jeudi 5 mai 2022

Amanda Lear dézingue le mouvement #MeToo : "On a le choix dans nos existences"

Dans le recueil Quelles vies !, signé Vincent Remy et Jean-Philippe Pisanias et publié aux éditions Buchet Chastel ce jeudi 5 mai, l'artiste Amanda Lear a dézingué le mouvement #MeToo.

Quinze destins hors du commun
De Vincent Remy, Jean-Philippe Pisanias

Amanda Lear a toujours eu la langue bien pendue. L'artiste à la voix grave, récemment opérée du cœur, avait ainsi révélé être payée pour apparaître à la télé, avait flingué le biopic consacré à Salvador Dali (dont elle était la muse) et même dévoilé quelles stars étaient fans de ses chansons. Mais, dans l'ouvrage Quelles vies !, publié ce jeudi 5 mai aux éditions Buchet Chastel par Vincent Remy et Jean-Philippe Pisanias, celle qui s'en était violemment pris aux anti-masques a un autre mouvement dans sa ligne de mire : #MeToo, grâce auquel des victimes de harcèlement, agressions sexuelles et viols ont pu témoigner, notamment dans le milieu du cinéma.

Amanda Lear : "On ne se rend pas dans la chambre d'hôtel d'un producteur"

Comme certaines victimes du producteur Harvey Weinstein, magnat déchu d'Hollywood, Amanda Lear avait elle-même été conviée dans une chambre d'hôtel pour, officiellement, parler d'un rôle. Elle raconte avoir fui de la chambre du réalisateur Darryl Zanuck, où l'attendait également une "bimbo blonde" en "nuisettes et porte-jarretelles". Près d'un quart de siècle plus tard, elle analyse : "J'ai fait une connerie : on ne se rend pas dans la chambre d'hôtel d'un producteur. Et s'il vous reçoit en pyjama, on lui dit : 'Je vous attends au bar'. On se barre avant que la situation ne s'envenime".

Amanda Lear : "Il ne faut pas accepter n'importe quoi pour décrocher un rôle"

Et la star la pièce de théâtre Divina a un avis plus que tranché sur la marche à suivre en cas d'agression : "On le dénonce toute de suite. On n'attends pas 40 ans pour dire : 'M. Polanski m'a mis la main au cul'. C'est ce qui m'agace dans le mouvement #MeToo, comme si toutes ces actrices découvraient tardivement les choses". Amanda Lear continue : "On a le choix dans nos existences. On n'est pas obligé de tout accepter. On peut dire non, et puis c'est tout ! Vous me manquez de respect ? Non, ça ne m'intéresse pas. Thank you very much. Il ne faut pas accepter n'importe quoi pour décrocher un rôle".

par Jade Olivier pour ...

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Amanda Lear : "Je n'ai jamais été très famille"

La chanteuse et comédienne à la voix grave, qui a récemment subi une opération du cœur, explique ainsi avoir quitté le domicile de sa mère alors qu'elle était encore mineure, des rêves de luxure plein les yeux : "Pourquoi aurais-je dû accepter une petite vie désargentée alors que, de l'autre côté de la rue, paradaient des gens bien habillés ?". Elle rejoint à 17 ans son père outre-Manche : "Je voulais aller où ça brillait. De toute manière, je n'ai jamais été très famille". Au point que cette "championne de la retouche photo" ne fait pas le déplacement pour lui rendre un dernier hommage.

Amanda Lear sur sa mère : " Je l'avais placée dans un Ehpad assez luxueux, 3 000 ou 4 000 euros par mois"

"J'étais en tournée. Si j'ai des regrets ? Non", assène l'artiste. Avant de préciser : "Ma mère a eu une vieillesse sympa. Je l'avais placée dans un Ehpad assez luxueux, 3 000 ou 4 000 euros par mois, avec minibar et écran plat. Je pense que je me suis bien comportée, j'avais promis de m'occuper d'elle, je l'ai fait, je n'ai rien à me reprocher de ce côté-là". Elle conclut : "Non, parce que si, en plus, on doit développer un sentiment de culpabilité au prétexte qu'on n'accompagne pas personnellement ses géniteurs jusqu'à la fin, où va-t-on ?". De sa mère, le grand public sait d'ailleurs peu de choses. Dans l'ouvrage, la muse de Salvador Dali précise rapidement qu'elle avait "du sang russe, oriental".



mardi 3 mai 2022

Amanda Lear ... A DALÌ DISSI CHE PREFERIVO MAGRITTE ....

 “A DALÌ DISSI CHE PREFERIVO MAGRITTE. LUI LO DISPREZZAVA, ERA GELOSO, DICEVA CHE ERA SOLO UN PICCOLO ARTIGIANO” – AMORI E BOLLORI DI AMANDA LEAR: "HO SEMPRE AVUTO UOMINI SQUATTRINATI. TUTTI, MAI AVUTO UNO RICCO. ANZI NO, UNO L'HO AVUTO, ERA L'EREDE DELLA DINASTIA TEDESCA DEGLI OPEL, MI AVEVA REGALATO UNA ROLLS ROYCE. MI CI VEDE, A GUIDARE UNA ROLLS ROYCE PER LE VIE DI LONDRA? MOLTI RAGAZZI GIOVANI MI FANNO ANCORA LE AVANCES E IO..."

Piero Degli Antoni per “il Resto del Carlino”


Amanda Lear, lei a gennaio ha subito un'operazione al cuore. Le hanno sostituito una valvola. È vero che l'ingresso all'ospedale non è stato così piacevole ?


«Sono arrivata lì con la mia valigetta, e l'addetta alla reception, dopo avermi fatto compilare tutti i moduli, mi ha chiesto un assegno. 'Ma come ?', ho detto io.

'Non ho neanche visto la stanza... ' 'Non si sa mai', ha risposto lei. Un mese fa ho partecipato a una festa a Parigi per l'abolizione delle mascherine, c'era Carla Bruni, c'era Jean Paul Gautier, tutti 'Ciao, ciao darling!', baci e abbracci. Risultato: ci siamo tutti presi il Covid. L'ho passato abbastanza bene, ma la stanchezza e la mancanza di appetito ci sono ancora».

