lundi 2 novembre 2026

 Amanda Lear: “Per far parlare di me ho accettato compromessi. I miei hater? Vorrei baciarli”

di Malcom Pagani for D. Repubblica ...

Da sempre Amanda Lear colleziona segreti, maschere, celebrità, errori memorabili. Ride delle proprie paure, scappa dalla noia. E fa a pezzi gli uomini: per esempio Dalí, Fellini, Bowie e Siffredi

Vuole sapere cosa faccio quando non mi va più di stare in un posto? Sparisco. Me ne vado. Scappo tutte le volte che sento che è il momento di fuggire perché c’è sempre un istante in cui evaporare. Sono a cena e mi annoio? Mi alzo, faccio finta di andare in bagno e cerco l’uscita. Gli altri al tavolo dicono “madonna che maleducata” e io sono già lontana, libera, felice. Un atto di egoismo? No, un manifesto di altruismo: se mi annoio io non escludo che gli altri, vedendomi, pensino: “Oddio, ancora questa, non se ne può più””.


Di Amanda Lear, a iniziare dall’età, si sa tutto e niente. La voce, da sempre, confonde ascendenze e decenni. Per salutarti sceglie uno squillo, un suono prolungato, un carnevale di fonemi: “Helloooooo”. L’allegria è un manifesto, un antidoto, un esorcismo: “Bisogna ridere sempre, soprattutto di se stessi. Io rido di tutto e tutti, non posso certo offendermi se ridono di me”.

Quando ha imparato a ridere?

“Quando ho capito di avere paura. Di tutto: della malattia, di un incidente, di sbagliare quando recito. Sono piena di paure, fin da bambina. E quando hai paura, da bambina, che fai? La superi. Vai avanti. Ti metti a fischiare, a cantare, provi a ridere dei tuoi fantasmi”.


Lo ha fatto anche sul palco?

“Ho trasformato timori e complessi in desiderio di fare la voce grossa. Con quella voce ho cantato e fatto parlare di me. In mezzo, come è ovvio, ho commesso tanti errori”.


La sua vita è stata piena d’arte, incontri, sorprese.

“Ma che è un funerale? Non sono mica morta”.


Torniamo agli errori?

“Il primo è stato sposarmi con un marchese. Una cazzata. Se sei un oggetto di desiderio e di seduzione, diventi subito qualcos’altro. Io diventai la marchesa, lo trova seducente? Io no”.

Sbagliare invece la affascina?

“È fondamentale. Chi non fa errori compie disastri perché pensa di esserne immune e diventa presuntuoso. Nel passato ci sono incontri sbagliati, dischi brutti, pezzi che non avrei dovuto cantare e programmi che non avrei dovuto accettare. Ma l’errore è pedagogico, ti aiuta a non commetterne altri. Non ne rinnego nessuno”.


Chi è stata?

“E chi lo sa? Tutti gli artisti si creano un personaggio. Lo ha fatto Chaplin, Madonna, Dalí e nel mio piccolo anch’io. Ogni tanto questo personaggio ti scappa via come in Frankenstein e diventa un mostro che non sei più in grado di controllare. Spesso non corrisponde per niente alla tua personalità e non di rado ti trovi a odiarlo”.

Lei si è odiata?

“Un’infinità di volte. Mi vedevo in tv e pensavo: ‘Ma chi è questa figura ridicola?’. Sa le volte che non ne potevo più di essere Amanda Lear?”.


E perché lo è stata?

“Perché bisogna vivere. Ma io non sono il personaggio che ho creato, quella tipa che spesso non riconosco: sono un’altra. Con i suoi problemi, le solitudini, le angosce, la voglia di dipingere”.


Chi è l’artista?

“Un egocentrico, pieno di sé, un mostro”.


Si sente un mostro anche lei?

“Assolutamente, siamo preoccupati dalla nostra foto, dal nostro ombelico, dalle nostre miserabili inquietudini e il mondo intanto crolla a pezzi. Cosa c’è di più mostruoso di questo?”.

Adorno dice che non c’è vita vera nella vita falsa.

“Recitiamo sempre perché naturalmente la vita è una bugia e la gente preferisce una menzogna alla realtà. La verità non interessa”.



Lei dipinge.

“Ultimamente moltissime maschere. Ognuno di noi ne indossa una e recitiamo sempre, da mattina a sera. Non sarebbe bello toglierla?”.


E cosa si risponde?

“Che forse, se la togliamo, scopriamo che quello che c’è sotto non ci piace e allora forse è meglio tenerla. Il mondo, da sempre, preferisce una bugia ben raccontata a una verità”.


C’è chi sostiene che la sua vita sia piena di bugie fin dalle origini. Nel 1978 Camilla Cederna andò a cercare i suoi documenti in un albergo di Milano per dimostrare che non era chi diceva di essere. La disturbò?

“No, mi ha fatto guadagnare tanti soldi. Ero arrivata in Italia da signora nessuno. Dicevano che non sapevo cantare e avevano ragione. Giuravano che sarei durata 6 mesi e il rischio c’era. Invece sono ancora qui. Come posso non ringraziare chi ha alimentato il mistero? Uomo? Donna? Per far parlare di me ho accettato compromessi, invenzioni, provocazioni. Cose servite a farmi conoscere e far passare i miei dischi in radio e in tv. I giornalisti hanno esagerato? Meglio. Mi sono comprata una casa, vivo ancora di royalties. Quando incontro un hater vorrei baciarlo”.


Si è spiegata il perché di tanto successo? 45 milioni di dischi venduti sono un numero che impressiona.

“Il pubblico ha bisogno di favole: la realtà è talmente prosaica, piatta, idiota e noiosa che andare altrove è un diritto e per chi sogna un dovere. Nell’immaginario sono stata fata, strega, vampira. Se fossi stata una massaia, anche se nei confronti delle massaie nutro il massimo rispetto, non sarebbe importato niente a nessuno”.

A Salvador Dalí importava molto di lei.

“Lo incontrai a Parigi, in anni di rivolta. Facevo la modella, ma mi vergognavo di dirlo. Nel ’68 sognavamo di cambiare il mondo e io incontrai un uomo che cambiò me. La prima volta mi disse che il mio volto sembrava un teschio. Mi offese: ‘Ma guarda questo imbecille’, pensai. Lui si accorse che ci ero rimasta male e provò a rimediare: ‘Ma guardi signorina che le ho fatto un complimento perché l’ossatura è ciò che sostiene tutto l’edificio, se lei sotto non ha questa armatura, questo scheletro meraviglioso, tutto l’edificio è destinato a crollare’”.


La convinse?

