«Cosaaaa ??? Amanda Lear? Quella vera??? Non ci credo»

Amanda Lear

«Quanti anni ho? Quando morirò useranno il metodo del carbonio-14 per datarmi»


Note:

1: Catherine Harlé, la titolare dell’omonima agenzia di modelle che per prima scoprì Amanda e la fece sfilare come modella. Con la sua agenzia hanno sfilato le modelle più iconiche dei favolosi sixties

2: Amanda ama moltissimo il profumo della tuberosa e mi ha raccontato che Salvador Dalì gliene regalava sempre dei gran mazzi. Si tratta di un fiore con un profumo molto forte. Persistente e ipnotico, a molti può dare fastidio. Per questo Amanda teneva spesso le finestre aperte.

3: Bagheera è la pantera nera del film di animazione della Disney, Il Libro della Giungla. Ho fatto questa associazione ardita perché Amanda, sulla cover del disco dei Roxy Music, era ritratta mentre teneva al guinzaglio una pantera nera

4: Amanda ha magistralmente interpretato il personaggio della Morte nell’episodio 2650 della fiction Rai Un Posto al Sole.

Article from Mia Le Journal ....Click !




samedi 20 novembre 2021

Amanda Lear : « Quand Dalí m’a rencontrée, il m’a dit que j’avais la plus belle tête de mort qu’il ait jamais vue ! »

Amanda Lear : « Quand Dalí m’a rencontrée, il m’a dit que j’avais la plus belle tête de mort qu’il ait jamais vue ! »

Celle qui fut la muse de l’artiste dans les années 1970 à Cadaqués interprète, dans « Tuberose », des classiques inattendus de la chanson française. Et se souvient de ses étés auprès du peintre.

Amanda Lear et Dalí, assis sur ce sofa qu’il avait dessiné dans les années 1930, inspiré de la forme des lèvres de Mae West. AMANDA LEAR

« “Les piscines, c’est pour les touristes hollandais ! Nous, les Espagnols, on se baigne dans la mer. Il nous faut de l’eau salée, une crique et des oursins.” Voilà ce que m’a dit Dalí [1904 - 1989] quand je suis arrivée à Cadaqués, où cette photo a été prise. C’était en 1970. Je lui tenais compagnie quand sa femme, Gala, partait se balader en Italie ou en Grèce. Soulagée que quelqu’un prenne sa place, elle me laissait les clefs de la maison, et me disait : “Surveillez qu’il ne se casse pas la gueule et qu’il prenne bien ses médicaments.” Tous les après-midi, je le regardais peindre en lui lisant Huysmans ou le marquis de Sade. Le soir, j’allais courir dans le village avec des garçons aux cheveux longs.

« A l’époque, toute la gauche intello de Barcelone passait ses week-ends à Cadaqués. Ils détestaient Dalí, qui était un vendu, un traître, un riche qui avait fait carrière en Amérique, et se baladait avec sa Cadillac et son chauffeur dans ce petit village de pêcheurs. »

Un jour, il a cédé à mon caprice de piscine. Mais pour ne pas faire comme tout le monde, il a fait creuser un bassin long de 10 mètres, en forme de zigounette avec deux testicules. Le fond, protégé par une plaque de verre, était recouvert d’oursins, et on avait de l’eau jusqu’au nombril. Bref, le but n’était pas du tout d’y nager ! Sur la photo, il est assis sur ce sofa qu’il avait dessiné dans les années 1930, inspiré de la forme des lèvres de Mae West. Il était tombé fou amoureux d’une publicité pour les pneus Pirelli, qu’il avait vue au bord de l’autoroute en arrivant de Barcelone. Il trouvait ça tellement pop ! A l’époque, toute la gauche intello de Barcelone passait ses week-ends à Cadaqués. Ils détestaient Dalí, qui était un vendu, un traître, un riche qui avait fait carrière en Amérique, et se baladait avec sa Cadillac et son chauffeur dans ce petit village de pêcheurs.

Je suis tellement maigrichonne sur la photo ! Je dois peser 45 kilos. J’étais mannequin, et à l’époque, on cherchait des filles très maigres, ce que Dalí adorait. Quand il m’a rencontrée, la première fois, il m’a dit que j’avais la plus belle tête de mort qu’il ait jamais vue ! Lui est déguisé, comme d’habitude. Avec la canne et les moustaches… Il appliquait une cire chaque matin pour leur donner leur forme, et comme il était très vaniteux et qu’en vieillissant, sa moustache grisonnait, il m’empruntait mon crayon pour les yeux pour la maquiller en noir. Le soir, il m’embrassait sur le front et me collait l’empreinte de ses deux moustaches !


Notre compagnonnage a duré ainsi plusieurs années, jusqu’au jour où je me suis mise à chanter. Il trouvait ça vulgaire pour une femme intelligente et cultivée de monter sur scène et de se donner en spectacle. Il aurait préféré que j’épouse un grand d’Espagne, homosexuel de préférence, et que je vive dans un palais à Séville. Mais ce n’était ni mon genre ni mon ambition. »

Tuberose, d’Amanda Lear, BoomLover/MCA/Universal, 16,99 €.

Direct Link from lemonde.fr Par Clémentine Goldszal....Click ! ....

Verissimo, Amanda Lear e la confessione su Miguel Bosè: "Ha perso la verginità con me a 17 anni"

 “Gli ho lasciato un bel ricordo!”. Amanda Lear, ospite di “Verissimo”, conferma le dichiarazioni scioccanti rilasciate da Miguel Bosé. Ma cosa è successo? L’incontro tra la musa di Salvador Dalì e il cantante risale a molti anni fa. Bosé ha rivelato alla giornalista Nuria Roca di aver perso la verginità a 17 anni con Amanda Lear a casa del celebre pittore che non solo ne sarebbe stato al corrente, ma lo avrebbe pianificato con il padre, il torero Dominguín che temeva il figlio fosse omosessuale.

L’artista italo spagnolo ha raccontato: “Penso che abbiano potuto architettarlo perché mio padre non vedeva l'ora che io fossi iniziato al sesso per gareggiare con lui nel conquistare le altre donne. Da allora, io e Amanda continuiamo tutt'oggi a vivere un'enorme fratellanza e complicità” e ancora: “Mio padre voleva che fossi un uomo come Dio comanda: un ’macho’, un cacciatore, un donnaiolo. Io ero di carattere più lombardo, più sensibile. Mia madre gli chiese quale fosse il problema se leggevo molto e la risposta fu: che il bimbo sarà gay, Lucia! Di sicuro!”.

Ebbene l’episodio indiscreto e privatissimo trova oggi conferma nelle parole della controparte. Amanda Lear ha ribadito a Silvia Toffanin, conduttrice del programma di interviste su Canale5, che ha detto la verità. “Non capisco perché Miguel abbia raccontato questa cosa, ma si vede che gli ho lasciato un bel ricordo!” ha ammesso candidamente con la sua tipica risata. E ha aggiunto altri dettagli: “Lui era il figlio del grande torero Dominguín, era un conquistatore ed era preoccupato che Miguel fosse troppo delicato, dolce. Era molto amico di Salvador Dalì e veniva spesso ospite a Cadaqués. Un’estate il padre me lo buttò praticamente tra le braccia. Io e Miguel siamo andati a fare una passeggiata ed è successo”.

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