Parlando di muscolo cardiaco, quale è la sua canzone del cuore ?

«Ho registrato centinaia di canzoni, e 20 album, non sono dei capolavori, lo so. Potrei dire 'Follow me' o 'Sphinx', ancora adesso non sono male. Come tutti gli artisti ho dovuto fare tormentoni che vendessero. Adesso ho fatto un disco come omaggio alla canzone d'autore francese».

Il suo artista del cuore ?

«Joaquim Patinir, ci sono dei quadri bellissimi al Prado. A Madrid, quando ci andavo con Salvador Dalì, stavamo in un albergo proprio di fronte al Prado. Di pomeriggio lui immancabilmente faceva la siesta. Così attraversavo la strada e andavo al museo. Benché l'abbia frequentato per 15 anni, i quadri di Dalì non mi piacciono, preferisco De Chirico o Magritte. Lui disprezzava Magritte, era geloso, diceva che era solo un piccolo artigiano».

Il suo film del cuore ?

«Sono sempre impazzita per i musical americani. Quando stavo a Parigi c'era un cinema che faceva delle intere giornate dedicate ai musical, ogni sera andavo a vedere Gene Kelly, Fred Astaire, Judy Garland, Vincent Minnelli. Mi vedevo quattro o cinque film di seguito, entravo alle 8 e uscivo alle 4 di mattina. Erano film in technicolor, e il technicolor non ha dei colori reali, io poi mi fumavo le canne e vedevo tutto in technicolor...La mia cultura cinematografica è tutta lì, quando vado al cinema non voglio soffrire né piangere, mi voglio divertire. Lo scopo di un artista è farti sognare».

Il suo libro del cuore ?

«Ora non leggo più tanto come una volta. Adoro Agatha Christie, mi è piaciuto molto anche 'Profumo' di Suskind. Quando ero una figlia dei fiori leggevo molti libri di esoterismo, le poesie di Khalil Gibran, i libri di Paolo Coelho».

Il suo uomo del cuore ?

«Mio marito (Alain-Philippe Malagnac d'Argens de Villèle, morto nel 2000 in un incendio, ndr). Nella vita ci si innamora una volta sola, se quell'amore sparisce ci possono essere altri piccoli amori, passioni che durano un po' e poi finiscono. Sento ancora la sua mancanza. Il mio grande amore adesso è per me stessa, ho imparato ad accettare i miei difetti. Faccio quello che voglio, sono asociale, selvaggia, mangio quando voglio, mi vesto come voglio. Tutte le donne dovrebbero scoprire questa indipendenza».

Ha parlato di difetti. Qual è il suo peggiore ?

«Sono incredibilmente gelosa non solo in amore, ma anche nelle amicizie. E poi ho l'ossessione del controllo, penso sempre che io farei meglio di chiunque altro. Quando viene la donna delle pulizie, dopo controllo ciò che ha fatto e non sono mai soddisfatta. Per questo non ho mai voluto un manager».

È vero che nel suo testamento ha lasciato tutto ai gatti ?

«Ma è una fake news! Non è possibile lasciare l'eredità ai gatti. Si può lasciare a una fondazione, già collaboro con un'organizzazione che sostiene il diritto a morire dignitosamente. Sostengo l'eutanasia. Macron aveva promesso che si sarebbe occupato del problema ma, come con tutte le altre promesse, non ha fatto niente. Ancora adesso ci tocca andare a Zurigo per poter morire in pace.

Per quanto riguarda l'eredità, voglio lasciare tutto a posto. Dei miei quadri non so cosa faranno, non sono all'altezza di finire in un museo. Ma dipingere è il segreto del mio equilibrio, davanti a una tela sono sempre di buon umore. È un lavoro artigianale che fai da solo, non hai bisogno di vestiti, luci, microfoni. Mi evita di andare ogni settimana dallo psicanalista».

Lei è una spendacciona...

«I soldi sono lì per essere spesi. Non capisco quelli che li mettono via per quando saranno vecchi... ma io non sarò mai vecchia! Compro borse, scarpe, viaggi, contribuisco a varie fondazioni. Un diamante no, perché poi cosa te ne fai? Lo lasci in cassaforte. Oppure invito a cena tutti i miei amici, e pago io. Cos' è questa storia che una donna non deve pagare? Perché?»

Ha sempre detto che i suoi fidanzati erano tutti morti di fame...

«Tutti, mai avuto uno ricco. Anzi no, uno l'ho avuto, era l'erede della dinastia tedesca degli Opel, mi aveva regalato una Rolls Royce, di un blu celeste metallizzato. Mi ci vede, a guidare una Rolls Royce per le vie di Londra? I miei amici mi prendevano in giro. Preferisco i ragazzi che fanno un lavoro manuale, che conoscono il valore dei soldi, che non li hanno ereditati da papà».


 Molti ragazzi giovani le fanno ancora le avances...

«Il mondo è cambiato, i ragazzi di oggi sono più sfacciati, hanno il coraggio di avvicinarti e dirti 'sei bella, mi piaci'. Una volta c'era la barriera sociale, adesso non più, soprattutto grazie alle discoteche, dove si mescolano vip, star, gente comune, ricchi, poveri. Oggi viviamo in una società dell'immediatezza, tutto deve avvenire subito, una volta si corteggiava, adesso si vuole subito una donna, si vuole diventare subito famosi».

E alle avances dei ragazzi come reagisce ?

«Sono lusingata. Ci hanno fatto credere che, passata una certa età - 40-50-60 - le donne scadessero come lo yogurt. Invece questi ragazzi ti trovano ancora bella e attraente. Anche se poi non si conclude niente, ognuno torna a casa sua, è bello sapere che qualcuno si interessa ancora a te».

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dimanche 6 mars 2022

Amanda Lear: « Quelli che mi accusavano di essere un uomo sono come i terrapiattisti »

 Amanda Lear: «quelli che mi accusavano di essere un uomo sono come i terrapiattisti»

Intervista a La Stampa per un documentario sulla sua vita: «sono stata la prima vittima delle fake news e dei complottisti. Tutte le palle che si raccontano da Barbara d’Urso»

Contempla il suo giardino fiorito, nella casa in Provenza: «Anche l'albicocco ha messo i fiori. È troppo bello». Reduce da un'operazione delicata a Zurigo («Mi hanno messo una valvola cardiaca nuova»), Amanda Lear si rilassa. O almeno ci prova. «Il dottore mi ha detto di stare a riposo per 2-3 mesi, ma io sono sempre piena di energia. La prossima settimana andrò a Roma da Mara Venier». 