“No. Ma passare qualche anno con lui fu meraviglioso. Il sesso era qualcosa di totalmente astratto, ma era un professore, un guru. E tra tutte le modelle scelse me che ero sempre nell’angolino, depressa, a piangere. Nessuno mi aveva mai parlato come lui, di solito gli uomini mi mettevano una canna in bocca e mi portavano a letto”.

Era un rapporto dialettico?

“Eravamo in un libro di Orwell e lui somigliava a un ‘grande fratello’. Ne subivo il fascino, ma che la sua pittura fosse orrenda glielo dissi: ‘Non capisci niente, a te piace Picasso che dipinge come un bambino di tre anni’. Era lontano chilometri dai tipi che mi piacevano. Un vecchietto con l’alito pesante e un fascino pazzesco quando parlava d’arte, letteratura e cinema. Non mi sono mai annoiata. Mi prendeva le mani, mi guardava negli occhi e recitava una poesia di García Lorca. Mi innamorai perdutamente di questo signore che riempiva la mia vita fino all’invadenza”.

La manovrava?

“Faceva finta di aiutarti e non sapevi mai se lo facesse per generosità o per il suo divertimento. Un giorno mi manda da Fellini. Lo chiama e mi spedisce a Roma. Arrivo davanti al maestro e quello mi guarda e dice: ‘Sei bellissima, inutilmente bella. A me serve una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense: non vai bene’. Poi mi osserva meglio: ‘Ragazza, sei troppo magra. Andiamo a pranzo’. Mi riempì di cibo fino a farmi stare male. Appena ripulivo il piatto lui chiamava il cameriere: ‘Un altro spaghettino che la nostra Amanda ha ancora fame’. Poi mi salutò: ‘Torna da me quando sarai brutta’. Ora potrei, ma Federico non c’è più”.


David Bowie in poche parole?

“Dovrei dirne molte perché Bowie è stato un genio. Era brutto, ma possedeva un carisma assoluto. Aveva i denti storti, un occhio su e uno giù, però affascinante. Si innamorò di una mia foto e passammo un paio d’anni insieme. Poi me ne andai: troppa droga. A me la droga non è mai piaciuta e poi lui non era innamorato di me”.

Rimpianti?

“Sono come i discorsi sulla morte. Inutili. Tanto non morirò mai”.


Come fa a dirlo?

“Perché sono curiosa, di creare, di immaginare, di incontrare gente nuova”.


Lascerà tutto ai suoi gatti?

“La burocrazia sembra impedirmelo, ma troverò un modo. Non voglio essere la più ricca del cimitero”.


Cos’è la vita?

“Un paradosso. Anni fa dovevo lavorare con Siffredi. Rocco è intelligente e spiritoso. Avremmo dovuto cantare Parole parole di Mina. Una notte mi chiama: ‘Sai Amanda, ci ho ripensato, potrebbe nuocere alla mia immagine’. Mi viene da ridere e glielo dico: ‘Hai mostrato il culo a tutto il mondo e adesso sono io a nuocere alla tua immagine?’. Robe da pazzi”.


Come è finita?

“Come sempre, ridendo fino a star male”.


From D Repubblica Italia .... Click !

mercredi 21 octobre 2026

Amanda Lear a Verissimo: gli amori celebri e le voci sulla sua identità . . . ♥

 Amanda Lear a Verissimo: gli amori celebri e le voci sulla sua identità

Amanda Lear è stata ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, dove ha ripercorso alcuni aspetti della propria vita privata e della carriera, segnata da successi musicali, frequentazioni celebri e polemiche sulla sua identità. L'artista, conosciuta per il carattere provocatorio e l'ironia con cui ha affrontato le indiscrezioni sul proprio conto, ha parlato anche delle teorie circolate online su donne famose come Brigitte Macron e Michelle Obama. Il suo percorso attraversa musica, televisione, moda e arte, con una personalità che ha trasformato l'ambiguità in una componente riconoscibile della propria immagine pubblica.



Le voci sulla sessualità e il consiglio a Brigitte Macron

Tra gli argomenti affrontati c'è il fenomeno della cosiddetta transvestigation, una teoria del complotto diffusa online secondo cui alcune celebrità sarebbero segretamente transgender. Lear ha definito assurda questa tendenza, ricordando come accuse e supposizioni analoghe abbiano accompagnato anche la sua storia personale. Nel suo racconto, il modo di reagire alle indiscrezioni è stato quello di non lasciarsi travolgere dalle provocazioni e di non considerare ogni voce un motivo per offendersi.

L'artista ha raccontato di aver incoraggiato Brigitte Macron a non dare troppo peso alle dicerie sulla propria sessualità. Il consiglio nasce dalla sua esperienza diretta con le speculazioni mediatiche, che per anni hanno contribuito a costruire intorno a lei un alone di mistero. Lear ha anche osservato che, nel suo caso, quelle leggende hanno finito per alimentare l'attenzione sulla sua figura e sulla sua carriera, pur diventando un'etichetta difficile da abbandonare. La diffusione dei social ha reso queste teorie particolarmente visibili, coinvolgendo personaggi pubblici anche molto lontani dal mondo dello spettacolo.

Gli amori celebri e una vita tra arte e televisione

La storia personale di Amanda Lear è stata associata a figure importanti del panorama artistico e musicale, tra cui Salvador Dalí e David Bowie. Il legame con il pittore surrealista ha rappresentato una parte significativa del suo percorso, mentre il rapporto con il mondo della musica ha contribuito alla costruzione della sua immagine internazionale. Nel corso degli anni, le interviste televisive hanno offerto occasioni per raccontare episodi della sua vita, senza esaurire la quantità di aneddoti legati alle sue esperienze.

Nata con il nome di Amanda Tapp a Saigon, nell'attuale Ho Chi Minh, l'artista ha trascorso l'infanzia tra diverse città dopo la separazione dei genitori, spostandosi tra Nizza, Parigi e Londra. La sua attività non si è limitata al canto: ha lavorato anche come modella, conduttrice televisiva, attrice e pittrice. La varietà delle esperienze professionali ha contribuito a renderla una figura difficile da ricondurre a una sola categoria, tra cultura pop, spettacolo e arti visive.

Da Tomorrow agli album che hanno segnato la carriera

Il successo musicale di Amanda Lear è legato soprattutto alla disco music e a un'estetica sonora che combina atmosfere sensuali, arrangiamenti elettronici e interpretazione teatrale. Il debutto discografico, I Am a Photograph, è uscito nel 1977 e contiene Tomorrow, uno dei brani più riconoscibili del suo repertorio. La collaborazione con il produttore Anthony Monn ha accompagnato la fase iniziale della carriera discografica, proseguita con lavori come Sweet Revenge, Never Trust a Pretty Face e Diamonds for Breakfast.


