Amanda Lear: «Dicono che Brigitte Macron sia in realtà un uomo e lei ne soffre, io le ho detto: lascia fare. Lo scrivevano anche di me, eppure quelle leggende mi hanno aiutata nella carriera»
Direct Article Vanity Fair from Alessia Ferri
Ospite a Verissimo, ha ricordato le voci insistenti sulla propria identità sessuale, e ripercorso molti momenti della sua vita: «Invecchiando ho capito che contano solo salute e amicizia»
Per tutta la sua carriera Amanda Lear ha dovuto fare i conti con la propria identità. O meglio, con quello che gli altri dicevano di essa: è un uomo? È una donna? Pettegolezzi ai quali lei non ha mai dato peso ma anzi, dai cui ha saputo trarre il meglio, ovvero una visibilità planetaria che l’ha resa famosissima in tutto il mondo e fatto decollare la sua carriera, come raccontato nel salotto di Verissimo. «Su di me in certi anni i giornali hanno scritto di tutto, che ero un uomo, che ero incinta. Ogni settimana bisognava trovare un’invenzione nuova ma questo non mi ha mai toccato, anzi, faceva parte della promozione. In parte devo ringraziare queste leggende perché mi hanno aiutato nella carriera e se adesso ho una bella casa, faccio una bella vita e non sono stata dimenticata dopo una canzone lo devo anche a quello».
Non offendersi e prendere il meglio dalle situazioni è sempre stato il suo mantra, che oggi spera di trasferire anche ad altre donne celebri che, complici anche i social, come lei sono bersagliate da tesi fantasiose sul proprio genere. «Oggi c’è questa moda della transvestigation (una teoria del complotto online secondo cui alcune celebrità sarebbero segretamente transgender n.d.r.) che ha colpito anche Michelle Obama e Brigitte Macron ed è assurda». La vicenda di Brigitte Macron è sfociata anche in una denuncia all’influencer americana di destra Candace Owens, che sull'idea che in realtà sarebbe un uomo ha addirittura realizzato un documentario. «Brigitte è una signora carinissima», ha detto Lear, «e soffre per queste voci. Io però le ho detto di lasciar perdere. Più parli di una cosa più aumenta, se non ne parli dopo un po’ arriva un’altra notizia e ci se ne dimentica. La mia filosofia è “lascia fare”».
Una filosofia che da alcuni anni Amanda Lear applica anche al resto della sua vita. «Ho sempre avuto una tendenza maniaco-depressiva, curata anche con dei farmaci ma oggi la sto un po’ superando. Con gli anni ti rendi conto che tante cose non importano. Importano la salute e gli amici veri, tutto il resto, le borse di lusso o essere in prima pagina nei giornali non conta nulla. Io so benissimo che non sono più giovane come prima ma lo accetto».
Nel corso della chiacchierata con Silvia Toffanin Amanda Lear è tornata anche a parlare di due lutti molti forti che l’hanno colpita in passato: la morte in un incidente in auto del suo primo fidanzato Tara Browne e quella del marito Alain Philippe che nel dicembre 2000 rimase vittima di un incendio nella loro casa in Provenza. «La gente pensa che se sei ricca e famosa sei intoccabile ma non è così. Quello è stato un momento terribile ma come tutti ho dovuto sopravvivere. La vita non è finita, la vita è bella anche con le sue tragedie, dobbiamo andare avanti. Mi piace pensare che lui a altri amici che ho perso mi proteggano dall’altro e vogliano che io sia felice».
Spazio infine anche per la polemica con Miley Cyrus, forse rea di aver copiato il suo brano The Sphinx per realizzare Redlights, contenuto nell’ultimo album: «Ancora non si sa se c’è stato plagio oppure no, dei tecnici sono al lavoro per cercare di capirlo. Stasera ho un incontro con un avvocato per decidere se andare avanti o chiudere la vicenda. Vediamo. Sono comunque lusingata che una grande cantante così mi segua», ha detto Amanda Lear, che rivedremo presto al cinema, nel nuovo film di Ferzen Ozpetek «è stata una bellissima esperienza, mi manca molto l’Italia».




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