Intanto, nei giorni scorsi, su Arte, la tv franco-tedesca (degli intellettuali, badate bene), è passato un documentario dal titolo «Queen Lear: le vite di Amanda Lear», del regista tedesco Gero von Boehm, in programmazione presto su Rai 2. 



Ma è vero che perfino la première dame, Brigitte Macron, l'ha chiamata per prendere notizie ? 

« Sì. Nei mesi scorsi ho recitato in teatro a Parigi con Michel Fau e lei è un'amica di quest' attore. Una sera Brigitte è venuta a vederci con Emmanuel Macron. Noi quattro, poi, abbiamo cenato in un ristorantino lì vicino. Abbiamo parlato di arte, musica, teatro. Io non discuto mai di politica. Lei è simpatica, molto colta. Ha una figlia che è cardiologa e, quando ha saputo che avevo dei problemi al cuore, ha organizzato una visita, perché potesse consigliarmi. Quando ero ricoverata, mi ha chiamato. È molto carina ». 

Nel documentario vengono fuori novità. Ad esempio, un'Amanda da giovane timida e silenziosa

« Ero complessata. Non mi piacevano i miei denti. Ero magra, troppo alta ». 

Quando iniziò ad avere più fiducia in sé stessa ? 

« Il giorno in cui incontrai Catherine Harlé, direttrice di un'agenzia di modelle. Io ero andata a bere una cioccolata calda al Café de Flore. Abitavo lì, a Saint-Germain-des-Près. Non avevo un soldo, ero studentessa delle Belle Arti. Mi chiese se volessi fare la modella. Fui sorpresa. Le dissi che non ero bella come le mannequin che si vedevano sui giornali. Pensavo a Twiggy, Veruschka, donne pazzesche ». 



Cosa fece ? 

« Accettai e diventai una mannequin famosa. Nel documentario si vedono le mie sfilate, una davanti a Elisabeth Taylor. Così forse in Italia la smetteranno di dire che tutto questo non è vero o che ho inventato le mie relazioni con Salvador Dalì o David Bowie: tutte le palle che si raccontano da Barbara d'Urso. Lì ci sono i filmati dell'epoca. Ho autorizzato il progetto anche per mostrare ai francesi quello che ho fatto in Italia, in particolare un programma all'avanguardia come "Stryx", sulla Rai, nel 1978. Io, Grace Jones e Patty Pravo eravamo le streghe sexy ». 

Da giovane modella iniziò a sentirsi bella ? 

« Non mi sono mai sentita bella, neanche oggi. Quel mestiere mi consentì di viaggiare. Anche a New York, dove la notte uscivo con Andy Warhol e la sua banda, andavamo al Max' s Kansas City. Lì conobbi Nico, che era la musa dei Velvet Underground. Mi propose di dormire a casa sua. Che persona interessante, ma era matta come un cavallo. Poi finì male, dimenticata. Si drogava, si è persa ».

Dalla droga ci è passata pure lei ? 

« Come tutti. Allora, se non fumavi neanche una canna, ti guardavano male. Poi prendevamo le anfetamine. Fu Dalì che mi aiutò a uscirne. Io gli spiegavo che, quando ero drogata, sballavo, vedevo gli arcobaleni. E lui mi faceva notare che li avrei visti anche bevendo un bicchiere d'acqua minerale. Non era necessario. Bastava aprire gli occhi e capire la bellezza di un raggio di sole ».



Nel documentario vengono fuori le sue foto senza veli per Playboy nel 1978

« Forse si poteva evitare, è pur sempre televisione ».

 Ma, vedendo quelle immagini, come si poteva in quegli anni sospettare che lei fosse un uomo ? 


«È la stessa ragione per cui qualcuno continua a dire che la Terra è piatta. Io sono stata la prima vittima delle fake news e dei complottisti. Dicevano che quelle foto erano ritoccate. La gente sparlava di me pensando forse di distruggermi. E invece hanno contribuito alla mia fama. Ecco, do questo consiglio alle vittime delle fake news di oggi sui social: utilizzatele a vostro vantaggio». 


 Il suo personaggio pubblico corrisponde alla sua vera natura ? 

« Per niente. Sono come Dalì: dottor Jekyll e Mister Hide. In lui c'erano due personaggi schizofrenici: uno privato, adorabile, intelligente, colto. E l'altro pubblico, antipatico e odioso. So benissimo cosa vogliono da me, recito una parte. Poi ritorno a casa mia, mi tolgo il trucco, vivo coi miei gatti e miei olivi. Sono molto più angosciata e solitaria ». 

La vera Amanda è più buona o cattiva ? 

« Né l'uno, né l'altro. Amanda Lear è semplicemente noiosa! (ndr, grande risata) ».

Leonardo Martinelli per “la Stampa”




lundi 28 février 2022

Amanda Lear: Paradigma indiscusso della Star ...♥

 Amanda Lear: Paradigma indiscusso della Star 

In esclusiva per “Cineincanto” Amanda Lear, un’icona mondiale.

di Carlo Fenizi ....




Chi ha incontrato Amanda Lear sa che quando c’è, l’ambiente attorno a sé si trasforma, stregato dal suo charme arcano e dalla sua bellezza statuaria. Una vita piena di tante vite che presto diventerà un film. Diva internazionale: cantante, attrice, pittrice, attraversa la realtà con gli occhi di chi è capace di andare oltre i sogni e coglierne il segreto. Procede con fiducia in un destino che le ha riservato quella polvere di stelle che il suo David Bowie cantava e che solo pochi possono sentire tra le dita. Venerata ovunque, Amanda appartiene al mondo. Ha trionfato in tutto ciò che ha fatto e, con ironia e profonda consapevolezza, ci lascia ancora una volta incantati dinnanzi alla sua misteriosa presenza e alla sua affascinante vivacità intellettuale.