Negli anni successivi, la cantante ha esplorato sonorità differenti, passando dalla dance a progetti più raffinati e acustici. Tra le pubblicazioni successive figurano Cadavrexquis, che ha segnato un ritorno alla dance, With Love, dedicato a classici della chanson française e standard jazz, e Tuberose, lavoro intimo cantato in francese e inglese. Il suo percorso discografico comprende anche My Happiness e Let Me Entertain You, oltre a Looking Back, pubblicato nel novembre 2025.

By Redazione Cultura e Spettacolo From Informazione ! Click

Who Is Amanda Lear ?

 Who Is Amanda Lear ? French Singer Accuses Miley Cyrus of Copying 1978 Hit 'The Sphinx' on 'REDLIGHTS'

The French singer says the tracks share the same melody and rhytm . . .



French Singer Amanda Lear is back in the spotlight after accusing Miley Cyrus of copying her 1978 song 'The Sphinx' on 'REDLIGHTS', a track from Cyrus' new album Bass Persuades.


The allegation has put renewed attention on Lear, whose career has stretched from modelling and music to television, acting and painting.


Who Is Amanda Lear ?

Lear is a French singer, songwriter, actress, television presenter, painter and former model who first made her name in the fashion world.

According to her official biography, she began modelling at 18, working with Mary Quant and Ossie Clark before modelling for Paco Rabanne. Rabanne introduced her to Salvador Dalí, and Lear says their friendship lasted more than 15 years.

Her music links followed. Bryan Ferry selected Lear for the cover of Roxy Music's 1973 album For Your Pleasure, and she became acquainted with musicians including Freddie Mercury, Elton John and David Bowie. Her official biography says Bowie encouraged her to pursue singing before she signed with Ariola in Germany.

Amanda Lear's Disco Career

Lear's music career took off with her 1977 album I Am a Photograph, which included 'Blood and Honey' and 'Queen of Chinatown'. Her 1978 album Sweet Revenge featured 'Follow Me', which became one of her signature songs.

'The Sphinx' was released as a single in 1978 and later appeared on her third studio album, Never Trust a Pretty Face. The song was composed by Anthony Monn, with lyrics by Lear and produced by Monn. The track is now at the centre of her dispute with Cyrus.

Lear said 'The Sphinx' was particularly important to her, describing it as her favourite song. She recalled the period when she made it as one of the happiest and most successful stages of her career.


Lear's official biography says she achieved hit singles in more than 50 countries during her disco years and earned gold records across Europe.

She later expanded into Italian television, hosting Premiatissima from 1982, while continuing to work in music, theatre and painting. Her 23rd album, Looking Back, was released in November 2025.


Why Is Amanda Lear Accusing Miley Cyrus ?

The dispute began after fans alerted Lear to similarities between 'The Sphinx' and Cyrus' 'REDLIGHTS'. Lear then posted on Instagram: 'Thank You Miley for copying my song The Sphinx, I am flattered', alongside hashtags including 'ripoff' and 'copycat'.

Lear said she contacted her producer and record company, which she said considered the similarity to be 'total plagiarism.'


She said the songs had the 'same melody, the same rhythm', although Cyrus' version was faster. Lear also said she likes Cyrus and suggested the issue could potentially be resolved through an agreement.

Lear told the publication that her record company, Universal, which she said owns the rights to 'The Sphinx', could contact Cyrus' record company.


She said the alternatives were an arrangement or legal action, adding that Cyrus could also credit her and acknowledge the song as an inspiration.


'Either we reach an arrangement, or there is a trial that could last a long time, American-style,' Lear said.


'REDLIGHTS' appears on Bass Persuades, which was released on 18 September 2026. Cyrus has not publicly responded to Lear's allegation as of the latest reports. No court has established that 'REDLIGHTS' infringes 'The Sphinx', so the copying claim remains an allegation.

By Adrienne Martinez from Ib Times Co Uk .... Click !







mardi 20 octobre 2026

Amanda Lear si sbottona a Verissimo

 “Dicono che Brigitte Macron sia in realtà un uomo e lei ne soffre, io le ho detto: lascia fare. Su di me hanno scritto di tutto, mi hanno aiutato nella carriera”: così Amanda Lear

Amanda Lear si sbottona a Verissimo sulla transvestigation che colpisce Brigitte Macron: "Lascia fare, quelle voci mi hanno aiutata in carriera"


“Dicono che Brigitte Macron sia in realtà un uomo e lei ne soffre, io le ho detto: lascia fare. Lo scrivevano anche di me, eppure quelle leggende mi hanno aiutata nella carriera”. Parola di Amanda Lear. La celebre ex modella, attrice, cantante e presentatrice tv di cui non si conosce con esattezza la data di nascita, nonché il sesso registrato all’anagrafe, è tornata sul pruriginoso argomento legato al presidente della repubblica francese Macron, oramai verso il viale del tramonto. “Oggi c’è questa moda della transvestigation (un ipotesi complottista per la quale alcune elebrità sarebbero transgender ndr) che ha colpito anche Michelle Obama e Brigitte Macron ed è assurda”, ha spiegato Lear durate l’ultima puntata di Verissimo.

Vicenda, quella del sesso reale della premiere dame dell’Eliseo, che ha portato la signora Brigitte a denunciare l’influencer americana Candace Owens. “Brigitte è una signora carinissima“, ha detto Lear, “e soffre per queste voci. Io però le ho detto di lasciar perdere. Più parli di una cosa più aumenta, se non ne parli dopo un po’ arriva un’altra notizia e ci se ne dimentica. La mia filosofia è “lascia fare””. Lear ha poi ricordato: “Su di me in certi anni i giornali hanno scritto di tutto, che ero un uomo, che ero incinta. Ogni settimana bisognava trovare un’invenzione nuova ma questo non mi ha mai toccato, anzi, faceva parte della promozione. In parte devo ringraziare queste leggende perché mi hanno aiutato nella carriera e se adesso ho una bella casa, faccio una bella vita e non sono stata dimenticata dopo una canzone lo devo anche a quello”.

From il fatto quotidiano ! Click

Amanda Lear a transformé le parking en ruine d'un village de Provence

 Il y a plus de 40 ans, Amanda Lear a transformé le parking en ruine d'un village de Provence pour y faire sa maison et elle y observe un rituel immuable...

Si Amanda Lear aime naviguer entre la France et l'Italie, son vrai refuge se trouve en Provence, dans un petit village. Depuis plus de 40 ans, elle y a le même rituel grâce à l'argent qu'elle gagne avec ses projets...