Amanda attrice di cinema nasce interpretando un extraterrestre in “Ne jouez pas avec les Martiens” di Henry Lanöe (1967) ti ricordi?

Sì (ride, ndr). Facevo ancora la modella e per questa commedia francese, ambientata in un paesino invaso dagli extraterrestri, avevano bisogno di ragazze alte con un fisico statuario per interpretare delle marziane. Mi ricordo queste lenti a contatto pesanti e fastidiose, molto diverse da quelle di oggi. Poi, poco dopo, ho fatto una cosa per la televisione La Vie de Jules Massenet (1973) sulla vita del compositore. Un film in costume in cui interpretavo una delle sue donne. Ero molto giovane e quando rivedo queste prime esperienze mi trovo veramente ridicola. Il cinema lo vedevo da lontano. All’epoca tutte volevano fare le attrici, io no, non avevo nessuna ambizione. Volevo una vita tranquilla, essere una pittrice e vivere in campagna. Il destino, poi, ha voluto per me un percorso diverso, ha voluto spingermi nella strada dello spettacolo, quasi per forza. Però, essendo una pittrice e amando il mondo delle arti visive, come spettatrice di film, ero molto costante e appassionata. Andavo quasi tutti i giorni al cinema. Vivevo a Londra e frequentavo molto la Cineteca con gli amici, con Bryan Ferry dei Roxy music, per esempio. Lui era un appassionato di cinema classico hollywoodiano. Ero affascinata dai colori vividi e infiammati del technicolor.


In Francia ormai da anni, hai un glorioso percorso di attrice, cinematografica e teatrale e sei stata nel cast di alcuni film qui in Italia ultimamente. Domanda comune e controversa, ricorrente nelle mie interviste, a cui mi approccio come fosse una specie di indagine statistica: teatro o cinema ?

Io sono convinta che il vero mestiere dell’attore è il teatro. Salire sul palcoscenico, senza microfono, ricordarsi tutto un testo e dare inizio ad un’interpretazione significa essere un attore. Il cinema è un’altra cosa, con la sua magia, ma è tutto diverso. Mi è capitato, per esempio, di recitare in film in cui dei colleghi non sapevano neanche a memoria la propria parte. È insopportabile. Nel cinema ci sono continue interruzioni ed è difficile concentrarsi, soprattutto per chi, come me, fa e ama il teatro. In qualche modo ammiro molto quegli attori che riescono a mantenere la concentrazione senza farsi intaccare da tutti quegli ostacoli tecnici. Nel teatro sali su quel palco, un’ora e mezza o due ore e non puoi tirarti indietro. Non puoi sbagliare, non puoi rifare. È una cosa molto più rischiosa e spaventosa, ma è molto più eccitante. Adoro lo spettacolo dal vivo e per questa ragione, nel cinema, mi piacciono tutti quei registi che lavorano con i piani sequenza.



Da poco tempo interpreti a teatro, con grande successo, il ruolo di Joan Crawford nello spettacolo francese “Qu’est-il arrivé à Bette Davis et Joan Crawford?” Una diva che interpreta una diva, dal cinema al teatro, raccontando il dietro le quinte del cinema. Com’è andata ?

Ultimamente avevo deciso di non fare più commedie. Forse dopo questi due anni di chiusura e malinconia sentivo di non voler fare spettacoli in cui dovevo far ridere. Poi mi hanno proposto questo spettacolo basato sulla lavorazione del film “Che fine ha fatto baby Jane?” in cui avrei dovuto interpretare Joan Crowford. Non mi ci vedevo con una parrucca nera a recitare una vecchia star di Hollywood, alcolizzata e sul viale del tramonto. Poi mi hanno convinta. Ho capito che poteva essere interessante, per una volta, non interpretare la biondona seduttiva ed entrare in un personaggio vulnerabile, dal fascino decadente. Devo dire che è stata un’esperienza incredibile. Joan Crowford e Bette David erano due miti che già adoravo. Bette Davis, in particolare, ho sempre creduto fosse la migliore attrice di tutti i tempi. Interpreto la Crowford, attrice glamour che andava a letto con tutti i registi, bisessuale e dissoluta. Quando uscì il film a cui si ispira lo spettacolo, la loro carriera era già in declino e, per le due attrici, fu duro ritornare sul set insieme, dopo anni di storica rivalità, per interpretare due sorelle con situazioni simili a quella che era stata la realtà. Si odiavano, ma avevano capito che questo film poteva essere la loro salvezza e il loro ritorno al cinema. Lo spettacolo approfondisce il dietro le quinte del film, con tutti i feroci scontri tra le due dive. Mi sono molto divertita. Abbiamo avuto ottime critiche e a Parigi è venuto anche Macron con la moglie. In Francia sono molto apprezzata come attrice, a teatro e al cinema, in Italia, invece, sono ancora relegata al mondo televisivo e musicale. Mi piacerebbe avere l’opportunità di farmi conoscere in senso attoriale anche dal pubblico italiano. Eppure, all’inizio, molti registi italiani mi dicevano che avrei dovuto fare teatro e cinema. Patroni Griffi e Bolognini per esempio. Se le viene data la possibilità, Amanda Lear è capace di togliersi le ciglia finte e vestire i panni di una barbona.




Io sono un appassionato di tutti quegli artisti spagnoli, pittori e registi che hanno abbracciato il surrealismo. Amanda pittrice in qualche modo risente, nei suoi quadri, di una certa vena surrealista. Mi sbaglio? Partendo da questa mia osservazione, c’è, secondo te, una relazione tra il surrealismo, il tuo periodo con Salvador Dalí e la tua vita di artista e di donna ?

Io penso di sì. É tutto legato attraverso il mondo del sogno che nei miei quadri è molto presente. Il surrealismo di Salvador Dalí mi faceva paura, i suoi incubi, le sue ossessioni sessuali, le sue paure. Il mio è spontaneo, è un modo naturale di raccontare la realtà. Anche quando i soggetti sono realistici, senza accorgermene, il risultato finale sembra uscito da un sogno. In questo mi sembra che tutta la mia vita sia andata così. Come se un qualcosa di magico e onirico mi avesse guidato. In questo senso, ho lasciato molto spazio e ascolto al destino. Credo molto alle teorie di Carl Gustav Jung, alle coincidenze, al caso, all’istinto. Se siamo attenti, la vita ci guida in una direzione molto precisa e ciò che sembra una coincidenza trova delle spiegazioni. I dettagli di tutti i giorni, le piccole cose, il caso, ciò che risiede al di là dello specchio, possono essere una porta per ricevere messaggi. Bisogna aprire gli occhi. La maggior parte dei surrealisti assumeva sostanze, Dalí non lo faceva. Lui credeva solo nel potere dell’immaginazione. Mi rimproverava quando io facevo la “figlia dei fiori”. Mi diceva: bevi un bicchiere d’acqua e vedrai le stesse cose. Mi ha insegnato che l’universo parallelo alla realtà è un modo di percepire le cose, ha solo bisogno di essere allenato. In Spagna e in America latina è molto sentito questo approccio nel cinema, nella letteratura e nell’arte, ma anche in Italia, forse in forma più poetica e sottile. Penso ad Antonioni, per esempio, che non era certo un surrealista, però poteva trasmettere la sensazione del sogno attraverso la sua poesia. Hitchcock, che amo, a modo suo ha ricreato quella dimensione nel film “Vertigo” (“La donna che visse due volte”, 1958). Aveva lavorato anche con Dalí in un film degli anni quaranta con Ingrid Bergman. C’era una sequenza importante in cui lei aveva un incubo e il regista chiese una consulenza a Dalí per la messa in scena. Quando mi parlava di queste collaborazioni, tra tante altre anche con Walt Disney, ero affascinata dai suoi racconti. Io e Salvador incontrammo Hitchcock a Parigi, in un ristorante. Improvvisamente sentii la sua voce che diceva” Hello, Mr. Dalí, do you remember me?”, mi girai e vidi il suo profilo inconfondibile. Fu meraviglioso.


David Bowie fu, in qualche modo, il responsabile dell’inizio della tua carriera musicale…

Anche lui era un appassionato di cinema.


Da lì in poi c’è stata una lunga serie di successi tra cui “Tomorrow” che tu, però, non ami molto. Un giorno mi dicesti che “Follow me” è il tuo pezzo preferito. Perché ?

Io ho cantato canzoni disco di successo che, come molte altre che andavano in voga all’epoca, erano progettate per far ballare e spesso non avevano nessun senso. Io, invece, ci tenevo a fare un pezzo che avesse un testo con un suo senso artistico. Nacque così Follow me. 




É stato anche usato per la colonna sonora del film “Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallée (2013)… 

Sì, c’è una scena musicale abbastanza lunga con questa mia canzone. Il film ha ricevuto tre Oscar. “Follow me” nasce dalla cultura tedesca. É la storia di Faust. Ti dà la felicità, la fama e i soldi ma ti ruba l’anima. Ovviamente nessuno ha capito di cosa si trattasse (ride, ndr). Figurati se negli anni ottanta, in discoteca, la gente faceva caso alle parole! Non fregava niente a nessuno (ride, ndr). Scherzi a parte, un po’ mi dispiaceva. La disco music era solo un ritmo e a me sarebbe piaciuto fare canzoni con un po’ più di spessore.

Però “Follow me” ebbe un grande successo…

Beh ci ho pagato l’affitto (ride, ndr). Ho scritto tantissime canzoni. “The Sphinx” e “Lady in Black”, per esempio, mi piacevano molto. Alla fine, però, avevano successo brani come “Tomorrow”, il peggiore di tutti.


É vero che la tua vita è già un documentario e presto sarà un film ?

La rete tedesca Arte ha realizzato questo documentario di un’ora che in Italia uscirà su Rai2. Racconta la mia vita e la mia carriera. Questa cosa mi sa tanto di cimitero…(ride, ndr). Si vedono dei pezzi del programma italiano Stryx e di altri programmi tedeschi. Ci sono documenti dell’epoca: io giovanissima con Dalí e David Bowie. Mi sarebbe piaciuto, però, che avessero approfondito anche la mia pittura e il mio lavoro d’attrice, ma si sono concentrati più sulla mia carriera musicale. In compenso una produzione americana sta producendo, in modo più strutturato, un film vero e proprio sulla mia vita, una specie di biopic. É strano vedere qualcuno che interpreta te stessa. Mi è capitato già. In vari film sulla vita di Dalí c’erano attrici che interpretavano me, che non mi assomigliavano per niente e che dicevano cose che non ho mai detto (ride, ndr).

In questo caso è un film sulla tua vita e la tua vita è veramente un film…

Sì, anche se non sono ancora morta (ride, ndr).


 

La vita ti ha permesso di esprimerti in più arti, ma io credo che ci sia sempre una gerarchia. In modo, forse, un po’ naif ti chiedo: cosa ti è piaciuto fare di più? Cantare, recitare, dipingere ?

Dipingere è una cosa che si fa in solitudine. Cantare e recitare dipendono da altri, da tutta una macchina che si muove attorno. Dipingere è come scrivere. Sei sola davanti a una tela bianca. Ti spogli completamente dalle sovrastrutture. É un processo intimo. Viene da dentro. Questo mi piace molto. Adoro cantare e recitare, ma c’è di mezzo la tecnica, la tecnologia e un team di persone. A volte registro un pezzo e neanche riconosco la mia voce. Mi dico: “allora so cantare” (ride, ndr). L’arte pittorica, invece, scorre nelle mie mani, in modo artigianale, antico, con l’olio di lino e le macchie dei colori. Devi aspettare, far asciugare, cambi idea, ci rimetti nuovi colori. É una cosa lunga e quando partorisci l’opera ti rendi conto che è veramente un figlio, il frutto di una mano materna.

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vendredi 21 janvier 2022

Sommes nous à l'antenne avec Amanda Lear !

 

Animé par Arman Naféei, créateur de ARE WE ON AIR ?