Article from Thomas Montet for Journal des Femmes ! Click


A la base, elle devait acheter la maison de Brigitte Bardot à Saint-Tropez mais la défunte comédienne "s'était ravisée au dernier moment", affirmait Amanda Lear au Parisien. Finalement, loin du bling bling et des hordes de touristes de la célèbre station balnéaire du Sud de la France, c'est quelque part dans le parc régional des Alpilles que la chanteuse et actrice a posé ses valises il y a plus de 40 ans.


Un petit coin de Provence qui accueille une flopée d'autres stars : Michel Drucker, Charlotte de Turckheim ou encore Hugh Grant possèdent, eux aussi, une maison dans les environs. Si Amanda Lear refuse de dire précisément dans quel village se trouve sa villa provençale c'est pour s'offrir la paix ! Mais la star, qui a récemment accusé Miley Cyrus de plagiat, avait accepté d'ouvrir les portes de son domaine au Parisien.


Alors, c'est comment chez Amanda Lear ? "Une porte de bois en ogive s'ouvre sur son écrin de verdure (...) A droite, une piscine, des parasols bleu et rose (...) On progresse dans un jardin très arboré. Des orangers, des tilleuls et surtout des oliviers, âgés", relatait le quotidien. Il faut dire que l'interprète du tube Follow Me a le même rituel depuis qu'elle a acheté cette maison il y a plus de quatre décennies : "Chaque fois que je faisais un gala ou un film, je m'achetais un arbre." Ainsi, avec le temps, elle est carrément devenue oléicultrice et produit quelques bouteilles d'huile d'olive chaque année.

Amanda Lear, qui vit seule avec ses chats depuis qu'elle assure avoir "fermé la boutique" avec les hommes, a dépensé sans compter pour rénover et aménager sa demeure. Il faut dire que lorsqu'elle a fait le chèque... "c'était le parking du village ici, presque en ruine" ! Pas de quoi effrayer la star de presque 76 ans - selon ce que dit sa carte d'identité - qui a pris son mal en patience : "J'ai mis un point d'honneur à en faire un petit paradis."


Et ce havre de paix, Amanda Lear l'adore aussi car il lui permet d'exercer sa passion première : la peinture. L'ancienne muse de Salvador Dalí aime la couleur et peint aussi bien des fleurs, des paysages, des animaux ou des hommes nus, de dos, car elle jure être douée pour représenter les fesses...

Mais, pour entretenir sa maison qui lui coûte cher, pas question de prendre définitivement sa retraite. L'an dernier, on pouvait ainsi la voir au cinéma dans le film Toujours possible.

Amanda Lear attacca Miley Cyrus: «Mi ha copiato la canzone».

 Amanda Lear attacca Miley Cyrus: «Mi ha copiato la canzone». E sulla transvestigation svela: «Sono 40 anni che lo pensano di me»


Ospite di Verissimo, nel salotto di Silvia Toffanin, la cantante e showgirl ha parlato della presunta somiglianza tra un brano di Miley Cyrus e una sua canzone del 1978, ma anche del fenomeno della transvestigation, che da anni alimenta teorie infondate sulle identità di genere di personaggi famosi.


Amanda Lear contro Miley Cyrus: «Non voglio che mi rubino la canzone»

La vicenda riguarda Red Lights, brano contenuto nel nuovo album di Miley Cyrus, che secondo Amanda Lear ricorderebbe troppo da vicino The Sphinx, canzone pubblicata nel 1978.

L’artista aveva sollevato la questione sui social, tornando poi sull’argomento in un’intervista al quotidiano francese Le Parisien. In quell’occasione aveva raccontato di essersi confrontata con il proprio produttore e con la casa discografica, sostenendo che alcune analisi, effettuate anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, avrebbero evidenziato somiglianze tra i due pezzi. A Verissimo, Amanda Lear ha ribadito la propria posizione senza nascondere l’amarezza: «Quella è la mia migliore canzone e non voglio che me la rubino!».

La cantante ha raccontato anche le reazioni ricevute dopo aver mosso le sue accuse, ricordando come alcuni fan della popstar americana abbiano messo in dubbio che Miley Cyrus potesse conoscere la sua musica. Amanda, tuttavia, ha aggiunto una nota ironica alla vicenda: «Sono lusingata se una grande cantante americana copia le mie canzoni». Al momento, le dichiarazioni dell’artista rappresentano la sua versione dei fatti: le presunte somiglianze tra Red Lights e The Sphinx non equivalgono, da sole, a una prova di plagio accertato.

Amanda Lear e la transvestigation: «Sono 40 anni che lo pensano di me»

Nel corso dell’intervista, Silvia Toffanin ha affrontato anche il tema della transvestigation, una teoria del complotto che consiste nell’accusare personaggi pubblici di essere segretamente transgender sulla base di presunti indizi fisici, senza prove attendibili. Amanda Lear ha commentato il fenomeno citando alcuni nomi celebri finiti nel mirino di queste speculazioni, tra cui Michelle Obama, Brigitte Macron e Lady Gaga. «Ma è possibile che in tutto il mondo intero non c’è una donna vera?», ha ironizzato la showgirl, criticando la diffusione di queste teorie e il modo in cui vengono alimentate online. Lear ha poi raccontato di conoscere bene questo tipo di insinuazioni, che la accompagnano da decenni: «Sono 40 anni che lo pensano di me». Ripensando agli inizi della sua carriera in Italia, ha ricordato come alcuni giornali scandalistici pubblicassero prima indiscrezioni sulla sua presunta identità maschile e, poco dopo, notizie sulla possibilità che fosse incinta. Contraddizioni che, secondo lei, dimostrano quanto il gossip possa prescindere dalla logica e dai fatti.

L’effetto Streisand e il business del gossip

Amanda Lear ha anche spiegato perché, a suo parere, rispondere continuamente a queste insinuazioni rischia di renderle ancora più visibili. «Si chiama effetto Streisand: più ne parli e più gli dai importanza e più la gente ci crede», ha dichiarato a Verissimo, sostenendo che ignorare certe provocazioni può essere più efficace che alimentare una polemica. Infine, la showgirl ha affrontato con il consueto sarcasmo il rapporto tra notorietà e pettegolezzi: «Oggi tutto questo lo chiamerebbero buzz, più si parla di una persona più fa business». E ha concluso con una battuta sul proprio successo: «Io quindi devo ringraziare perché grazie a loro ho una bella casa, dei bei vestiti e ho dei vestiti meravigliosi».

Tra la polemica con Miley Cyrus e le riflessioni sulla disinformazione online, l’intervento di Amanda Lear a Verissimo ha riportato sotto i riflettori due temi distinti: le accuse musicali, ancora da verificare, e il peso delle speculazioni sulla vita privata delle celebrità.