 
Suivre AMANDA LEAR à travers la bande originale de sa vie est un pur plaisir. De ses rêves d'être peintre qui l'ont amenée à se lier d'amitié avec SALVADOR DALÍ, à se créer un personnage sauvage inspiré de SUPERWOMAN, à tenir une vraie PANTHER vivante en laisse pour la couverture de For Your Pleasure de ROXY MUSIC, Lear est une icône absolue pour être pionnière. sa propre voie sans demander la permission - l'EXPITOME du CHARISME.
Rejoignez Arman et Amanda dans cet épisode qui DÉMARRE LA SAISON 3 sur le tempo absolument UNAPOLOGETIC de DISCO optimiste. Plus que disco, nous apprendrons de la REINE elle-même ; dès ses années d'école d'art, vivant dans le quartier latin de Paris. Conteuse née, Lear partage la trajectoire de sa carrière musicale à partir du moment où DAVID BOWIE a remarqué la beauté de sa voix et l'a encouragée à CHANTER, à suivre son propre chemin sans regarder en arrière et à enregistrer FOLLOW ME à Munich.



Contrairement à la musique, c'est le processus continu de la peinture qui inspire le plus Lear et la rend heureuse. Elle le dit le mieux avec ses propres mots : « parce que je peins, je me sens beaucoup plus équilibrée. La peinture m'a beaucoup aidé. Sinon, comme tout le monde, je devrais me droguer. Si quelqu'un peut raconter une histoire avec GUSTO TO SPARE, c'est bien Lear. Des oreilles captivantes depuis des générations, c'est une standing ovation pour l'Episode 55 de la saison 3 avec AMANDA LEAR.


Arman Naféei, créateur de ARE WE ON AIR....Ancien directeur d'ambiance au Château Marmont à Los Angeles



Amanda Lear: “Sanremo? Dopo il bidone ai Maneskin non ci sarò”

 Amanda Lear: “Sanremo? Dopo il bidone ai Maneskin non ci sarò”

Amanda Lear ci racconta del suo intervento al cuore, dei suoi progetti futuri, di Sanremo. E smentisce le notizie su lei e Charlene di Monaco

Amanda Lear a è stata operata al cuore in una clinica a Zurigo e ora è più in forma che mai, come aveva già mostrato nella foto dall’ospedale, condivisa sul suo profilo Instagram.


Si vociferava di un incontro segreto con Charlene di Monaco, anche lei ricoverata in Svizzera, ma la musa di Dalì smentisce . Nel suo futuro ci sono numerosissimi progetti, ma non Sanremo. Tutta colpa di quell’incomprensione coi Maneskin...

Andrai quest’anno al Festival di Sanremo?

Sanremo non è in programma. Ho visto che sono state scelte cinque soubrette molto diverse tra loro, per affiancare Amadeus. Quest’anno non mi hanno invitato come ospite dopo il bidone che ho tirato ai Maneskin nel 2021. Ma non è stata colpa mia, non ci siamo capiti. Sarà per un’altra volta. Comunque ci sono altri progetti, fra l’altro un bel documentario per Rai 2, realizzato dalla Rete tedesca Arte e che sarà presentato il 18 febbraio al Festival del Cinema di Parigi.

Dell’intervento al cuore cosa ci dici?

Ero pazza di gioia dopo l’intervento. Mi hanno messo una valvola nuova nel cuore attraverso un piccolissimo buco nell’arteria. Grazie a questa operazione ho subito avuto più ossigeno nel sangue e ho respirato meglio. Pazzesco, è una nuova tecnica inventata da due cardiologi francesi. Non ho nemmeno la cicatrice. Però, il disagio c’è stato con l’anestesia totale. Avevo un tubo in gola e per un paio d’ore sono stata incosciente. Il risveglio è stato un momento difficile, così come i giorni successivi all’intervento sono stati faticosi. Però, adesso sto bene, sono in gran forma, piena di energia e di progetti.

Amanda Lear dopo l’intervento al cuore

È vero che mentre ti trovavi a Zurigo per l’operazione hai incontrato Charlene di Monaco?

È una notizia totalmente falsa che si sono inventati. Non conosco Charlene e non l’ho mai incontrata, né a Zurigo né a Monaco. Sono le solite palle dei giornali di gossip.



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jeudi 20 janvier 2022

AMANDA LEAR - "EIN KUNSTWERK" ALS JUNGE ODER MÄDCHEN GEBOREN ?

 Paris - Amanda Lear, Disco-Königin, Muse, Moderatorin, Mannequin, Künstlerin! Eine beeindruckende, androgyne, noch immer wunderschöne Frau: "ein hübsches Skelett", wie es Dali ausdrückte...

Amanda Lear and Genius Dali

... ihr Leben ist eine Schöpfung. Sie trug als Erste den Minirock in den 60ern über die Laufstege, oder nicht? Sie lebt (noch immer) so viele Leben - und jetzt endlich kommt IHRE Wahrheit, IHRE Doku - gemacht für sie und mit ihr von Gero von Böhm (67) für ARTE.

Die weltbekannte Discoqueen hasste Discomusik und musste doch für lange Jahre die Queen spielen... besonders in Italien.

Sie war in ihrer Jugend kein bisschen selbstbewusst, wie sie sagt, empfand sich als hässlich. Wann und wo sie geboren wurde, ist noch immer ein Rätsel (angeblich zwischen 1946 und 1950).

Amanda selbst befeuert ihren Lebenslauf, indem sie nichts verrät von Kindheit oder Jugend. Im Gegenteil, sie spielt inzwischen 70 Jahre lang mit diesem einzigartigen Image !

Amanda Lear: In Italien gefeierter Discostar - und auch im Osten im "Kessel Buntes" ein Hit

Wir tauchen tief ein in "IHRE" Welt. Sie plaudert drauflos - ein kunstvoller Wasserfall voller Augenblicke in einen Trubel aus Leben mit Promis... Brian Ferry von Roxy Music, Brian Jones (Rolling Stone) oder David Bowie - keiner kam an ihr vorbei.

Amanda Lear "blättert" sich durch ihr Leben - und zeigt stolz, dass sie einst auch auf einem "Roxy Music"-Cover posierte.  © Teo Sizun/ARTE

Kurz: Sie ist eine der geheimnisvollsten Ikonen der Popwelt, Ruhm um jeden Preis war immer ihr Credo. "Queen Lear" erzählt uns von ihren vielen Stationen.

Anekdoten wie, dass man ihre Stimme pimpen musste - mit Zigaretten und Whisky, bis sie einst endlich tief in der Nacht um 4 Uhr die "richtige Stimme", die tiefe Stimme aufs Band brachte.

Amanda Lear und Regisseur Gero von Boehm (67) drehten gemeinsam IHRE Doku.  © instagram/amanda.lear


Androgyn und "weiße" Discoqueen

In Deutschland wurde sie in den 70er-Jahren mit Songs wie "Follow Me" bekannt.

Was wenige wissen: Zunächst studierte sie Kunst in Paris und London und arbeitete dort als Model.

Sie trifft Salvador Dalí, wird seine Muse und "lernt von ihm insbesondere die Kunst der Selbstinszenierung".

In ihrer Zeit in London läuft sie Modenschauen für Mary Quant und platziert sich immer geschickt dort, wo Kreativität und Partyleben pulsieren.

Es sind so schicksalhafte Begegnungen und Beziehungen zu "Berühmtheiten", die ihren Lebensweg säumen.

Sie wird "die weiße Disco-Queen mit ultratiefer Stimmlage" und undefinierbarem Sex-Appeal. Ist sie eine Frau oder ein Mann – Amanda Lear pflegt selbst das Spiel mit dieser Verwirrung.

Anfang der 1980er-Jahre dann moderierte sie in Italien auf Berlusconis (85) "Canale 5" mehrere Sendungen, später beim TV-Sender RAI.

Die Zuschauer lieb(t)en sie für ihre Ausstrahlung, Schlagfertigkeit und Ironie – und für das Geheimnis, das sie nach wie vor umweht. In Deutschland wurde sie kurze Zeit Gastgeberin bei "Peep!", was sie bereute.

Zu Wort kommen unter anderem Modeschöpfer Jean Paul Gaultier (69), die Schauspielerin Macha Méril (81), der DJ Michel Gaubert und der Fernsehautor Salvo Guercio (53), Freunde und Weggefährten versuchen, das Geheimnis der vielen Leben von Amanda Lear zu ergründen.

Amanda Lear - Disco-Ikone wider Willen.  © Teo Sizun/ARTE


TV-Tipp: Das Porträt "Die Leben der Amanda Lear" über die Diva der Disco kommt am 25. Februar bei ARTE um 21.490 Uhr - und ist einen Tag zuvor bereits in der ARTE-Mediathek!

Direct Link from Tag 24 and Von Bjorn Strauss


Amanda Lear – “une œuvre d’art” née garçon ou fille ?

Amanda Lear vit (encore) tant de vies – vient maintenant SA vérité, SON documentaire – réalisé par Gero von Böhm (67) pour ARTE.


Par Bjorn Strauss


Paris – Amanda Lear, Disco Queen, Muse, Animatrice, Mannequin, Artiste ! Une femme impressionnante, androgyne, toujours belle : “un joli squelette” comme disait Dali…


Jouant avec son androgynie, son âge, son art : Amanda Lear (âge exact inconnu…) © Pierre Nativel/ARTE … Sa vie est une création. Elle a été la première à porter la minijupe sur les podiums dans les années 60, n’est-ce pas ? Elle vit (encore) tant de vies – et maintenant SA vérité, SON documentaire arrive enfin – réalisé pour elle et avec elle par Gero von Böhm (67) pour ARTE.

La reine du disco de renommée mondiale détestait la musique disco et a pourtant dû jouer la reine pendant de nombreuses années… surtout en Italie.


Elle n’était pas un peu sûre d’elle dans sa jeunesse, comme elle dit, se sentait laide. Quand et où elle est née est encore un mystère (soi-disant entre 1939 et 1950).

Amanda elle-même alimente son CV en ne révélant rien sur l’enfance ou la jeunesse. Au contraire, elle joue avec cette image unique depuis maintenant 70 ans !

Amanda Lear: Disco star célébrée en Italie – et aussi un succès à l’Est dans les “Kessel Buntes”.

Amanda Lear “retourne” à travers sa vie – et montre fièrement qu’elle a posé une fois sur une couverture de “Roxy Music”. © Téo Sizun/ARTE


Nous plongeons profondément dans “VOTRE” monde. Elle bavarde – une cascade astucieuse pleine de moments dans l’agitation de Celebrity Life… Brian Ferry de Roxy Music, Brian Jones (Rolling Stone) ou David Bowie – personne ne l’a dépassée.

En bref : elle est l’une des icônes les plus mystérieuses du monde de la pop, la célébrité à tout prix a toujours été son credo. “Queen Lear” nous parle de ses nombreuses stations.

Des anecdotes comme le fait que sa voix a dû être pimpée – avec des cigarettes et du whisky, jusqu’à ce qu’elle obtienne enfin la “bonne voix”, la voix profonde, sur bande à 4 heures du matin au plus profond de la nuit.

Reine du disco androgyne et “blanche”

En Allemagne, elle s’est fait connaître dans les années 70 avec des chansons comme “Follow Me”.

Ce que peu de gens savent : elle a d’abord étudié l’art à Paris et à Londres et y a travaillé comme mannequin.

Elle rencontre Salvador Dalí, devient sa muse et “apprend particulièrement auprès de lui l’art de l’autoportrait”.

Pendant son séjour à Londres, elle parcourt des défilés de mode pour Mary Quant et est toujours habile à se positionner là où la créativité et la vie de fête prospèrent.

Ce sont ces rencontres et ces relations fatidiques avec des “célébrités” qui jalonnent leur chemin dans la vie.

Elle devient “la reine blanche du disco à la voix ultra-grave” et au sex-appeal indéfinissable. Est-elle une femme ou un homme – Amanda Lear joue elle-même avec cette confusion.

Amanda Lear ne semble pas vieillir… En 2021 elle sort un nouveau tube avec “MORE”. © instagram/amanda.lear

Au début des années 1980, elle présente plusieurs programmes en Italie sur “Canale 5” de Berlusconi (85), puis sur la chaîne de télévision RAI.

Le public l’aimait pour son charisme, sa vivacité d’esprit et son ironie – et pour le mystère qui plane encore autour d’elle. En Allemagne, elle a brièvement animé “Peep!”, ce qu’elle a regretté.