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lundi 19 octobre 2026

Amanda Lear Ospite a Verissimo . . . ♥

 Amanda Lear: «Dicono che Brigitte Macron sia in realtà un uomo e lei ne soffre, io le ho detto: lascia fare. Lo scrivevano anche di me, eppure quelle leggende mi hanno aiutata nella carriera»

Direct Article Vanity Fair from Alessia Ferri

Ospite a Verissimo, ha ricordato le voci insistenti sulla propria identità sessuale, e ripercorso molti momenti della sua vita: «Invecchiando ho capito che contano solo salute e amicizia»



Per tutta la sua carriera Amanda Lear ha dovuto fare i conti con la propria identità. O meglio, con quello che gli altri dicevano di essa: è un uomo? È una donna? Pettegolezzi ai quali lei non ha mai dato peso ma anzi, dai cui ha saputo trarre il meglio, ovvero una visibilità planetaria che l’ha resa famosissima in tutto il mondo e fatto decollare la sua carriera, come raccontato nel salotto di Verissimo. «Su di me in certi anni i giornali hanno scritto di tutto, che ero un uomo, che ero incinta. Ogni settimana bisognava trovare un’invenzione nuova ma questo non mi ha mai toccato, anzi, faceva parte della promozione. In parte devo ringraziare queste leggende perché mi hanno aiutato nella carriera e se adesso ho una bella casa, faccio una bella vita e non sono stata dimenticata dopo una canzone lo devo anche a quello».


Non offendersi e prendere il meglio dalle situazioni è sempre stato il suo mantra, che oggi spera di trasferire anche ad altre donne celebri che, complici anche i social, come lei sono bersagliate da tesi fantasiose sul proprio genere. «Oggi c’è questa moda della transvestigation (una teoria del complotto online secondo cui alcune celebrità sarebbero segretamente transgender n.d.r.) che ha colpito anche Michelle Obama e Brigitte Macron ed è assurda». La vicenda di Brigitte Macron è sfociata anche in una denuncia all’influencer americana di destra Candace Owens, che sull'idea che in realtà sarebbe un uomo ha addirittura realizzato un documentario. «Brigitte è una signora carinissima», ha detto Lear, «e soffre per queste voci. Io però le ho detto di lasciar perdere. Più parli di una cosa più aumenta, se non ne parli dopo un po’ arriva un’altra notizia e ci se ne dimentica. La mia filosofia è “lascia fare”».



Una filosofia che da alcuni anni Amanda Lear applica anche al resto della sua vita. «Ho sempre avuto una tendenza maniaco-depressiva, curata anche con dei farmaci ma oggi la sto un po’ superando. Con gli anni ti rendi conto che tante cose non importano. Importano la salute e gli amici veri, tutto il resto, le borse di lusso o essere in prima pagina nei giornali non conta nulla. Io so benissimo che non sono più giovane come prima ma lo accetto».


Nel corso della chiacchierata con Silvia Toffanin Amanda Lear è tornata anche a parlare di due lutti molti forti che l’hanno colpita in passato: la morte in un incidente in auto del suo primo fidanzato Tara Browne e quella del marito Alain Philippe che nel dicembre 2000 rimase vittima di un incendio nella loro casa in Provenza. «La gente pensa che se sei ricca e famosa sei intoccabile ma non è così. Quello è stato un momento terribile ma come tutti ho dovuto sopravvivere. La vita non è finita, la vita è bella anche con le sue tragedie, dobbiamo andare avanti. Mi piace pensare che lui a altri amici che ho perso mi proteggano dall’altro e vogliano che io sia felice».


Spazio infine anche per la polemica con Miley Cyrus, forse rea di aver copiato il suo brano The Sphinx per realizzare Redlights, contenuto nell’ultimo album: «Ancora non si sa se c’è stato plagio oppure no, dei tecnici sono al lavoro per cercare di capirlo. Stasera ho un incontro con un avvocato per decidere se andare avanti o chiudere la vicenda. Vediamo. Sono comunque lusingata che una grande cantante così mi segua», ha detto Amanda Lear, che rivedremo presto al cinema, nel nuovo film di Ferzen Ozpetek «è stata una bellissima esperienza, mi manca molto l’Italia».



mercredi 14 octobre 2026

Non solo ‘Tomorrow’: tutto quello che dovete sapere sulla discografia di Amanda Lear . . .

 È il momento del ripassone dei capisaldi della (musicalmente sottovalutatissima) artista e icona. Al di là del caso Miley Cyrus...

 From Rolling Stone Italia . Click on the link !

Article : Gaspare Baglio Contributor

Sexy, irriverente, ironica, mai banale, iconica. In una parola: diva. Amanda Lear è sempre cambiata, non cambiando mai. Nel corso del tempo ha mantenuto quell’allure di ragazza fuori dagli schemi che non le manda a dire: diretta, egocentrica, sensuale. Ha fatto dell’ambiguità il tratto distintivo degli albori della sua carriera (musicale e non). Un modo per farsi puntare i riflettori addosso, anche se poi quel banale escamotage per far parlare di sé è diventato un’etichetta difficile da scrollarsi di dosso (pure se ammuffita). Tanto per mettere un punto: Amanda Lear è una donna e, onestamente, è abbastanza svilente pensare quanto ancora oggi si stia a disquisire su certi aspetti di fronte all’indiscutibile talento di una vera star dalla capacità (quasi) unica di attraversare le epoche trasformandosi sempre.

E mantenendo salda una credibilità riconosciuta dal pubblico di tutte le età: da musa di Salvador Dalí a misteriosa modella sulla copertina di For Your Pleasure dei Roxy Music, da girlfriend di David Bowie a padrona di casa sfacciata di molti programmi di quel piccolo schermo italico abile a scandalizzare e tenere (al contempo) incollate tante teste, Lear si è imposta come personaggio di rottura a tutto tondo attraverso varietà innovativi e spregiudicati come Stryx, fino alle interviste in camera da letto di Ars Amanda. E che dire del cult anni ’90 Il brutto anatroccolo, sui cambiamenti estetici, o il celeberrimo Cocktail d’amore, in cui si scandagliavano onori e oneri della pop culture anni ’70 e ’80? Amanda Lear è tutto questo e anche di più: calca con successo le assi dei più celebri teatri francesi con pièce in grado di mostrare la sua duttilità attoriale. E continua pure la sua carriera da talentuosa pittrice.

Ma torniamo a noi: se da un lato ha messo l’arguzia a servizio della Tv, dall’altro ha scalato le classifiche con hit da milioni di copie vendute in tutta Europa grazie alla voce androgina, profonda e sussurrata. Icona pop poliedrica e magnetica, se dice una cosa l’ha ben soppesata: a lei non interessa lanciare boutade perché ne parlino i giornali. E se ammette che Redlights di Miley Cyrus assomiglia troppo alla sua The Sphinx del 1978, come minimo bisogna ascoltarla. Al di là delle questioni legali, una cosa è certa: Amanda ha intonato brani pazzeschi. Alcuni conosciuti, altri meno, ma ci sono pezzi che, ognuno per motivi differenti, andrebbero ripescati. Cogliamo la palla al balzo per un ripassone, con l’obiettivo di approfondire i capisaldi e le tappe fondamentali dell’ampia discografia della regina dell’eurodisco dalle estetiche camp.


Guidata dal produttore Anthony Monn (non la mollerà fino al 1983), Amanda getta le basi per un synth-pop teatrale, erotico e voluttuoso. Siamo nel 1977, la disco music esplode nei club del Vecchio Continente e la ragazza nata a Saigon ma naturalizzata francese, dopo essersi chiusa a registrare negli studi della Ariola Records di Monaco di Baviera, debutta con un album glam e ipnotico per la label tedesca. Nella tracklist (che ha subìto diverse modifiche a seconda dei Paesi dove veniva commercializzato il disco) figura il pezzo (forse) più famoso che (almeno in Italia) ha cambiato la vita di Amanda: Tomorrow. La hit (riferimento a un appuntamento amoroso e alla sua attesa), con il famosissimo incipit parlato-cantato e il groove incalzante, esplode e raggiunge le vette delle classifiche pure in Germania e Germania Ovest. Il successo è istantaneo e travolgente. Amanda ha più volte dichiarato di non amarla troppo: «Ho venduto 28 milioni di dischi in tutto il mondo e qui si ricordano della canzone peggiore che ho scritto. E posso criticarla perché l’ho scritta io. Ho scritto anche canzoni che mi piacciono, eh! Come The Sphinx e Follow Me. Nei tempi recenti ho pure ricantato brani come Can’t Take My Eyes Off You o pezzi dei Pet Shop Boys. Niente, qui solo Tomorrow, pure in radio. Vabbè che ci prendo dei soldi, ma mi dispiace», confessava proprio a Rolling. In, effetti per il pubblico nostrano, Tomorrow diventa il leitmotiv indissolubile dalla popstar e una costante televisiva: le apparizioni della songwriter infarcivano i più popolari varietà dell’epoca trasformando il tormentone nel veicolo per consegnare Amanda alla storia del pop.


Ma non finisce qui. In I’m a Photograph spicca una vera perla: Queen of Chinatown, co-scritta con Moon, con le sue suggestioni orientali e il coro che si contrappone alla voce rauca dell’interprete. «Quarant’anni fa il mio produttore tedesco mi diceva: “Canta alla Marlene, devi essere la Dietrich della discomusic”. Mi spingeva verso una voce artificiale, sempre più bassa, che ha fatto il mio successo. Mi faceva fumare e si registrava alle quattro di notte e lui era contento», dichiarò a La Stampa. La composizione sulla regina del quartiere cinese consolida l’immagine da artista trasgressiva della Lear. Il motivo? Racconta di una spacciatrice di sostanze stupefacenti. L’album strappa la certificazione oro, infrange i tabù dell’epoca e regala una vera chicca: Alphabet (Prelude in C by J. S. Bach), in cui Amanda si cimenta in un pezzo intriso di estratti dal Clavicembalo ben temperato di Bach. Non è tanto la versione francese ad essere degna di nota, quanto quella italiana, che raggiunge vette sublimi mentre Lear sciorina in maniera seducente e recitata il nuovo alfabeto, associando a ciascuna parola concetti tra glamour e ironia. La versione tricolore può, effettivamente, apparire un po’ audace, ma con quel timbro la Lear può dire tutto, modellando il pezzo – che poteva serenamente scadere nel trash – in una vera gemma camp chic con questo testo: “C come sei crudele, E sei Eterosessuale, F perché mi dai fastidio e sei un ficcanaso, […] S per sesso e mi chiami sgualdrina, […] Z perché ti darò uno zero se non impari il mio alfabeto“. E via discorrendo. Chiude il quadro il godibile e divertente Blue Tango, che possiamo definire, facendo un parallelismo con l’attualità, come un mix tra La Isla Bonita di Madonna e Mi Chico Latino di Geri Halliwell Lear’s version.

Forte del successo del primo lavoro, la diva si rimette in gioco con Sweet Revenge, concept album sulla storia di una donna che vende l’anima al diavolo per ottenere la fama. Chiaramente la protagonista se ne pentirà e troverà il suo riscatto – guarda un po’ – nell’amore. La hit trascinante è ovviamente la celeberrima Follow Me (che apre e chiude il progetto), col suo inconfondibile riff di tastiera. La voce di Amanda raggiunge timbri oscuri, una sorta di seduzione ammaliante per quello che, per molti critici del periodo (e non solo), sarà il suo cavallo di battaglia, la sua signature song. Ovunque tranne che in Italia, dove pare ci si ricordi – ebbene sì – ancora solo di Tomorrow (rifatta anche nel 1988 in una memorabile versione punk rock con i CCCP).

Nell’album trova spazio pure l’ammiccante Enigma (Give a Bit of Mmh to Me), il cui videoclip fu realizzato proprio all’interno di Stryx, il programma Rai diretto da Enzo Trapani. Amanda, circondata da gattini neri e dai performer del programma, si muove strizzata in una tuta aderente e scintillante su un materasso gonfiabile. La canzone, ironia della sorte, è pure il titolo di un documentario HBO dedicato alla cultura transgender diretto da Zackary Drucker, in cui si associa la figura di April Ashley, pioniera trans britannica, ad Amanda Lear. E proprio Amanda non la prende benissimo: definisce il lavoro un vergognoso tentativo di outing proposto, invece, come una celebrazione. Si è definita vittima di transvestigation, ha rispedito al mittente le illazioni false sulla sua sessualità minacciando querele. Digressioni legali a parte, Sweet Revenge vende oltre due milioni di copie e consacra Amanda Lear come superstella internazionale, capace di vendere dischi dalla Francia al Sud America, e persino in Unione Sovietica.

La copertina, in cui la Lear appare metà angelo e metà demone con parte del corpo di serpente, incornicia alla perfezione il mood del disco, che, se possibile, cerca di essere maggiormente teatrale, con ispirazioni quasi da cabaret. Addirittura il Guardian evidenzia quanto sia netta la sensazione che Amanda voglia gradualmente dismettere i panni della queen of eurodisco per una dimensione più concettuale, indicando The Sphinx come il brano-simbolo di questo cambio di passo. Già, proprio la canzone oggi pietra dello scandalo: l’estratto rappresenta una svolta più intima, malinconica e cinematografica all’interno della sua produzione.