Le couturier Jean Paul Gaultier (69 ans), l’actrice Macha Méril (81 ans), le DJ Michel Gaubert et l’auteur de télévision Salvo Guercio (53 ans) ont leur mot à dire, amis et compagnons tentent de percer le secret des multiples vies d’Amanda Lear.

                                Amanda Lear – Icône Disco Volonté plus large. © Téo Sizun / ARTE


Astuce TV : Le portrait “The Lives of Amanda Lear” sur la diva du disco arrive le 25 février sur ARTE à 21h490 – et est déjà à la veille Médiathèque ARTE!

Photo de titre : Teo Sizun / ARTE

dimanche 16 janvier 2022

L'Icône Amanda Lear, présente son 20e album : "Tuberose"

 L'Icône Amanda Lear, présente son 20e album : "Tuberose" 

                               "Pour moi, l'important c'est d'être Populaire !"



"Mes amis m'ont demandé de chanter en français. Je les ai écoutés ! Après une carrière dans le disco et la variété internationale, je reprends les grands classiques de la chanson française : Gainsbourg, Trenet, Moustaki... J'y crois beaucoup !" Amanda Lear


Amanda Lear, naît le 18 novembre 1950 au Vietnam, d’un père anglais  qui servait dans la marine et d’une mère d’origine asiatique. 



Amanda Lear, aime la musique, le cinéma. Bryan Ferry la veut sur la pochette de l’album culte des Roxy Music et la voilà lancée à Londres. 



Amanda Lear, croise à Londres Freddy Mercury, les Who, Elton John… Et David Bowie, qui la remarque et la pousse à chanter, il tourne avec elle un Midnight Spécial pour la NBC américaine qui devient culte ...

Après 2 ans d’idylle avec Bowie, Amanda Lear signe un 1er contrat discographique avec Ariola, et c’est dans les studios de Munich en Allemagne, qu’elle enregistre ce 1er album mythique : “I am a  Photograph” suivi du célèbre “Sweet Revenge” avec le tube “Follow Me”Succès immédiat !



Amanda Lear en studio enregistrant "La mélancolie" écrit par Miossec pour son album "Tuberose" ... 


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samedi 15 janvier 2022

God save the Queen Lear !

 God save the Queen Lear ! Programmes ....  Gaîté Lyrique #Fame2022 ....

Queen Lear...FAME 2022 - Festival international de films sur la musique de Gero von Boehm



Aux côtés de Salvador Dali, Bryan Ferry, David Bowie, Jean-Paul Gaultier ou en reine du disco, Amanda Lear a toujours voyagé dans la première classe de la pop culture. Un portrait plein d’esprit d’une icône indémodable.



Alors qu’elle étudie la peinture, la jeune Amanda Lear entame, presque par hasard, une carrière de mannequin. Commence alors une épopée qui l'entraîne sur les scènes du monde entier, aux côtés des plus grands artistes de son temps. Muse de Salvador Dali, impériale sur les pochettes de Roxy Music ou en duo avec David Bowie, elle se réinvente sur les conseils de ce dernier en disco queen flamboyante. Et ne quittera plus jamais les sunlights, sans se départir pour autant d’une aura de mystère.

Face à la caméra, Amanda Lear retrace son parcours et ses rencontres. De l’atelier de Dali aux nuits du Palace, des plateaux télé italiens aux podiums des couturiers, tout ce qui approche la Reine scintille des feux de la fête et d’un chic inimitable, à la fois jet-set et populaire. Gorgé d’archives qui offrent une véritable traversée de l’odyssée pop, le film de Gero von Boehm laisse toute sa place au ton si singulier, à l’humour, au détachement amusé, qui font tout le style indémodable de la Queen Lear. 
God save the Queen Lear !

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mardi 4 janvier 2022

Amanda Lear double Edna Mode dans "Les indestructibles 2": "Moi, j’aimerais être invisible"

 Le grand plaisir d’Amanda Lear, qui double Edna Mode dans Les indestructibles 2 : jouer les méchantes, toujours bien mieux habillées que les héroïnes…


On n’interviewe pas Amanda Lear. On assiste à un show. L’esprit vif, le verbe haut, le sourire en coin, elle joue les serveuses ("C’est quoi ça, du whisky ? Ah non, du jus de pomme, ne rêvez pas…"), balance sans avoir l’air d’y toucher, fait preuve d’une logique irrésistible, se montre aussi insaisissable que son âge, bref, elle assure le spectacle. Tout en parvenant à placer des références à Edna Mode, la créatrice de mode snobinarde et hautaine qu’elle double à merveille dans Les Indestructibles 2.


"Quand j’ai fait le premier film, voici 14 ans, on attendait le second. Tous les deux ans, on sort L’âge de glace 2, Madagascar 3… Mais les années passaient et puis rien. Tout le monde me disait qu’Edna Mode, c’était mon meilleur rôle. Il a fallu attendre 14 ans pour avoir la suite. Je me suis dit : Pourvu qu’ils m’appellent. Comme c’est un personnage secondaire, il avait peut-être été supprimé. Mais en fait, non seulement Edna Mode est toujours là, mais en plus, ils l’ont fait évoluer puisqu’elle s’occupe du bébé. Du casting original, je suis la seule que Disney a gardée. Je dois dire que cela m’a fait plaisir. Et cela a confirmé qu’Edna Mode, c’est moi. Alors que je peux vous dire qu’Edna Mode, ce n’est pas du tout moi ! Physiquement, je ne lui ressemble pas, je ne parle pas comme elle, mais elle évolue dans le milieu de la mode (on m’y voit soi-disant beaucoup) et elle incarne un type de femme qui existe aujourd’hui dans la mode, odieuse, Mme je sais tout, mais aussi très sûre d’elle. Ce qu’elle dit, cela ne se discute pas. Elle est péremptoire. Cela existe de plus en plus. Et on me dit que cela correspond à mon caractère. C’est un peu ce qu’on me fait jouer au théâtre, alors que dans la vie, je ne suis pas comme ça : des femmes qui ont le verbe haut, ne se laissent pas faire, n’en ont rien à foutre de tout ce qui arrive. Et c’est un peu le personnage d’Edna Mode. Voilà."

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