In questa hit Amanda si paragona all’enigmatica Sfinge, riflettendo sulla solitudine, sulla finzione dello star-system e su quanto sia complicato farsi conoscere davvero al di là della maschera pubblica. Ottiene un ottimo riscontro sia nei club sia nella programmazione radiofonica europea, confermando la capacità di coniugare il ritmo da discoteca con una profonda vena decadente e melodrammatica.

Tra i pezzi imprescindibili c’è anche Fashion Pack, sfrontata e divertita satira del jet-set internazionale e del celeberrimo club Studio 54 di New York, con citazioni dirette a Andy Warhol e Yves Saint Laurent: gente che Amanda ha conosciuto e frequentato. In particolare, di Warhol ha dichiarato, a Domenica In, che non si capiva mai cosa pensasse ma poi, quando tornava a casa, scriveva male di tutti sul suo quaderno. Altro momento altissimo dell’album è la cover orchestrale e decadente di Lili Marlene (reso immortale da Marlene Dietrich), riletta con quell’inconfondibile registro grave che la rende un pezzo dark-cabaret indimenticabile.


Dopo Incognito (1981), l’esperimento più d’avanguardia e concettuale, a metà degli anni ’80 Amanda tira fuori dal cassetto tre progetti che non hanno goduto delle luci dei riflettori come gli altri dischi: il singolo Assassino, perla del 1982 cantata in italiano e prodotta da Giusto Pio, in cui sonorità elettroniche incontrano le atmosfere da poliziesco d’autore; Tam-Tam (1983), registrato in Italia sempre con la collaborazione di Giusto Pio, oltre a essere il primo senza la collaborazione di Mr. Moon esplora ritmiche euro-pop e atmosfere minimaliste (come il singolo No Regrets); nel 1986 esce invece Secret Passion, destinato principalmente al mercato anglosassone e americano. Tre i singoli estratti: Wild Thing (cover di un successo dei The Troggs, anno 1965), Aphrodisiac e She Wolf, realizzati anche in lingua francese con il titolo, rispettivamente, di Aprhodisiaque e Les femmes.

Non finisce qui. Con il passare degli anni, Amanda Lear è diventata conduttrice di Mediaset e La Cinq, ma non ha mai smesso di registrare musica e sperimentare pubblicando progetti come Cadavrexquis (1993, primo album in lingua inglese che, oltre a segnare il ritorno alla dance con la collaborazione del gruppo techno Bass Bumpers, permette all’artista di rielaborare i classici Follow Me, Fashion Pack e Lili Marlene). Il titolo dell’album è un riferimento al gioco surrealista del “cadavere squisito”. Arrivano poi Alter Ego (1995) e l’elegante With Love (2006), in cui reinterpreta i capisaldi della chanson française e standard jazz già interpretati da grandi dive del passato. Degno di nota anche Tuberose (2021), raffinato lavoro acustico e intimista cantato in francese e inglese, in cui intona brani di Gainsbourg, Trenet e Moustaki, dimostrando una maturità vocale calda e profonda.


Amanda Lear poteva essere una meteora degli anni d’oro della disco, ma ha avuto l’intelligenza di buttarsi diventando una visionaria del pop capace di anticipare estetiche e linguaggi. Insomma, non è soltanto un fenomeno di costume o una presenza ironica della Tv commerciale, ma un’artista che ha plasmato l’immaginario pop europeo degli anni ’70 e ’80 a colpi di synth, provocazioni d’autore e dischi d’oro. E adesso, alla domanda che fece il famoso libro del 1979 Chi ha paura di Amanda Lear?, cosa rispondereste?




dimanche 27 septembre 2026

Amanda Lear: Que cache son accusation de plagiat de Miley Cyrus . . .

 Amanda Lear: que cache son accusation de plagiat de Miley Cyrus

On ne réinvente pas la roue, c’est certain. Par contre, l’interprète de «The Sphinx» aurait apprécié que Miley Cyrus lui demande avant de se servir.


Amanda Lear, icône disco des années 70, accuse Miley Cyrus d’avoir plagié sa chanson «The Sphinx».


Article écrit par Alexandre Lanz pour 24 H ... Click on the link

«Merci Miley pour cet hommage à ma chanson «The Sphinx», je suis flattée…» c’est en ces termes qu’Amanda Lear rendait à César ce qui lui appartient dans une publication Instagram dimanche 20 septembre. Selon elle, Miley Cyrus l’aurait tout bonnement plagiée avec le titre «Red Lights» sorti deux jours plus tôt sur son album «Bass Persuades». Pour celles et ceux à qui le sarcasme légendaire de l’artiste aurait échappé parmi ses quelque 216’000 followers, elle accompagnait son post du hashtag Copycat, soit copieuse en français. Voilà qui est dit. Avec Amanda, la vengeance est un plat qui se mange froid. Où, en tout cas, le hors-d’œuvre se dénonce tout cru. Et manque de pot pour Miley, «The Sphinx» fait partie des chansons dont Amanda Lear avait écrit les paroles sur une musique d’Anthony Monn. 


Le disco, c’est toute une époque, une esthétique et des sons qu’Amanda Lear a incarnés mieux que personne dans les années 70.

Une telle accusation mérite d’être vérifiée. Casque vissé sur les oreilles, on commence par écouter la chanson figurant sur «Never Trust A Pretty Face», le troisième album d’Amanda Lear paru en 1979. Étonnamment contemporain pour une composition datant d’il y a presque cinquante ans, «The Sphinx» n’est pas sans rappeler l’univers sensuel aux pulsations disco des arrangements de «La vie en rose» reprise par Grace Jones en 1977. Toute une époque. 

Retour en 2026. Dès la première écoute du «Red Lights» de Miley Cyrus, les oreilles ne s’y trompent pas, Amanda Lear dit vrai, la chanson est extrêmement similaire. À l’endroit où elle semblait ironiser comme elle sait si bien le faire, son distributeur semble juger l’incident moins drôle. Contactée en début de semaine par l’agence AFP, Amanda Lear déclarait: «Je n’ai jamais été procédurière, mais ma maison de disques, Universal, et les éditeurs du titre, dont je suis la parolière, veulent la reconnaissance du plagiat.» 

Ce n’est pas la première fois qu’Amanda Lear signale en riant jaune avoir été copiée. Au moment du succès planétaire de l’album «Confessions On A Dancefloor» de Madonna en 2005, elle affirmait très sérieusement sur le plateau de l’émission «On ne peut pas plaire à tout le monde»: «Aujourd’hui, Madonna est obligée de m’imiter et de se coiffer comme je l’étais dans les années 70 pour vendre des disques. Ce n’est pas moi qui le dis, c’est toute la presse anglo-saxonne! Je trouve ça très flatteur, parce que de toutes les personnes qu’elle aurait pu copier, elle a choisi Amanda Lear.» Si ses propos avaient alors suscité l’hilarité des autres invités, ils démontraient aussi un certain besoin de reconnaissance pour son ancienne carrière de chanteuse. Qui serait-on pour juger cela? 

Devenue au fil des ans une bête à punchlines cinglantes, assurant la bonne humeur et les rires du public partout sur son passage, Amanda Lear a eu la générosité et l’intelligence de l’autodérision. Au creux de la vague en France, celle qui affirmait être très occupée en Italie tenait le même discours inversé là-bas lorsque sa carrière à la télévision italienne battait de l’aile. Nulle part et partout à la fois. Et drôle avec ça. Il est impossible de ne pas aimer Amanda Lear pour ce qu’elle représente. Mais qu’on se le dise, l’icône de mode que le public découvrait en 1973 posant férocement sur la sublime pochette de l’album «For Your Pleasure» de Roxy Music, n’a jamais vraiment été prise au sérieux avec sa musique à elle. 

Avec pas moins de vingt albums studio, ce n’est pourtant pas faute d’avoir essayé. Cool toujours, elle ne s’est jamais vraiment plainte d’être réduite dans les médias au statut de muse de Dalí, puis amante de Bowie. Celle qui rêvait d’apporter de la profondeur dans les textes de ses tubes dans les années 70 aura dû patienter jusqu’en 2021 pour enfin se sentir légitime de sortir un album de chansons à textes. Sur «Tuberose», elle reprend entre autres Dominique A, Miossec, Léo Ferré et Alain Bashung, ainsi que «Le bel âge» de Barbara. En 2026, tandis que Miley Cyrus puise sans demander la permission dans sa discographie, le temps est venu pour l’interprète à la voix suave de «The Sphinx» d’être reconnue pour sa propre mythologie dans la musique disco. 

Amanda Lear sur le plateau de l’émission «Belve» sur Rai 2 en Italie.


mercredi 23 septembre 2026

« Voici la version originale Miley Cyrus » : Amanda Lear accuse la star américaine de plagiat sur son titre The Sphinx

 « Voici la version originale Miley Cyrus » : Amanda Lear accuse la star américaine de plagiat sur son titre The Sphinx . . . ♥

Direct Article From Le Parisien . . . Click !


Tout est parti d’un message posté sur Instagram : « Merci Miley Cyrus d’avoir copié ma chanson. » Il est signé de l’icône du disco Amanda Lear. En cause, la ressemblance troublante entre la chanson « Redlights », extrait du dernier projet de la pop star américaine, et « The Sphinx », titre qu’Amanda Lear avait sorti en 1978. À l’écoute des deux morceaux, difficile de ne pas comprendre ce qui agace la chanteuse. Les deux mélodies paraissent identiques même si le morceau de Miley est plus rapide que celui d’Amanda.





Contactée par Le Parisien, l’ancienne muse de Salvador Dali, mi-amusée, mi-agacée, est revenue dans les moindres détails sur cette affaire. Et rappelant au passage que Miley Cyrus qu’elle « aime beaucoup par ailleurs » n’en serait pas à sa première polémique du genre. « Sur « Flower », on lui avait reproché de s’être totalement inspirée de « I Will Survive » le titre de Gloria Gaynor…

Sur son propre cas, elle est catégorique : « J’ai contacté mon producteur, ma maison de disques, et tous disent que c’est un plagiat total. Ils ont analysé chaque ligne des deux titres avec ChatGPT et c’est incroyable ce qu’on peut faire aujourd’hui avec la technologie. Et en effet, c’est la même mélodie, la même rythmique. Elle a changé les paroles, évidemment, mais c’est indéniable que c’est très inspiré. »

Amanda Lear raconte que ce n’est pas son entourage professionnel qui a repéré la ressemblance en premier, mais son public. « C’est grâce à mes fans qui m’ont contactée. Ils m’ont dit : Amanda, il faut absolument que vous écoutiez ça, c’est une honte. » Elle tempère aussitôt avec humour : « Évidemment, les fans sont toujours un peu dans l’excès. Dans le mot fan, il y a fanatique. » Interrogée sur l’hypothèse d’un procès, Amanda Lear se montre prudente, forte de sa propre expérience du système américain. « Les procès aux États-Unis, c’est fou. Ils n’ont pas les mêmes lois que nous, pas du tout. J’ai voulu faire un procès là-bas : ils ont des avocats incroyables, mais surtout, ils n’appliquent pas la même législation. Le droit à l’image, le droit d’auteur, ils ne respectent pas trop tout ça. »

Au-delà de la question du plagiat, c’est une dimension plus personnelle qui semble atteindre Amanda Lear. « Ce qui me touche beaucoup, c’est que c’est ma chanson préférée. » « The Sphinx » figure sur son troisième album, son « meilleur », « Never Trust a Pretty Face », sorti en 1979, « à un moment charnière de ma vie », précise-t-elle. « J’étais au top du top. Je venais de me marier, j’étais amoureuse, je vendais plein d’albums, je venais d’inaugurer le Palace à Paris. J’étais inspirée à fond, c’est mon meilleur album. »

Deux titres de ce disque ont particulièrement marché à l’époque, rappelle-t-elle « Fashion Pack » et « The Sphinx » mais leur succès a toujours été éclipsé par celui de « Follow Me », devenu sa signature grâce, notamment, à son utilisation par Chanel. « C’est une bonne chanson, mais ce n’est pas, à mon avis, la meilleure. Ma meilleure chanson, c’est moi qui la revendique, j’en suis très fière, c’est The Sphinx, avec de très jolies paroles. »Et Amanda Lear de nous chanter au téléphone : « I want to be an enigma for the rest of eternity », « je veux rester une énigme pour le reste de l’éternité ». « C’est une chanson qui me ressemble beaucoup. Alors ça me chiffonne un peu qu’on me la vole. Je préférerais qu’on me dise : J’aime beaucoup votre titre. Mais qu’on me la vole carrément, je n’aime autant pas. »

Mais Amanda Lear se défend de toute animosité personnelle envers la star américaine. « Miley Cyrus, je l’aime beaucoup d’autre part. » Elle affirme même que cette dernière connaît son répertoire : « Elle a déjà mis mon titre dans sa liste Spotify. On sait qu’elle est fan de moi. »Elle nous confie que le nom de la star américaine a même été évoqué pour un projet de biopic consacré à la vie d’Amanda Lear actuellement en préparation aux États-Unis. « Comme elle me ressemble un peu, avec les dents en avant, pour jouer mon rôle. C’est incroyable. »Pour l’heure, l’affaire reste donc entre les mains des maisons de disques respectives. Amanda Lear, elle, semble surtout espérer un règlement à l’amiable et une forme de reconnaissance de l’un de ses titres les plus personnels.